La politica supera sé stessa. Nel giorno dell’elezione più lontana dalla realtà dei cittadini, i politici romani e della Provincia di Roma disertano le urne. Tra i 718 consiglieri comunali iscritti al seggio 1 e gli 821 del seggio 2 solo l’88,7 per cento degli aventi diritto al voto si è recato domenica a votare. Gli altro hanno snobbato se stessi e l’elezione di un Consiglio Metropolitano della Città Metropolitana che nasce già zoppo.
Insomma, dopo gli inviti al voto per i cittadini, quando si tratta di andare alle urne, i politici mostrano il volto peggiore. E mentre si attende il responso delle urne che dovranno definire nomi e volti del nuovo organismo che sostituisce in toto la vecchia Provincia di Roma, esplode la bufera.
Il silenzio lo rompe Donato Robilotta, già consigliere regionale e da sempre lucido commentatore delle vicende politiche e istituzionali della Regione Lazio. Scrive Robilotta a proposito della scarsa attenzione e passione degli elettori e dei candaiti a questa consultazione: “Il problema principale della città metropolitana non è quello del vice, nomina che per legge spetta al sindaco di Roma nella sua totale autonomia, bensì le competenze e il ruolo istituzionale che dovrà avere e vorrà svolgere. Non c’è nessun bisogno di dichiarare che siamo di fronte ad un fatto epocale, come fa qualcuno, perchè la città Metropolitana di Roma-Capitale prende le competenze della Provincia e dunque di fatto diventa la nuova provincia di Roma, al pari delle altre Province del lazio che vanno al voto la settimana prossima. Tutte trasformate in enti di secondo livello e con il meccanismo del voto ponderato che penalizza la rappresentanza dei piccoli comuni”.
E quindi il ruolo che spetta agli eletti: “Compito del Sindaco della città metropolitana e della nuova governance sarà non solo quello di scrivere e approvare lo statuto entro il 31 Dicembre ma soprattutto quello di stabilire un tavolo istituzionale con la Regione affinché vengano trasferite al nuovo ente quelle competenze amministrative e di gestione di servizi, a partire dal trasporto pubblico locale, che oggi vengono svolte dalla stessa Regione o tramite suoi enti e agenzie”.
La conclusione sul futuro: “Mi auguro che non nascano difficoltà da un’istituzione ibrida che sta nascendo, dove Roma-Capitale, con le sue future prerogative previste dall’apposita legge 56, convive con la città metropolitana, prevista dalla legge Del Rio, e spero che il problema che si porrà se la Regione debba trasferire compiti speciali solo a Roma-Capitale o anche all’intera città metropolitana, con il rischio paventato della ciambella, non costituisca argomento per bloccare ulteriormente il necessario processo di decentramento amministrativo”.
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Su 1539 consiglieri comunali chiamati a votare per la nuova assemblea si presenta alle urne solo l’88,7 per cento. Gli altri al mare o a vedere il calcio. Robilotta tuona: “Il vero problema non sono le cariche ma le competenze. Ora i compiti speciali che la Regione deve trasferire”
