Quando è arrivata al Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu di Villa Borghese, la piccola volpe cercava soltanto un posto dove nascondersi. Stando alle prime ricostruzioni de Il Messaggero, usciva soprattutto di notte, mangiava rapidamente e subito dopo faceva ritorno nel suo rifugio improvvisato. Del resto, pochi minuti prima aveva una corda stretta intorno al collo e qualcuno stava per fissarla ad un ramo, come biasimarla? Oggi, fortunatamente, è in netta ripresa, benché dovrà essere ricoverata ancora per un po’. Come si può arrivare a prendersela con un animale di a malapena qualche mese, già debilitato e incapace di difendersi, e trasformarlo nella vittima di una “bravata” che avrebbe potuto condurla alla morte? E soprattutto, perché? Per divertimento? Per noia?
Un runner ha salvato la volpe che stava per essere impiccata
La vicenda è avvenuta al Parco dell’Appia Antica, durante una mattina apparentemente come tante. Un uomo che stava facendo jogging ha notato alcuni ragazzi armeggiare con una corda attorno a qualcosa che si muoveva. Avvicinandosi, ha capito cosa stava succedendo. Era una piccola volpe, terrorizzata, con una corda a mo’ di cappio al collo. Il gruppo si preparava ad attaccarla al ramo di un albero, probabilmente con l’intenzione di impiccarla. Perciò, ha iniziato ad inveire contro di loro, intimando loro di liberarla immediatamente e minacciando di chiamare le forze dell’ordine. A quel punto i giovani sono fuggiti, lasciandola a terra, ormai tramortita. Il runner è intervenuto per recuperarla e l’ha affidata alle cure del Centro di Villa Borghese.

Una volta arrivata in struttura, in base alle dichiarazioni del responsabile Ester Gianfelici, la volpe è stata sistemata in una gabbia, all’interno della quale erano stati posti dei cartoni. Versava in cattive condizioni, non solo per il trauma subito, ma anche per via di un principio di rogna che ha richiesto una terapia antibiotica e antiparassitaria. Pare che ora stia migliorando, ma avrà bisogno di rimanere ancora sotto osservazione.
Altri casi, stessa violenza: la stretta sui maltrattamenti
Non è la prima volta che si verificano episodi del genere nella Capitale. Basti pensare, ad esempio, che nel maggio 2025 un gatto era stato lasciato legato ad un balcone nel quartiere Trionfale, con il rischio di scivolare e rimanere impiccato. In quel caso erano stati i residenti a dare l’allarme e un agente della Polizia Locale era riuscito a raggiungere e mettere in salvo l’animale. Dal 1° luglio dello scorso anno è inoltre in vigore la legge n. 82 del 6 giugno 2025, che ha modificato le norme penali sui reati contro gli animali, intervenendo in particolar modo sul maltrattamento. Per questa fattispecie la pena può arrivare a due anni di reclusione, accompagnata da una multa, che può andare dai 5.000 ai 30.000 euro, mentre sono state inasprite le conseguenze previste per l’uccisione e per altre condotte particolarmente gravi.
Certo, al momento non è dato sapere cosa passasse per la testa dei ragazzi coinvolti e sarebbe sbagliato attribuire loro un movente che non si conosce. Eppure, episodi simili non possono e non dovrebbero più essere tollerati. Chissà, magari anche il nuovo Regolamento sulla Tutela e il Benessere degli Animali, il cui testo dovrà ora approdare nell’Aula Giulio Cesare per la valutazione finale, potrà rivelarsi un ottimo strumento per contrastare un fenomeno che colpisce, indistintamente e senza il men che minimo riguardo, ogni forma di vita.


