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Il Sociale
Libia, continuano le partenze. Uno scafista: "Non è cambiato niente"

Le intemperie che si sono abbattute sul Canale di Sicilia hanno di certo contribuito a diradare e rallentare le partenze dei barconi dalla sponda Sud del mediterraneo, tuttavia non hanno fatto indietreggiare di un millimetro i migranti laggiù, in attesa della tregua dal maltempo per tentare la grande traversata. Lo scorso fine settimane, con il sole e il mare piatto, quattro barconi sarebbero partiti dalla Libia, hanno raccontato a Redattore Sociale alcune fonti locali. Domenica mattina due barconi sono stati rinvenuti abbandonati nei pressi della piattaforma petrolifere off-shore Al Bouri, operata dall'ENI.  Al Bouri si trova a circa 70 miglia dalla costa libica, sul versante occidentale del Paese.

Si presume che i due pescherecci usati per il trasporto dei migranti siano stati abbandonati in mare, dopo le attività di soccorso della gente a bordo. Ciò, nonostante i proclama del Ministero degli Interni italiano Angelino Alfano il quale, a metà agosto, aveva annunciato che i barconi utilizzati per il traffico dei migranti sarebbero stati prontamente distrutti dal personale militare come misura contro il business dei migranti dall'Africa verso l'Europa. Nel giro di un paio d'ore i due pescherecci sono spariti. Evidentemente qualcuno era lì appollaiato, in attesa di recuperarli. "L'alta stagione è finita, ma i migranti continuano ad arrivare" dice un trafficante di essere umani di Zuwara, città sulla costa occidentale della Libia. "Sono soprattutto siriani e marocchini" prosegue l'uomo, concludendo "I marocchini non si vedevano da tempo."  

La guerra civile in cui è sprofondata la Libia a tre anni dalla fine della Rivoluzione, che nel 2011 ha posto fine al regime dell'ex raìs Muammar Gheddafi, per i migranti rappresenta una grande opportunità. I siriani che fino ad Agosto entravano in Libia dall'Algeria o dalla punta meridionale della Tunisia, oggi passano attraverso il valico di Al Assa, area a poche decine di chilometri dalla frontiera ufficiale di Ras Jadir tra la Tunisia e la Libia. La stretta unilaterale del Governo algerino sul confine libico per via dell'allarme d'infiltrazione terroristica lanciato, ha portato ad innalzare una barriera nel quadrante sud-est del Paese. Tuttavia il muro di cinta algerino  pare non aver dissuaso i siriani a raggiungere le coste libiche per inseguire il loro sogno chiamato Europa. E prontamente i trafficanti libici, con la complicità degli ufficiali di polizia tunisini, si sono riorganizzati per proseguire il business.  

Circa l'ultima tratta del viaggio verso le coste europee, quella in mare, sulle carrette a filo d'acqua, anche la fine dell'operazione Mare Nostrum pare non abbia sortito alcun effetto tra i migranti e i trafficanti. Periodo di transizione verso Triton a parte, molti trafficanti in Libia neppure sanno che l'Italia ha suggellato la fine dell'operazione che nel corso di un anno ha salvato la vita di circa 40 mila persone. Alcuni di loro forse non hanno mai neanche compreso l'entità dell'operazione.   "Chi lavorava con barconi in buone condizioni quando gli italiani erano in mare, continuerà a farlo. Allo stesso modo, chi metteva in acqua imbarcazioni da suicidio, altrettanto" ha dichiarato il trafficante di Zuwara. La differenza tra Mare Nostrum e Triton in Libia rimane materia di speculazione per politici e non per uomini d'affari. 

Redattore Sociale

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