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Antonio Conte e Marotta, gli 'uomini Juve' consegnano lo scudetto all'Inter
Antonio Conte - Beppe Marotta (Lapresse)
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Antonio Conte e Marotta, gli 'uomini Juve' consegnano lo scudetto all'Inter

L'Inter conquista il suo scudetto numero 19 nel nome... della Juventus. Il segreto di un dominio nerazzurro netto (nato dopo la cocente delusione per l'eliminazione dai gironi di Champions a dicembre che faceva presagire nubi fosche sulle stagione) e che non ammette repliche sta in due uomini chiave di tanti successi bianconeri del recente passato: Antonio Conte e Beppe Marotta.

Il tecnico salentino è stato centrocampista, anima, capitano e bandiera da giocatore - a cavallo tra gli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio - diventandone poi l'allenatore della riscossa (2011-2014): con lui in panchina tre scudetti consecutivi (epico il primo, strappato al Milan, campione in carica, con le stelle Ibra e Thiago Silva) che hanno aperto il ciclo dei nove titoli chiusosi quest'anno. E dirigente di quella squadra era ovviamente Beppe Marotta: chiamato a risollevare la squadra dopo gli anni difficili del post-calciopoli, è stato la mente delle vittorie bianconere. Lasciando poi nell'autunno 2018 per passare all'Inter (a dicembre), che ora festeggia il tricolore: da Lukaku a Barella, passando per Hakimi ed Eriksen, c'è il marchio di Marotta (e gli investimenti di Suning) in questo trionfo.

Sono tanti i tifosi della Juventus che lo rimpiangono e in queste settimane si è parlato di un suo ritorno proprio alla corte della Signora (che attende di aprire l'Allegri-bis in panchina). Lui però ha smentito seccamente nelle ultime ore: "No, io sono arrivato qui per volontà di Zhang e voglio aprire un ciclo all'Inter. L'anno scorso arrivammo in finale di Europa League, sarebbe bello continuare pur con le difficoltà dovute alla contrazione di ricavi legata al Covid". L'asse Marotta-Conte è il marchio di fabbrica di questa grande annata nerazzurra: "Conte ha una leadership fortissima e tutti hanno seguito il suo credo, questa squadra ha senso di appartenenza e attaccamento alla maglia. In pochi hanno vinto titoli e questo rappresenta un motivo di pressione ma anche uno stimolo per arrivare a un traguardo importante al quale non pensavano di arrivare così presto", le parole di Marotta.

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