Parte il 9 luglio il “Piano Roma Notte”, che vedrà trasporti potenziati, più illuminazione e pattuglie nelle aree della movida capitolina: l’obiettivo è rendere il divertimento più sicuro senza limitare la vita notturna della città
Roma si prepara a mettere alla prova il suo nuovo modello per la sicurezza della vita notturna. A partire da giovedì 9 luglio prenderà il via la sperimentazione del Piano Roma Notte, il progetto voluto dall’amministrazione capitolina per migliorare la sicurezza nelle aree della movida senza trasformare il centro storico e i quartieri più frequentati in zone sottoposte a restrizioni o in cui vige la legge marziale. Il primo banco di prova interesserà quelle aree dove la presenza di locali e giovani è maggiore e dove, soprattutto nel weekend, si registrano più frequentemente episodi di degrado, tensioni e disturbo della quiete pubblica.
Non solo controlli: il Piano Notte punta sulla prevenzione
Nato dalla collaborazione tra Comune, Prefettura, Questura, forze dell’ordine, Protezione civile e realtà del terzo settore, il Piano mira ad aumentare la presenza sul territorio non soltanto attraverso i controlli, ma anche con attività di prevenzione, assistenza e mediazione, cercando di far convivere due esigenze che troppo spesso vengono considerate inconciliabili. Da una parte, infatti, l’intenzione è quella di tutelare il diritto dei residenti a vivere nei propri quartieri (e non) in maniera più tranquilla e sicura, dall’altra, invece, garantire quello di migliaia di persone di poter frequentare locali, piazze e spazi pubblici evitando che ogni serata finisca per trasformarsi nell’ennesimo braccio di ferro tra chi vuole divertirsi e chi, semplicemente, vorrebbe riuscire a dormire.
L’esperimento scatterà giovedì e interesserà inizialmente i quadranti cittadini dove il fenomeno della cosiddetta malamovida si fa sentire maggiormente. L’individuazione definitiva sarà formalizzata nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato in Prefettura, ma tra i quartieri destinati ad ospitare per primi i “tutor della notte” figurano già Trastevere e San Lorenzo, mentre piazza Bologna resta per il momento ancora un’ipotesi. Dopo un percorso di formazione, i tutor saranno nelle strade con un ruolo ben preciso: offrire assistenza a chi dovesse trovarsi in difficoltà; dialogare con i gruppi di giovani, magari prima che una discussione nata davanti ad uno spritz finisca per richiedere l’intervento della polizia; promuovere comportamenti responsabili e, se necessario, non avendo alcun tipo di autorità ufficiale, segnalare tempestivamente alle forze dell’ordine eventuali situazioni di rischio.

È previsto inoltre il potenziamento dell’illuminazione pubblica in centinaia di strade cittadine, con particolare attenzione alle aree più frequentate durante la sera, grazie alla sostituzione dei punti luce con impianti a led di nuova generazione. Parallelamente aumenteranno i servizi di trasporto pubblico nelle ore notturne, con linee più frequenti e assistenti a bordo, mentre la polizia locale rafforzerà i controlli grazie a nuove pattuglie dedicate ai turni serali e notturni, specialmente fra il giovedì e il sabato. Infine, persino gli esercenti saranno chiamati a fare la loro parte dal momento che il Comune punta a valorizzare i locali che aderiranno ai protocolli di sicurezza, investendo in videosorveglianza, personale qualificato e collaborazione con le istituzioni.
Un modo diverso di vivere la notte in città
Una sfida ambiziosa, dunque, che avrà successo solamente se si riuscirà ad instaurare un equilibrio tra divertimento, sicurezza e rispetto reciproco. D’altronde, non è un mistero per nessuno che negli ultimi anni la movida romana, così come in altre città metropolitane, abbia causato non pochi problemi, riscontrando il malcontento di cittadini e residenti. Se da un lato, in effetti, c’era chi chiedeva maggiori limitazioni, dall’altro c’era chi temeva che la Capitale potesse perdere così la sua vitalità. Di conseguenza, il Campidoglio ha scelto di percorrere una strada differente, intervenendo prima che si creino situazioni pericolose, favorendo la prevenzione e responsabilizzando tutti i protagonisti della vita notturna, dai giovani ai gestori delle attività commerciali.
Ad ogni modo, se la sperimentazione funzionerà lo diranno i prossimi mesi: questo è soltanto l’inizio. Una realtà metropolitana come Roma non potrà mai spegnere del tutto le luci quando cala il sole, ma può comunque provare a rendere le sue notti più sicure senza rinunciare alla loro vitalità. E solo quando ciò avverrà, si potrà dire che la musica, almeno per una volta, è cambiata davvero.


