Non ha mai fatto mistero della sua età, Minnie Minoprio. Anzi. E’ lei stessa a riportarla orgogliosamente nella sua bio che apre il sito ufficiale. Nata a Londra nel 1942, Minoprio è una ottantaquattrenne piena di idee e sogni nel cassetto. La rivedremo presto esibirsi dal vivo sul palco dell’Alexander Platz, il locale capitolino – annoverato tra i cento jazz club più importanti del mondo, secondo il magazine statunitense DownBeat – che dal 1984 ospita le performance live di artisti italiani ed internazionali.
Minoprio non sarà sola sul palco del locale nel cuore del quartiere Prati, a due passi da San Pietro; con lei, infatti, ci sarà un decano della musica jazz del nostro Paese, Lino Patruno – che a dispetto delle sue novanta primavere – non ha affatto perso il suo smalto. L’appuntamento con queste due leggende della musica è fissato per il 9 ottobre con una scaletta di brani intramontabili tratti dal repertorio di musica sia italiana, che internazionale, con successi americani degli anni Venti e Trenta che Minoprio definisce “i primi embrioni del jazz”.

Quella ragazza inglese che conquistò l’Italia
Gli studi all’Art’s Educational School ed all’Accademia di Danza Classica e, subito il debutto, giovanissima – aveva solo quindici anni – al Teatro Colosseo di Londra nella Cinderella di Rogers Hammerstein con Tommy Steel. Dal teatro, alla musica jazz e blues – c’è, persino, il canto lirico nel suo lungo curriculum – Minoprio – un cognome che denuncia chiare origini italiane – venne ribattezzata “le gambe più belle della televisione” nei gloriosi anni Settanta della tv nostrana. Indimenticabili le sue partecipazioni a programmi come Speciale per Noi (1971) con Fred Bongusto e Sai che ti dico (1972) con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Numerosi gli album ed singoli incisi tra il 1969 e il 2009 e diversi ruoli in pellicole per il grande schermo, dove è stata diretta da Carlo Lizzani e Franco Nero.
Per il lei il tempo non passa, riuscendo a conservare quell’energia – e l’aspetto – di una ragazza. L’abbiamo incontrata nella sua casa immersa nella campagna a nord della Capitale dove vive da anni assieme al marito Carlo Mezzano, apprezzato musicista e suo manager – INTERVISTA ESCLUSIVA

Ha fatto un patto con il diavolo. Ci svela il suo segreto?
Nessun segreto (ride). Ho 84 anni ed ho sempre lavorato senza mai fermarmi. Coltivo interessi di vario genere che mi tengono attiva. Oltre alla musica, sono appassionata di arte, mi piace aver cura della casa e dei miei animali. Faccio sport. Tra le mie tante passioni, i mercatini dell’antiquariato. C’è un intero mondo dentro me. E, poi, sono circondata da tanti amici con i quali ci incontriamo spesso. Mai perdere il ritmo.
Tutto è incominciato in un collegio in Gran Bretagna particolarmente all’avanguardia. Aveva già le idee chiare da giovanissima su quello che avrebbe voluto fare da grande?
I miei genitori compresero che ero diversa dalle altre bambine e mi iscrissero all’accademia artistica, dove ho studiato danza, recitazione, canto e quant’altro. All’epoca non mi importava gran che del futuro; mi divertivo tantissimo nelle varie le attività dello spettacolo. Ho seguito semplicemente la mia strada. Tutto è arrivato così, senza pensare.
Cosa ricorda dei primi passi nella tv italiana?
Il mio provino come presentatrice della RAI non l’ho mai dimenticato. Un incubo. Mi chiesero di presentare “Quindici minuti” con il Miles Davis Italiano, Nunzio Rotondo … è stato per me un molto complicato perché parlavo poco l’Italiano e, oltre tutto, non c’era il “gobbo”. Poi, fu tutto in discesa.

Italia e UK, due paesi con tradizioni ed abitudini diverse. E’ stato difficile integrarsi?
Molto. Oggi sarebbe sicuramente tutto diverso. L’Italia di allora era retrograda e misogina. Riflettendoci, lo è un po’ ancora oggi, no? Ma sono riuscita lo stesso e, oramai, sono tanti anni che vivo in questo Paese che amo.
Proprio su quei primi anni in Italia ricorda qualcuno in particolare?
Sono stata scelta a Londra da Walter Chiari e Lelio Luttazzi come soubrette. Walter è stato il capostipite dei grandi improvvisatori, un uomo generoso ed un artista incredibile. Il lancio definitivo verso la celebrità, però, lo ebbi grazie a Don Lurio, ben dieci anni dopo.
C’è qualcosa del nostro Paese che ancora non ha ben compreso … o accettato?
Ogni paese ha le sue pecche, dipende dal carattere del suo popolo.
Correva l’anno 1972. Iconico è diventato il duetto con Fred Bongusto che spesso rivediamo in tv. Come è nata l’idea?
Il mio inserimento nella sigla Quando mi dici così del 1971 era nato da un’idea del regista Antonello Falqui per ravvivare la performance di Fred Bongusto, il quale stava cercando un rilancio in TV. Il successo fu incredibile. Ancora oggi mi meraviglio che quel duetto rappresenti un momento così importante della televisione italiana. La cosa che ricordo di più è l’atmosfera divertente.

Ha scelto di tornare in tv – era il 2023 – partecipando come concorrente a The Voice Senior. Non è mai troppo tardi? Soddisfatta o pentita?
Ero soltanto annoiata. A dir la verità, è stato un lavoro come un’altro. Comunque, mi posso ritenere soddisfatta. Mi fatto molto piacere incontrare persone della mia età pronte a mettersi in gioco dopo anni in cui la vita le ha messe da parte. Ho fatto comunella con artisti meno conosciuti, un’occasione di confronto e scambio particolarmente interessante. E, poi, è stato molto bello per me ritrovare, dopo anni, Loredana Bertè che è rimasta senza parole quando mi ha vista.Una volta, io ero il suo capo comico in uno spettacolo teatrale con Lando Buzzanca (n.d.r. Forse sarà la musica del mare, commedia musicale che ebbe molto successo nel 1974). Loredana iniziò i primi passi quando io ero in auge. Ricordo anche un momento divertentissimo con Gigi D’Alessio, quando mi chiese di fare un video-saluto a sua suocera registrando sul telefonino.

Lei sa di essere considerata un’icona?
Un’icona? (ride). Sono soltanto una sopravvissuta di un periodo rimpianto da molti … ma so di aver seminato bene.
Lei ha una canzone del cuore?
Si. Even me, un gospel di Mahalia Jackson. L’ho inserito nel programma del mio funerale.
Ed a deciso di tornare ad esibirsi dal vivo a Roma
In verità, non mi sono mai fermata. Mi fa piacere esibirmi nello storico locale Alexander Platz con un repertorio di jazz antico. Il 9 ottobre è la prima di una serie di date che ho programmato per la ripresa della stagione. Ma non ci sarà solo l’Alexander Platz. Sto, infatti, pianificando diversi concerti dal vivo in altri luoghi dove canterò evergreen mondiali con un nuovo trio minimalista.
C’è un brano che non manca mai nelle sue serate, un “portafortuna” o che rappresenti un ricordo speciale?
Non ho preferenze. Devo cantare ciò che piace al pubblico, non a me.

Lei è scaramantica?
Assolutamente no. Non ho mai avuto oggetti portafortuna, nè rituali. Canto da settant’anni. Mi è andata sempre bene così, senza amuleti.
Sul palco dell’Alexander Platz non sarà da sola?
La prima serata a Roma mi vede assieme ad un caro e storico amico, Lino Patruno. Il nostro è un rapporto di mutuo affetto e stima da tanti anni. Siamo entrambi viaggiatori nella prima classe della musica.
Jazz e swing. Quali sono i suoi riferimenti, le influenze più significative?
La musica ritmata è la benzina della nostra vita. Il groove che ti prende, tocca la pancia. La musica nera che è nata dalla sofferenza e dalla voglia di emergere. Tutto parte qui.
Per vent’anni ha organizzato serate jazz al Cotton Club di Orma, dove si è esibita lei stessa. Le manca quel locale?
In verità non mi manca troppo. Confesso che era molto faticoso tirare avanti durante la crisi economica ed il Covid. Anche questi non sono tempi rosei, ma non mi faccio suggestionare.
Con gli anni il pubblico è cambiato?
Il mondo è cambiato. La società è cambiata. Di conseguenza, anche il pubblico. Il problema è che oggi ci sono troppe offerte e molti giovani preferiscono parlare, invece di ascoltare. In platea ritrovo tanti spettatori che, oramai, sono parte della mia vita, ed io della loro. In qualche modo, siamo cresciuti assieme.

Oltre alla musica c’è anche una Minnie scrittrice
Scrivo romanzi dal 1992. E’ un’opportunità per dare sfogo alla mia fantasia ed alla creatività. Le mie pagine vogliono essere una lettura di evasione, con un finale su cui fermarsi a riflettere. Una morale da condividere.
Tornando indietro, c’è qualcosa che rifarebbe? E che non rifarebbe mai?
Assolutamente niente, perché ogni cosa rappresenta un’esperienza. Si impara da tutto, anche dai nostri errori.
Lei vive alle porte di Roma con suo marito, apprezzato musicista e suo manager. Le manca l’aria della città?
Assolutamente no. Vivo in un paradiso verde. La città mi soffoca. Roma è, senza dubbio, una metropoli straordinaria e con molte aree verdi, se la paragoniamo ad altre grandi città. Ma non riesco proprio a sopportare il rumore, non tollero il traffico che paralizza le strade durante il giorno. Vengo in città solo la sera e sono convinta che Roma vada vissuta di notte.
Uniti da tanti anni con suo marito … ma c’è qualcosa che dovete ancora dirvi o che volete realizzare assieme?
Stiamo bene così. Oramai sono 54 anni di vita in due e ci siamo già detti tutto … e taciuto ciò che non era il caso da dirci. Forse, potremmo fare qualche vacanza in più da soli.
Cosa ricorda dei primi anni vissuti nella Capitale?
Il primo quartiere dove ho abitato è stato a nord di Roma, in Via Cortina D’Ampezzo. A quell’epoca non si trattava di un quartiere abitato come lo è oggi. Tra le prime costruzioni, c’erano greggi di pecore al pascolo nei terreni non ancora edificati. Mi piaceva tantissimo girare tra i banchi del mercatino d’antiquariato a Campo de’ Fiori. Spesso andavo al Museo Etrusco. E le serate alla Taverna Margutta, negli anni della dolce vita.
Se potesse scegliere un luogo di Roma dove esibirsi?
Ho cantato in talmente tanti posti a Roma. Non potrei sceglierne uno in particolare: palazzi antichi, piazze, hotel, ristoranti, teatri, angoli di strada. Ovunque c’è stato bisogno di me. Rifarei tutto.
E quale sarebbe una scaletta musicale ideale dedicata alla Città?
A Roma dedicherei Vacanze Romane, Ciumachella de Trastevere e, anche se è una canzone napoletana, Tu sì ’na cosa grande. E, … boh!


