Un sospiro di sollievo per il portafogli: salta il temuto aumento Irpef contenuto nella legge Salva Roma discussa oggi in Senato e che avrebbe fatto schizzare il balzello imposto dal Comune all’1,2% dall’attuale 0,9. La misura era stata prevista per chiudere il bilancio 2013 e il governo aveva dato parere contrario all’emendamento a firma Lanzillotta-Ichino presentato per abolirla. I voti a favore della soppressione sono stati 131, i contrari sono 127, due gli astenuti.
L’emendamento Lanzillotta – Ichino è stato approvato con i voti di M5S, Ncd, Scelta Civica, Per l’Italia e Forza Italia. Contro il Pd e la Lega Nord: in sostanza, la maggioranza ha votato in ordine sparso. “I democrat hanno preferito votare a favore di una norma che non avrebbe fatto che appesantire le tasche dei romani – denunciano i forzisti Maurizio Gasparri e Francesco Aracri – invece che concentrarsi su come alleggerirli da ulteriori esborsi di denaro”.
Con 142 voti a favore, 100 no, e 17 astenuti il Senato ha dato via libera alla cosiddetta legge Salva Roma, ma in una versione riformulata rispetto a quella licenziata in commissione: è stata infatti alleggerita dell’obbligo di dismissione di Acea da parte del Comune di Roma: la multiservizi resterà per il 51% sotto il controllo del Campidoglio. Eliminato anche l’obbligo per le municipalizzate con bilanci in perdita di snellire il personale licenziando “per motivi economici” i dipendenti in eccesso.

Il decreto legge passa ora all’esame della Camera. Se il testo venisse confermato a rischiare di pagare il peso dei sacrifici saranno Atac e Ama. Come previsto dall’emendamento Lanzillotta il Comune di Roma per l’approvazione del bilancio di previsione 2014 dovrà “applicare i vincoli di stabilità a tutte le società partecipate e liberalizzare il servizio di trasporto pubblico locale e la raccolta dei rifiuti e spazzamento delle strade”.
