Pillole d'Europa

di Cinzia Boschiero

I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
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Pillole d'Europa
POLITICA PARTECIPATIVA, SICUREZZA ON LINE, ECONOMIA SOCIALE
Emanuela Corda, Carlo Trudu, Alternativa a Cagliari  

PER STARE MEGLIO COME CITTADINI  EUROPEI  E  CONOSCERE DIRITTI E TUTTE LE OPPORTUNITA' UTILI - In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo  un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni sui bandi scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – oppure alla  e-mail: dialogoconleuropa@gmail.com

Domanda: sono di Cagliari e trovo che, anche in occasione della 368ª Festa di Sant'Efisio, la nostra città, più che unita, sia piena di problemi e la politica non sia vicina a noi cittadini. In Italia siamo sempre sotto elezioni e si riduce il numero di cittadini che votano, ci sono progetti di politica partecipativa in Italia e in Unione europea ? Marco Porta

Risposta:  In occasione della 368ª Festa di Sant'Efisio tutta Cagliari è coinvolta e la città, che si avvicina alle elezioni comunali ed europee, evidenzia l’acuirsi delle problematiche di gestione di mobilità, sicurezza, turismo e di uno sviluppo che si vorrebbe ecosostenibile e innovativo, ma rileva sul territorio notevoli criticità. Tra l’altro Sant'Efisio, compatrono di Cagliari, nasce verso la fine del 200 d.C. ad Aelia Capitolina, l’odierna Gerusalemme, figlio di Alexandria, nobile pagana, e Christophorus di religione cristiana e la sua storia evidenzia la dimensione sarda di fede, spiritualità, forza della memoria, tradizione e territorialità. Ci dice Emanuela Corda, candidata Sindaco di Cagliari, in campo per le elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno, presidente nazionale di “Alternativa”, realtà politica nata nel 2021 in Parlamento : “Questo evento è molto rilevante dal punto di vista sociale, culturale, turistico e religioso, ma, ad esempio, non sono state realizzate le tribune che avrebbero agevolato una fruizione migliore da parte dei cittadini; inoltre tutti i cantieri aperti in città creano problemi di mobilità che, se sarò eletta, cercheremo di risolvere. Mi sono candidata per ‘ cambiare direzione’,  per dare soluzioni ai problemi territoriali con coerenza. Ho rinunciato ai privilegi della politica ( per scelta non ho percepito indennità, rimborsi, doppia indennità per la bicamerale di cui facevo parte quando ero parlamentare)  e, con il mio team di cittadini, siamo impegnati con candidati consiglieri seri, come Carlo Trudu, con onestà a dare risposte concrete e ad ascoltare i cittadini. Crediamo nei Valori dell’autenticità della politica, una politica che deve essere partecipata, saper coinvolgere le Persone. Tante liste civiche sono liste civetta. Noi invece siamo probabilmente il partito più civico esistente oggi in Italia e puntiamo a raccogliere trasversalmente idee, a dare fiducia nella democrazia, nelle istituzioni. Le nostre proposte sono chiare, semplici, noi stiamo cercando di entrare nelle istituzioni per migliorare il loro funzionamento al servizio dei cittadini. Il nostro progetto per Cagliari è ‘scriviamo una nuova storia’ perché vogliamo rilanciare al contempo il nostro progetto anche a livello nazionale, per costruire un’idea diversa di comunità. La nostra proposta per Cagliari nasce dal confronto con la cittadinanza e con le diverse realtà della società cagliaritana. Senza alcun pregiudizio di sorta e superando il concetto del bipolarismo e che esistano idee di destra e sinistra, abbiamo esortato chi vive i quartieri e le problematiche quotidiane, a mettersi in gioco. Vogliamo riportare la politica ad essere servizio al cittadino e non mero strumento per amministrare il potere. Cagliari è storia, tradizione e magia; ma oggi è anche contraddizione, insicurezza e confusione. Servono interventi seri e occorre incentivare una partecipazione attiva, un coinvolgimento dei cittadini nelle scelte amministrative per la città in cui vivono.”          ALCUNI DATI -  In Italia c’è un calo di elettori, diminuiscono le persone che votano e non si ha una politica partecipata, ma una politica “partecipativa” che, tra l’altro, ha normative e fondi diversi nelle varie Regioni e nei pochi comuni dove viene realizzata. I  comuni che prevedono ad esempio un “bilancio partecipativo” sono: Arezzo, Bergamo, Canegrate, Capannori, Cinisello Balsamo, Colorno, Castel Maggiore, Grottammare, Isola Vicentina, Locate di Triulzi, Massa, Modena, Novellara, Parma, Paderno Dugnano, Pescara, Pieve Emanuele, Priverno, Reggio Emilia, San Benedetto del Tronto, San Canzian d’Isonzo, Vimodrone. Oltre ai comuni, anche le circoscrizioni Saione del comune di Arezzo e San Giuseppe e Santa Chiara del comune di Trento, il distretto di Casalecchio di Reno, la Provincia di Reggio Calabria e la provincia di Cagliari prevedono l’uso del bilancio partecipativo.   Si parla di elezioni e poco si parla di  “politica partecipativa”. Vi sono idee divergenti su ciò che è esattamente la ‘politica partecipativa’ – stante il fatto che la ‘Politica’ , per essere tale, dovrebbe basarsi sulla “politica partecipata”, quindi su un maggior impegno civico dei cittadini -  , e per la ‘politica partecipativa’ vi sono, in Italia e in Unione europea, diversi strumenti e diverse modalità con le quali le istituzioni democratiche attivano progetti. La politica è stata considerata - per esempio, da Aristotele e Tommaso d'Aquino - come una dimensione naturale dell'uomo, la sola che garantisca le condizioni entro cui possa realizzarsi la pienezza della vita umana. In “Codice della vita italiana” Giuseppe Prezzolini scriveva che: « L’Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica», ma forse non basta per definire questo contraddittorio Paese  e ci vuole, alcuni dicono, un ossimoro: « L’Italia è un’anarchia costituzionale”. Avere continuamente delle elezioni non è infatti sintomo di democrazia, ma di una gestione destrutturata in cui i continui cambi di potere e il praticamente perenne “essere in campagna elettorale” disorienta il cittadino che non vede risultati di alcuna governabilità reale e stabile, ma una continuativa diatriba tra partiti e movimenti che si dicono paladini di interessi comuni, ma che sono in conflitto tra loro e persino al loro interno con correnti varie e talvolta antitetiche. Gli investitori italiani ed esteri e soprattutto le aziende, invece, necessitano di normative semplici, politiche con strategie a lungo termine, per poter operare, creare lavoro, fare dei piani di sviluppo. Negli anni ‘90 in Italia si è cominciato a parlare di ‘democrazia partecipata’ soprattutto in relazione al metodo dei ‘bilanci partecipativi’ e con riferimento al modello elaborato nella municipalità brasiliana di Porto Alegre, poi sperimentato nel corso degli anni, in forme e modi diversi, anche in molte città italiane. A partire dai bilanci partecipativi, le pratiche di partecipazione si sono poi diffuse anche in molti altri settori della governance municipale: dalle forme strutturate di coinvolgimento civico nella definizione della spesa pubblica, a forme più fluide di procedure consultive, come quelle per la redazione dei piani regolatori o di altri strumenti di pianificazione urbanistica. Si considerano parte della ‘governance partecipativa’ i percorsi di progettazione e gestione integrata di spazi pubblici o forme di governo del territorio di natura pattizia come i Contratti di Fiume; fanno parte di questo campo, infine, anche le attività di monitoraggio e valutazione della spesa pubblica e tutte quelle attività di accountability e trasparenza che prevedono il coinvolgimento civico.  Alcuni esempi in Italia sono Milano, Bologna, Napoli, Padova, le regioni Emilia Romagna, Puglia e Toscana. La Regione Toscana è  stata la prima delle regioni italiane ad essersi dotata di una legge regionale per introdurre pratiche partecipative riconducibili ai principi della democrazia deliberativa all’interno delle proprie attività istituzionali. In Sicilia c’è la legge regionale 5/2014, art. 6 comma 1 che obbliga, ad esempio, tutti i Comuni siciliani a spendere almeno il 2% dei fondi che ricevono ogni anno dalla Regione con forme di democrazia partecipata, quindi chiedendo a persone e associazioni di proporre progetti e poi scegliere quali finanziare.  Se i Comuni in Sicilia non lo fanno, devono restituire i fondi che hanno a disposizione. L’associazione « Parliament Watch Italia » lavora dal 2016 per favorire azioni di monitoraggio civico della spesa pubblica a livello locale, in Sicilia. Con il progetto “Spendiamoli Insieme”, grazie al supporto di Fondazione CON IL SUD, Civic Europe e Open Society Foundation, dal 2021 monitora e informa l’opinione pubblica siciliana sui dati di applicazione della legge regionale 5/2014 che istituisce e regola i processi di democrazia partecipata in Sicilia. “Milano Partecipa” è, invece, ad esempio, la piattaforma digitale del Comune di Milano per la partecipazione dei cittadini alla vita della città, ma è poco conosciuta ed utilizzata per piccoli progetti. I processi partecipativi del Comune di Milano sono aperti ai Cittadini residenti e City User dai sedici anni in su. “Bologna Partecipa” è la piattaforma di partecipazione e collaborazione di Bologna dove accedere ai processi di collaborazione e cura dei beni comuni. A Padova in uno scorso bilancio sono stati stanziati dal Consiglio comunale 350mila euro per le Consulte di Quartiere, ognuna delle quali può decidere autonomamente come investirli sul proprio territorio. E in Unione europea? L’iniziativa dei cittadini europei (ICE) è una delle principali innovazioni della democrazia partecipativa a livello dell’UE negli ultimi anni. In teoria, consente a un gruppo di cittadini di porre una questione all’ordine del giorno legislativo dell’UE. Tra le quattro iniziative che sono riuscite a raccogliere il milione di firme necessarie per ottenere una risposta dalla Commissione europea, nessuna ha dato luogo a proposte legislative direttamente sulla falsariga della petizione. Ciò non significa che le ICE non abbiano generato alcun cambiamento. Grazie ad ICE un milione di cittadini residenti in un quarto degli Stati membri può invitare la Commissione europea a presentare una proposta di atto giuridico ai fini dell'attuazione dei trattati dell'Unione europea. Da quando è applicabile il regolamento del 2011 che stabilisce le procedure dettagliate relative all'ICE, sono state presentate con esito positivo dieci iniziative alla Commissione. Dal gennaio 2020 si applicano nuove norme per rendere l'ICE più accessibile. C’è poi il gruppo di lavoro, che ha riunito rappresentanti della rete europea degli uffici dei difensori civici e delle commissioni per le petizioni nell’ambito dell’ENO,  che ha esaminato i diversi ruoli di ciascuno nel contesto delle responsabilità generali delle istituzioni democratiche in materia di democrazia partecipativa in Unione europea. La rete europea dei difensori civici (ENO) è stata istituita nel 1996 e collega il Mediatore europeo, i difensori civici nazionali. Per loro natura, le commissioni per le petizioni fungono da interfaccia diretta tra la politica e la democrazia partecipativa. Esse forniscono una piattaforma pubblica ufficiale che consente ai cittadini di mobilitarsi e chiedere ai responsabili politici europei di fornire una risposta a un determinato problema. I cittadini mobilitati che sostengono le petizioni nazionali ed europee fanno affidamento sui parlamenti per rispondere alle questioni da essi sollevate. Le commissioni per le petizioni in tutta Europa hanno però approcci diversi nel loro lavoro. Solo circa la metà delle commissioni per le petizioni in Unione europea dispone di sistemi online completi per la registrazione e la presentazione di petizioni. La rete europea dei difensori civici  può e dovrebbe svolgere un ruolo di rilievo nel sollevare, insieme ai responsabili politici e ai legislatori, questioni sistemiche portate alla loro attenzione, ma ancora pochi cittadini conoscono questa rete. C’è poi la possibilità di presentare una denuncia al sito del servizio di  mediazione europea  (www.ombudsman.europa.eu/it/home) che conduce indagini su denunce presentate da cittadini, imprese e organizzazioni in merito a casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni, degli organi e delle agenzie dell’Unione europea. La denuncia va presentata entro due anni dalla data in cui l’interessato sia venuto a conoscenza dei fatti.  Per farlo però c’è un prerequisito : è necessario che il denunciante abbia già contattato l’istituzione in questione al fine di risolvere il caso. I tempi pertanto si allungano e ne minano l’efficacia. Ci sono poi fondi europei per progetti di politica partecipativa con il programma europeo Cerv -“Cittadini, uguaglianza, diritti e valori"  che promuove e sostiene progetti volti ad accrescere l'impegno dei cittadini, l'attuazione dei diritti e dei valori dell'Unione Europea, l'uguaglianza per tutte e tutti/*; è stato lanciato dalla Commissione europea nel 2021 e sarà attivo fino al 2027. Insieme al Programma "Giustizia", il Programma "Cittadini, uguaglianza, diritti e valori" (CERV) fa parte del Fondo per la giustizia, i diritti e i valori; punta a proteggere e promuovere i diritti e i valori sanciti nei trattati dell'Unione Europea e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, al fine di promuovere società aperte, democratiche e inclusive e rendere i cittadini più autonomi, sviluppando ulteriormente lo spazio europeo di giustizia. Tra i progetti cofinanziati da CERV c’è ad esempio il progetto "4IncludE - Per un'Europa Inclusiva e Democratica"  finanziato in parte dal Programma CERV per il periodo 2021-2027 attraverso la call Networks of Towns, conclusosi il 2 ottobre 2023, mirato a creare una rete tra organizzazioni pubbliche e private per scambiare buone pratiche sulla gestione, integrazione e inclusione sociale dei cittadini stranieri.

 

Domanda: ci sono regolamenti europei per tutelare i minori da tutte le piattaforme di sesso on line? Ludovica Fuscari

Risposta: sì. Le piattaforme di intrattenimento per adulti Pornhub, Stripchat e XVideos devono rispettare obblighi più rigorosi previsti dal regolamento europeo  sui servizi digitali. Tali obblighi specifici comprendono la presentazione di relazioni di valutazione dei rischi alla Commissione europea, l'attuazione di misure di attenuazione per affrontare i rischi sistemici legati alla fornitura dei loro servizi, il rispetto di obblighi di trasparenza aggiuntivi, anche per gli annunci pubblicitari, e la fornitura di dati ai ricercatori. Gli obblighi si applicano alle piattaforme online di dimensioni molto grandi designate come tali,  piattaforme online con oltre 45 milioni di utenti nell'Unione Europea. In particolare, per quanto riguarda le tre piattaforme in questione, queste disposizioni aggiuntive sono entrate in vigore il 21 aprile per Pornhub e Stripchat e il 23 aprile per XVideos. In base al regolamento sui servizi digitali, le piattaforme online di dimensioni molto grandi designate come tali hanno la responsabilità di garantire spazi online più sicuri. Devono inoltre individuare e fronteggiare in modo efficace i rischi sistemici, in particolare per quanto riguarda l'attenuazione dei rischi per il benessere dei minori, l'amplificazione dei contenuti illegali. La Commissione europea sta monitorando attentamente il rispetto degli obblighi derivanti dal regolamento sui servizi digitali da parte delle piattaforme, soprattutto in relazione alle misure volte a proteggere i minori da contenuti nocivi e a contrastare la diffusione di contenuti illegali. Ogniqualvolta sospetterà un’infrazione degli obblighi previsti dal regolamento sui servizi digitali, la Commissione europea applicherà i provvedimenti del caso, avvalendosi dell'intero pacchetto di strumenti del regolamento sui servizi digitali.  Dal 17 febbraio 2024 il regolamento sui servizi digitali è applicabile a tutte le piattaforme online (a prescindere dalle loro dimensioni), che sono quindi obbligate a rispettare gli obblighi generali, quali l'istituzione di meccanismi di notifica e azione di facile accesso, il divieto di pubblicità mirata per i minori e una maggiore trasparenza.

 

Domanda: ci sono fondi per progetti di economia sociale del settore agroalimentare? Laura Buccerri

Risposta: sì, c’è  aperto ad esempio il bando Grains (Greening Agrifood in Social Economy) per progetti di sostegno a piccole e medie imprese dell'economia sociale del settore agroalimentare. Le attività per le quali le piccole e medie imprese possono ricevere supporto finanziario sono attività di aggiornamento e riqualificazione; consulenza ed etichettatura per la sostenibilità delle loro operazioni; servizi di consulenza su misura per lo sviluppo di mercati locali; certificazioni e packaging ecologici, digitalizzazione e tecnologie; percorsi aggiuntivi di accompagnamento e tutoraggio.

 

 

 

 

 

 

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