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Il Sociale

L'attenzione generale è ai risultati elettorali. Ma in Italia ci sono almeno 390 mila persone che da questa consultazione attendono una soluzione, ed il più sollecita possibile, alla loro condizione di esodato. Si tratta di lavoratori in mobilità, contributori volontari, lavoratori cessati in virtù di accordi collettivi e/o individuali che la riforma Fornero ha messo di fronte, da un giorno con l'altro, ad una diversa e più fosca prospettiva in tema di erogazione della tanto desiderata pensione.

Un esercito di persone che allo Stato ed ai conti pubblici non chiedono regali ma solo di poter ricevere quanto “era nei patti” fino a quel 4 dicembre 2011... Gli esodati, che si sono riuniti in diversi comitati così da costituire una force de frappe nei confronti del governo dei tecnici ancora in carico e di quello prossimo venturo, hanno inviato ai candidati premier una lettera per chiedere loro di impegnarsi nei primi 100 giorni di governo a risolvere la loro complessa situazione. Per la Rete dei Comitati parla Francesco Flore, di Nuoro, che ci ricorda come soltanto Pier Luigi Bersani ed Antonio Ingroia abbiano risposto al loro appello. Il segretario del Pd ha preso l'impegno non solo di dare una risposta “immediata” ma soprattutto di carattere previdenziale: il che vuol dire prevedere l'erogazione dell'assegno di pensione e non dell'Aspi (l'ammortizzatore sociale che rimpiazzerà l'indennità di disoccupazione), come han fatto fin qui capire alcuni esperti candidati nella lista Monti, come Pietro Ichino e Giuliano Cazzola.

“Il nuovo esecutivo non dovrà ripartire da zero: esiste una proposta di legge, già passata al vaglio dei parlamentari, da cui ripartire. Si tratta della 5103, primo firmatario Damiano, dice Flore, che ci piacerebbe venisse integrata, ad esempio per includere anche i licenziati del 2012”. Ma quello che vogliono questi esodati è che venga riconosciuto il loro diritto alla prestazione sulla base del comma 14 dell'articolo 24 della legge Fornero. Non in base ai decreti attuativi emessi successivamente dal ministro, che hanno introdotto paletti e limitazioni non previsti dalla legge riducendo così la platea degli aventi diritto, e nei confronti del primo dei quali (per la salvaguardia di 65 mila lavoratori) hanno presentato ricorso al Tar del Lazio.
Intanto i 65 mila stanno aspettando una risposta dall'Inps ed un ritardo è giù stato accumulato nei confronti di chi avrebbe ad esempio dovuto riscuotere l'assegno dal primo gennaio e febbraio di quest'anno.
 
Giovanna Guzzetti

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