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Il Sociale
Elezioni 2018, disabilità la grande assente

 

Riguarda direttamente oltre 4 milioni di italiani, a cui si aggiungono le migliaia di familiari. E' la prima causa di impoverimento economico e determina una condizione di grave marginalità, a volte perfino di segregazione: eppure sembra lontana dagli interessi e dalle promesse delle forze politiche che in queste ore iniziano a sfidarsi in campagna elettorale. La disabilità – di questa stiamo parlando – non è tra i temi “caldi” della politica e non entra nei programmi di partito. Lo fa notare Fish, che prende spunto dall'editoriale di Francesco Riccardi su Avvenire, intitolato “Tante promesse e un vero scandalo. Invalidi dimenticati”. Lo “scandalo” in questione deriva sopratutto dall'importo irrisorio della pensione riservata agli invalidi civili: 282 euro. “Ma le lacune sono ancora più ampie e vanno al di là della legittima e sostenibile istanza, che condividiamo, di un adeguamento, congruo e selettivo, delle pensioni agli invalidi – commenta Fish - È l’abbandono e la lentezza delle politiche per la disabilità che sono la dimostrazione dell’assenza di una visione inclusiva della nostra società, delle nostre comunità. È la delega (che non è tale) alle famiglie, al volontariato, al buon cuore dell’assistenza, della cura riparatoria e consolatoria, che poco ha a che spartire con i diritti umani, con la possibilità di partecipare in condizioni di pari opportunità”.

Cosa manca. E stila l'elenco, Fish, di ciò che non c'è: “manca un piano per la non autosufficienza per aggredire lo stato in cui versano milioni di persone con necessità di supporto intensivo. Mancano interventi seri (non prese in giro come quelle previste nell’ultima legge di bilancio) che non solo valorizzino i caregiver familiari, ma prevedano coperture previdenziali e di malattia certe. Mancano robuste misure di welfare aziendale, di flessibilità lavorativa che evitino ai familiari, in particolare alle donne, di dover abbandonare il lavoro per assistere un familiare. Manca la volontà di sostenere progetti per la vita indipendente delle persone con disabilità, anche di quelle solo parzialmente in grado di autodeterminarsi”.

Il problema dell'accertamento. Sopratutto, però, c'è un grave problema di riconoscimento della condizione di disabilità, ancora tutto da risolvere: “E' assente dalla prospettiva immediata una radicale revisione dei percorsi di riconoscimento della condizione di disabilità. Oggi è ancora una modalità improntata al pregiudizio e alle distorsioni: la persona con disabilità è un potenziale truffatore, un furbetto. Oppure è un malato da proteggere e da cui proteggersi. Non è una risorsa, non è una persona con le sue caratteristiche o le sue peculiarità. Il risultato è un percorso kafkiano, costoso, conflittuale, inutile a descrivere le diverse situazioni personali e a contribuire a costruire un progetto di vita e a realizzarlo con strumenti e misure adeguate”.

Un documento, 16 proposte. E' a partire da questa consapevolezza, che Fish ha elaborato un corposo documento propositivo, un vero e proprio appello in 8 pagine e 16 punti, rivolto alle forze politiche in campo nella corsa al voto. Una proposta articolata, che tocca tutti gli aspetti cruciali della disabilità e delle politiche ad essa connesse: riconoscimento della condizione di disabilità; politiche e servizi per la vita indipendente e l’inclusione nella società; non autosufficienza e servizi di supporto intensivo; riconoscimento del ruolo del caregiver familiare; diritto alla salute; violenza di genere e disabilità; diritto allo studio; inclusione lavorativa; diritto alla mobilità; accessibilità alle nuove tecnologie; diritto all’informazione; accesso alla cultura; protezione civile; sistemi statistici e monitoraggio sui diritti umani; cooperazione internazionale; partecipazione politica e civile.

fonte http://www.redattoresociale.it

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