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Scomunicati, ma non rassegnati: i lefebvriani fanno ricorso contro Papa Leone XIV

I lefebvriani hanno presentato ricorso contro il decreto con cui Papa Leone XIV ha scomunicato i quattro vescovi consacrati senza mandato pontificio. La procedura, prevista dal Codice di diritto canonico, sospende temporaneamente gli effetti del provvedimento e apre un nuovo capitolo nello scontro tra la Fraternità San Pio X e il Vaticano.

Scomunicati, ma non rassegnati: i lefebvriani fanno ricorso contro Papa Leone XIV


La Fraternità Sacerdotale San Pio X non accetta il decreto con cui Papa Leone XIV ha scomunicato i quattro vescovi consacrati senza mandato pontificio. Avviata la procedura prevista dal Codice di diritto canonico, che sospende temporaneamente gli effetti del provvedimento. Nemmeno una scomunica sembra poter chiudere definitivamente una controversia. In Vaticano, infatti, anche le decisioni più solenni possono essere contestate seguendo le procedure previste dal diritto canonico. È quanto sta accadendo dopo il decreto con cui Papa Leone XIV ha dichiarato scomunicati i quattro vescovi consacrati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X senza il necessario mandato pontificio.

A pochi giorni dal provvedimento emanato dal Dicastero per la Dottrina della Fede, il movimento lefebvriano ha deciso di reagire sul piano giuridico, annunciando di aver depositato un ricorso preliminare previsto dai canoni 1734 e seguenti del Codice di diritto canonico.

Il ricorso previsto dal diritto canonico

La Fraternità spiega di aver scelto uno degli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento ecclesiastico per chi ritiene di aver subito un provvedimento amministrativo ingiusto. Si tratta di una fase preliminare che precede l’eventuale ricorso gerarchico e che, secondo quanto previsto dal canone 1353, produce anche un effetetto immediato: la sospensione dell’efficacia del decreto impugnato fino all’esame della procedura.

Nel comunicato diffuso dalla Fraternità San Pio X, la scelta viene presentata come un’iniziativa compiuta nel rispetto dell’autorità ecclesiastica e con l’obiettivo di ottenere una revisione del provvedimento alla luce della giustizia canonica.

Lo scontro tra Roma e i lefebvriani resta aperto

Il nuovo capitolo conferma come la vicenda tra il Vaticano e il mondo lefebvriano sia tutt’altro che conclusa. La consacrazione dei quattro vescovi senza autorizzazione papale è stata interpretata dalla Santa Sede come un atto gravissimo, culminato nel decreto di scomunica firmato dal Dicastero per la Dottrina della Fede.

Ora la partita si sposta sul terreno del diritto canonico. Un percorso interno alla Chiesa che, pur lontano dai tribunali civili, prevede strumenti di tutela e procedure di impugnazione molto precise. Insomma, anche oltre il Cupolone, le decisioni possono essere contestate e gli atti amministrativi sottoposti a revisione. Con una differenza sostanziale: il giudice finale resta sempre la Chiesa.