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Guardiola ora è ufficiale: lascia il City. Come ha cambiato la Premier e chi sono i suoi eredi

Pep Guardiola lascia il Manchester City dopo dieci anni e 20 trofei. Resterà nel City Football Group come global ambassador

Guardiola ora è ufficiale: lascia il City. Come ha cambiato la Premier e chi sono i suoi eredi
PEP GUARDIOLA

Pep Guardiola lascia ufficialmente il Manchester City a fine stagione. Domenica contro l’Aston Villa sarà la sua ultima partita in panchina dopo dieci anni, 20 trofei e una rivoluzione che ha cambiato il club e la Premier League. Resterà nel City Football Group come global ambassador.

Dai 20 trofei ai record in Premier, il ciclo del tecnico catalano ha riscritto la storia del City

Adesso non ci sono più dubbi. Pep Guardiola lascia il Manchester City. La partita di domenica contro l’Aston Villa sarà l’ultima del tecnico catalano sulla panchina dell’Etihad, dopo un ciclo durato dieci anni e iniziato nel luglio 2016.

Guardiola aveva ancora un anno di contratto, ma ha scelto di fermarsi. L’addio alla panchina non sarà però un’uscita completa dall’universo City. Il suo legame con il City Football Group proseguirà con il ruolo di global ambassador. In questa nuova veste fornirà consulenza tecnica ai club del gruppo, lavorerà su progetti specifici e collaborazioni.

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Le parole del tecnico raccontano un addio senza rottura, ma con la sensazione di un ciclo arrivato alla fine. “Non chiedetemi i motivi per cui me ne vado. Non c’è un motivo preciso, ma dentro di me so che è il momento. Niente è eterno: se lo fosse, sarei ancora qui. Eterno sarà però il sentimento, le persone, i ricordi, l’amore che provo per il mio Manchester City”.

Il bilancio sportivo è gigantesco. In dieci anni Guardiola ha vinto 20 trofei. Prima di lui, il Manchester City ne aveva conquistati 19 in 136 anni di storia. Il dato spiega più di tante analisi il cambio di scala del club. Il City era già una realtà in crescita, aveva già ricominciato a vincere la Premier, ma dal 2016 in poi ha cambiato completamente status.

Guardiola ha modificato anche la percezione di Manchester. Prima del suo arrivo, la tradizione cittadina era ancora legata soprattutto allo United di Sir Alex Ferguson. Il City è diventato centro di gravità ancora più forte. Non solo per i trofei, ma per il modo in cui ha imposto una nuova idea di calcio inglese: più controllo, più possesso, più ossessione per i dettagli.

Da un lato Manchester, città industriale, pioggia, pub, working class e identità operaia. Dall’altro Barcellona, il sole, l’estetica, l’arte, la casa calcistica di Pep. Due mondi lontanissimi. Guardiola li ha messi insieme senza snaturarsi del tutto e senza trasformarsi in un tecnico inglese classico. Ha portato geometria e controllo in una città che vive di fatica, ritmo, umore e resistenza. Anche per questo il rapporto con i tifosi del City è diventato così forte. Non solo il calcio, non solo lo stile di gioco. La dedizione, l’ossessione e l’etica del lavoro quotidiano. In una città operaia, quel modo di stare al mondo e di intendere il club è stato importante quasi quanto le vittorie.

Prima dell’arrivo di Guardiola, i record del campionato erano distribuiti tra Chelsea, Arsenal e Manchester United. Il Chelsea aveva il primato di punti con 95 nel 2004/2005, quello dei gol fatti con 103 e della differenza reti con +71 nel 2009/2010, oltre ai 48 punti in trasferta nel 2004/2005. L’Arsenal aveva la serie di 14 vittorie consecutive nel 2001/2002. Lo United aveva il +18 sulla seconda nel 1999/2000 e le tre Premier consecutive tra 1999, 2001 e 2009. Dopo Guardiola, molti di quei riferimenti sono diventati City. I 100 punti del 2017/2018, le 18 vittorie consecutive, il +19 sulla seconda, i 106 gol fatti, la differenza reti di +79, le quattro Premier consecutive tra 2020 e 2024 e i 50 punti in trasferta hanno spostato l’asticella della Premier League.

Prima di Guardiola, José Mourinho era stato il più rapido a raggiungere 100 vittorie in Premier in 142 partite e 500 punti in 231. Sir Alex Ferguson aveva toccato 250 vittorie in 404 gare. Jurgen Klopp era arrivato a 500 gol in Premier in 234 partite. Dopo Guardiola, il City ha messo il suo nome su tutti questi traguardi: 100 vittorie in 132 partite, 250 vittorie in 349, 500 punti in 213 e 500 gol in 207.

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La passata stagione era stata la più complicata del ciclo. Il 3-3 con il Feyenoord in Champions League, con i graffi sul volto di Guardiola nel post partita, era diventato una delle immagini più forti della fatica accumulata. Il tecnico era rimasto anche per il gruppo e per provare a chiudere la storia con un finale all’altezza.

Dentro questa fase c’è stata anche la scelta di cambiare vice-allenatore, con l’arrivo di Pep Lijnders, figura molto più di campo. Guardiola è rimasto legato alla squadra e ai tifosi, ma il logoramento di Manchester era ormai evidente. Anche una sua battuta dopo la vittoria dell’EFL Cup contro l’Arsenal lo raccontava bene: “Se ci fosse il sole, a novembre saremmo già campioni”. E ancora: “Con il sole, l’umore cambia. Qui non c’è mai”.

Il tema degli eredi, è già sul tavolo. Il calcio di Guardiola continuerà anche senza Guardiola, perché ormai molti dei suoi “figli” sono diventati allenatori di primo piano. Il City con molta probabilità passerà a Enzo Maresca, cresciuto dentro quell’ambiente e indicato come erede naturale. In Premier c’è Mikel Arteta, suo ex vice, oggi all’Arsenal e candidato a raccogliere il testimone anche nella corsa al titolo. Al Bayern Monaco c’è Vincent Kompany, arrivato anche grazie alla stima di Pep. E al Chelsea è atteso Xabi Alonso, altro tecnico che appartiene a quella generazione cresciuta dentro un calcio in cui, da un certo punto in poi, tutto sembra passare dal metodo di Pep.

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Fuori dal rettangolo di gioco, Manchester è stata anche musica, caos emotivo, orgoglio e cultura pop. La reunion degli Oasis, con Liam e Noel Gallagher tornati in tour nel 2025, è diventata quasi una cornice perfetta per raccontare la città in cui Guardiola ha vissuto il suo decennio inglese. Se nel calcio Pep cercava ordine e geometria, nella musica e nell’amicizia con Noel ha trovato il lato più impulsivo e disordinato di Manchester.

Ora si apre un’altra partita. Si parla di un interesse di Guardiola per l’idea di allenare una Nazionale, non necessariamente l’Italia. Sarebbe un modo per non prendersi un anno sabbatico pieno, continuare a lavorare e tornare a vivere dove è cresciuto, sul mare di Barcellona. Per il City, invece, finisce l’era che ha diviso la Premier in un prima e un dopo Pep Guardiola.

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