I romani si devono armare di pazienza. E tanta. Tra 48 ore, salvo invenzioni, la discarica “salvaRoma” di Malagrotta non potrà più ospitare un grammo di tal quale. Questo significa che al netto della differenziata e di ciò che si tenta di spedire con i camion in Ciociaria, entro al massimo un paio di giorni i cassonetti delle nostre strade saranno stracolmi. L’Ama non saprà più dove mettere i rifiuti e così smetterà per forza di raccoglierli. Il resto della sceneggiatura è stato già scritto e si chiama Napoli.
Per i più appassionati, ecco un piccolo riepilogo della storia infinita. Per anni, Regione Lazio, Comune di Roma e Provincia hanno considerato il buco di Malagrotta un pozzo senza fondo.
La discarica gestita dalla Colari del “maledetto Cerroni” ha consentito a tre generazioni di politici di tenere le tariffe romane dei rifiuti bassissime e di gestire l’Ama come un’azienda florida che prendeva soldi dal Comune e gettava tutto sottotterra. Poi è arrivata l’Europa e ha deciso che Malagrotta era uno scempio: occorreva trattare e differenziare. E qui il “Sistema Roma” si è inceppato. L’Ama ha dimostrato tutta la sua incapacità, appesantita dal vizietto di trattarla come un bacino di voti in cambio di posti di lavoro e sulla differenziata ha fatto poco e per il trattamento si è dovuta rivolgere al solito Cerroni.
Nel frattempo il trio Polverini, Alemanno, Zingaretti ha completato la frittata. L’ex presidente ha varato un piano fantasma, tipico libro dei sogni, scaricando sul commissariamento la scelta della discarica alternativa. Sindaco e ex presidente hanno completato lo scenario trascorrendo più di un anno ad accusarsi reciprocamente di non scegliere. Infine è arrivato il ministro Clini che ha deciso che non serviva neanche la discarica. Tutti insieme ora sperano che Cerroni faccia partire al più presto l’impianto di trattamento nuovo di zecca, altrimenti la monnezza ci sommergerà. Gira che ti rigira il vecchio ottantasettenne alla fine riuscirà a mettere una toppa. Se poi la politica deciderà di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di non far pagare ai romani nella tariffa di smaltimento, la parentopoli dell’Ama. La raccolta, il trasporto nelle altre Regioni e il costo che ci verrà chiesto per trattarli fuori Roma, allora Roma sarà Capitale. Per ora è la “solita romanella”.
