Nel 2003 l’Assessore all’Ambiente della Regione Verzaschi autorizza la società Ecofer Ambiente SRL a realizzare e mettere in esercizio una discarica per rifiuti provenienti dalle attività di autodemolizione presso il sito all’ormai famigerato chilometro 15 e 300 di via Ardeatina. A poco sono serviti i comitati dei cittadini che già allora si erano mobilitati per impedire la realizzazione della discaria che nel giro di pochi anni e tra provvedimenti di revoca e riapertura entra in piena attività. Ma cosa c’è davvero in questo sito?
Ora, dal nulla osta rilasciato nel 2009 dalla Regione Lazio è chiaro che all’interno dell’invaso quello che viene smaltito non è solo il materiale ferroso residuo del processo di demolizione delle aumobili: al cosidetto “car fluff”, composto da un miscela eterogenea di materiali metallici, ferrosi e non, di plastica, di gomma, vetro, fibre tessili, carta e cartone, vernici, vanno aggiunti altri rifiuti che sono stati stoccati nel sito. Quindi oltre ad ospitare le carcasse di veicoli fuori uso e degli elettrodomestici, con la scusa di un “uso ingenieristico” ovvero per realizzare le sponde relative ai bacini e zavorrare i teli di protezione, la discarica è autorizzata per stoccare 1600 tonnellate di penumatici.
La discarica è autorizzata anche: all’utilizzo in ricircolo del percolato; allo stoccaggio dei fanghi prodotti da processi industriali e dai processi di chiarificazione dell’acqua; nonchè resine a scambio ionico sature o esaurite. Tra i cittadini esasperati dalle proteste un’ennesima brutta scoperta che lascia l’amaro in bocca e fa crescere le preoccupazioni per quello che è veramente contenuto in quella discarica a due passi da case e aziende agricole.

