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I Gas, Gruppi di acquisto solidale, sono stati segnalati da uno degli economisti di riferimento del Movimento 5 Stelle, Mauro Gallegati - docente all'Università politecnica delle Marche - , come una realtà a cui guardare con interesse per quanto riguarda il capitolo dello sviluppo. Redattore Sociale è in grado di anticipare i dati di una ricerca su 193 Gruppi di acquisto solidali e 1.613 "gasisti" della Lombardia, condotta dall'Osservatorio Cores dell'Università degli Studi di Bergamo, in collaborazione con il Tavolo nazionale delle Reti di economia solidale.

Per il 79,6 per cento degli intervistati, la qualità dei prodotti è molto importante così come l'impatto ambientale (45 per cento), mentre il prezzo ha rilevanza per il 34,5 per cento. "L'attenzione al risparmio quindi c'è - sottolinea Francesca Forno, docente di sociologia dei consumi all'Università di Bergamo - . Ma i Gas nascono soprattutto per altri motivi, sono una forma di partecipazione sociale e sviluppano attenzioni legate alla persona e al territorio". Del resto, alla domanda sul perché sono entrati in un gas, l'82 per cento ha risposto per un maggior "benessere", il 79,6 per sostenere i piccoli produttori, il 63,5 per costruire relazioni (potevano sceglierne più di una).
 
 I Gas sono composti soprattutto da famiglie con figli (71,8 per cento). Le coppie senza figli sono il 16,1 per cento dei componenti, i single il 5,6 per cento e le famiglie monoparentali il 5 per cento. Hanno un reddito medio alto: per il 56 per cento delle famiglie gasiste va da 2 mila a 3.600 euro al mese e il 25 per cento oltre 3.600 euro. Solo il 17 per cento da 1.200 a 2 mila euro.
 
 Con i gas non si riesce ad acquistare tutto quello di cui si ha bisogno. Le famiglie spendono dalle 70 alle 100 euro al mese attraverso i gas e gli acquisti collettivi riguardano in maniera particolare formaggio (99 per cento dei gruppi), farine (97,9 per cento), frutta (97,4), pasta (96,9 per cento), olio (94,3 per cento), detersivi (90,7 per cento) e verdura (92,2). Sono pochi invece i gas che comprano pesce (48,7), vestiario (48,7) e dolciumi (44).
 
 Per la maggior parte delle famiglie l'entrata in un gas ha provocato un cambiamento negli stili di vita. L'80,6 per cento afferma di aver aumentato l'acquisto di prodotti locali, il 79,4 per cento del biologico, mentre il 42,5 per cento ha ridotto il consumo di carne, il 41,4 per cento va di meno al supermercato e il 38,3 per cento ha forme di autoproduzione.
 
 Solo il 23 per cento dei gas è costituito in associazione, gli altri sono gruppi informali. Nel 72 per cento dei casi c'è una divisione dei compiti tra i vari componenti e fanno in media una riunione al mese. Il 72 per cento non ha contatti con le istituzioni, mentre il 70,5 per cento ne ha invece con altre associazioni o reti del territorio. (dp)

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