di Alberto Berlini
Un’estate di incontri tra il Campidoglio e il Governo per mettere in piedi un piano per salvare Roma dal caos nei bilanci del Comune in attesa di un decreto che sarebbe dovuto finire in Gazzetta Ufficiale non più tardi del 4 settembre. Una promessa non rispettata che si inserisce nella cronologia del Salva Roma, una storia infinita che non ha ancora una soluzione.
“Doveva essere nello Sblocca Italia – denuncia il senatore forzista Francesco Aracri ad Affaritaliani.it – ma nel provvedimento del governo Renzi ci sono solo i 110 milioni riconosciuti a Roma per gli extracosti che il Comune deve assolvere come Capitale d’Italia. Il decreto legge Salva Roma, che avrebbe dovuto contenere misure economiche in grado di dare una boccata d’ossigeno alla città e agevolazioni fiscali per i romani, è rimasto lettera morta”.
“Il Comune di Roma, l’azienda pubblica più grande d’Europa aspetta ancora che le promesse della coppia Renzi – Marino diventi realtà – aggiunge Aracri – inoltre l’atteggiamento del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti lascia interdetti: lui sostiene di lavorare per mantenere, nel 2015, gli impegni sul Tpl a parità di gettito, assegnando cioè 240 milioni di euro a Trenitalia, 220 a Cotral e 100 a Atac ma questo impegno è troppo modesto e Atac così rischia di chiudere per fallimento. La Regione Lazio, vista l’importanza strategica deve fare molto di più, elargendo ad Atac il finanziamento necessario innalzandolo a 240 milioni di euro e la discussione sul bilancio previsionale regionale del 2015 sarebbe l’occasione giusta”.
L’unica nota positiva per le disastrate casse del Camidoglio viene dall Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha acconsentito alla richiesta di Roma Capitale di assegnazione di ulteriori spazi di Patto di stabilità, pari a 150 milioni, per l’anno 2014.

