Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Sport » Chi è Giovanni Malagò, il nuovo presidente Figc: dal Coni alla nuova sfida per rilanciare il calcio

Chi è Giovanni Malagò, il nuovo presidente Figc: dal Coni alla nuova sfida per rilanciare il calcio

L’ex presidente del CONI guida la FIGC dopo il flop Mondiale: giovani, Nazionale, stadi e rapporto con il Governo al centro del suo programma

Chi è Giovanni Malagò, il nuovo presidente Figc: dal Coni alla nuova sfida per rilanciare il calcio
Giovanni Malagò, presidente Figc (Foto Imagoeconomica)

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. L’Assemblea federale lo ha eletto con il 68,58% dei voti e gli ha consegnato la guida del calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. La successione arriva nel momento più difficile per la Nazionale: l’Italia ha mancato il Mondiale per la terza volta consecutiva.

Dal CONI alla FIGC: il programma di Malagò parte da Nazionale, giovani e stadi

Malagò è il nuovo presidente della FIGC e arriva alla guida della Federcalcio con un curriculum costruito dentro lo sport italiano. Ha guidato il CONI dal febbraio 2013 al giugno 2025, è entrato nel CIO nel 2018 e ha presieduto la Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi olimpici e paralimpici invernali riportati in Italia a vent’anni da Torino 2006.

Nato a Roma il 13 marzo 1959, Malagò arriva da una famiglia legata allo sport e all’impresa. Il padre Vincenzo fu vicepresidente della Roma e fondò il gruppo Samocar, azienda attiva nel settore automobilistico. Laureato in Economia e Commercio, prima di diventare dirigente ha giocato a calcio a 5: con la Roma RCB ha vinto tre scudetti e quattro Coppe Italia, ha vestito anche la maglia della Nazionale italiana di futsal e ha partecipato al Mondiale del 1986 in Brasile. La sua carriera dirigenziale passa dal Circolo Canottieri Aniene, di cui è stato presidente, e dagli Internazionali d’Italia di tennis, dove ha avuto un ruolo organizzativo di primo piano. Nel 2013 viene eletto presidente del CONI battendo Raffaele Pagnozzi, indicato da molti come favorito. Da quel momento diventa una delle figure più riconoscibili dello sport italiano.

Gli anni al CONI gli consegnano risultati, relazioni e peso internazionale. Durante la sua presidenza l’Italia ottiene risultati olimpici storici, tra cui le 40 medaglie di Tokyo 2021. Con Milano Cortina porta i Giochi invernali di nuovo in Italia dopo Torino 2006. Il calcio, però, lo aveva già chiamato in una fase di crisi. Nel 2018, dopo la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale in Russia e il caos nella governance federale, la Giunta CONI nominò Roberto Fabbricini commissario straordinario della FIGC. Il giorno successivo Fabbricini nominò Malagò commissario della Lega Serie A. L’incarico durò fino a maggio, ma mise Malagò dentro uno dei dossier più delicati del calcio italiano.

Adesso trova una FIGC da ricostruire dopo la terza esclusione consecutiva dell’Italia dai Mondiali. Il Consiglio federale è stato confermato in blocco, ma le richieste delle componenti sono diverse: la Serie A vuole più peso internazionale e autonomia, il dilettantismo chiede meno burocrazia, tecnici e atleti vogliono incidere sulle scelte sportive, i club chiedono norme più chiare e nuove risorse. Dopo la proclamazione, Malagò ha usato poche parole: “È veramente molto profondo ed emozionante il senso di responsabilità, da solo non posso fare niente, con voi possiamo fare tutto, grazie a tutti”. Prima del voto aveva detto: “Avverto uno spaventoso peso della responsabilità. Se è successo quello che è successo è necessario cambiare”. In Assemblea ha ringraziato Gabriele Gravina e Giancarlo Abete, riconoscendo la scelta dell’ex presidente federale di dimettersi e il fair play dello sfidante.

Decreto Crescita, betting e vivai: le tre priorità di Malagò per la FIGC

Nel programma di Giovanni Malagò ci sono tre priorità immediate.

La prima riguarda il rapporto con il Governo. Malagò vuole trattare per reintrodurre il Decreto Crescita o una misura simile, capace di incentivare l’arrivo in Italia di giocatori dall’estero. L’agevolazione fiscale è stata abolita nel gennaio 2024. Per la Serie A aveva significato stipendi più sostenibili per i club e più forza nell’attrarre campioni utili anche al valore internazionale del campionato.

La seconda riguarda il betting. Malagò vuole cancellare il divieto di pubblicità sulle scommesse e aprire un tavolo per destinare al calcio una quota dei ricavi generati dalle puntate sulle partite. Il ragionamento è diretto: il calcio produce quel mercato, quindi chiede di recuperare una parte delle risorse.

La terza riguarda l’uso dei nuovi ricavi. Le entrate da agevolazioni fiscali, betting e sostegni pubblici dovrebbero finanziare settori giovanili, impianti, centri sportivi e calcio di base. Qui il programma tocca il punto più delicato: rendere il calcio più accessibile, far crescere i vivai e non perdere talenti italiani prima dell’arrivo tra i professionisti.

Da queste tre priorità parte il resto del progetto. Malagò immagina una FIGC con più peso politico e meno burocrazia inutile. Nel programma la Federazione viene definita “arbitro istituzionale, motore strategico e piattaforma di servizio”. Tradotto: deve scrivere regole, aprire tavoli con Governo e istituzioni, aiutare Leghe, club, dilettanti, tecnici e atleti a lavorare dentro lo stesso sistema. Il primo dossier sportivo è la Nazionale. Dopo la terza assenza consecutiva dell’Italia dai Mondiali, Malagò vuole ricostruire il collegamento tra club, attività giovanile e selezioni azzurre. Coverciano deve diventare il centro tecnico in cui allenatori, Federazione e società si confrontano con continuità. Non un luogo simbolico, ma il punto in cui si decide come far crescere i giocatori italiani.

La fascia più fragile resta quella tra i 17 e i 21 anni. Molti ragazzi escono dal settore giovanile, giocano poco, finiscono in prestiti senza continuità o non trovano spazio tra Primavera e prima squadra. Il programma di Malagò punta a costruire una filiera più chiara: scuola calcio, settore giovanile, Primavera, Lega Pro, Serie B, seconde squadre o partnership tecniche, fino al salto nei club di vertice. La Serie A resta il motore economico. Malagò è stato sostenuto dalla Lega e vuole usare il peso commerciale del massimo campionato per finanziare anche vivai, Nazionali, calcio femminile, futsal, attività paralimpica, dilettanti e infrastrutture.

Sugli stadi il programma chiede un rapporto stabile con Governo, Comuni, Regioni, Sport e Salute e Credito Sportivo. Malagò porta in FIGC l’esperienza di Milano Cortina 2026: tavoli pubblici, autorizzazioni, soggetti privati, infrastrutture e tempi da rispettare. Per il calcio significa impianti moderni, centri sportivi e progetti collegati alla rigenerazione urbana. Dentro il pacchetto economico c’è anche la lotta alla pirateria sui diritti tv. La Serie A perde ricavi se le partite vengono viste illegalmente. Malagò vuole una FIGC coinvolta nel contrasto alla pirateria e nella ricerca di nuove piattaforme di distribuzione, per vendere meglio il prodotto italiano anche all’estero.

Nel programma entra anche il tema degli agenti sportivi. Malagò propone un tavolo permanente con regole più chiare, più trasparenza e tutela dei minori. Il mercato dei giovani incide direttamente sui vivai: famiglie, procuratori, premi di formazione e trasferimenti internazionali possono aiutare o bloccare la crescita dei talenti italiani. Il dilettantismo ha una richiesta precisa: meno pesi amministrativi. Nel programma c’è scritto che “il professionismo deve riconoscere il valore della base” e che “il dilettantismo deve essere liberato da pesi amministrativi sproporzionati”. In pratica: meno adempimenti per chi gestisce società, campi, tesseramenti e scuole calcio; più strumenti per tenere vivo il calcio nei territori.

Malagò dovrà poi riaprire il rapporto con la politica. Abete lo aveva detto prima del voto: in dodici anni è cambiato il rapporto tra sport, calcio e istituzioni. Gravina aveva attaccato il Governo su vivai e infrastrutture. Il nuovo presidente parte da un consenso largo, il 68,58%, ma deve trasformarlo in accordi, norme e risorse. L’orizzonte indicato è il 2030. Sei anni per rimettere la Nazionale dentro il Mondiale, dare più minuti e percorsi ai giovani italiani, modernizzare gli impianti e aumentare il valore del campionato. Malagò conosce i tavoli dello sport italiano: CONI, CIO, Milano Cortina, Serie A commissariata nel 2018. Ora deve usare quella rete dentro la FIGC. La prima frase da presidente indica la strada: “Da solo non posso fare niente, con voi possiamo fare tutto”.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE SPORT