La contestazione contro Claudio Lotito non è più soltanto una vicenda calcistica. È diventata un problema politico che attraversa il centrodestra. Mentre la protesta della tifoseria della Lazio continua a crescere tra manifestazioni, petizioni e campagne contro il presidente biancoceleste, nel mondo della maggioranza aumenta il timore che il malcontento possa trasformarsi in un boomerang elettorale.
Rocca sfida Lotito: “Sono andato ad ascoltare migliaia di laziali”

Un’ipotesi che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impensabile oggi viene discussa apertamente nei corridoi della politica romana. A rompere gli equilibri è stato proprio il governatore del Lazio, Francesco Rocca, che, ai primi di luglio, partecipa alla manifestazione contro il presidente della società biancoceleste. La presenza del Presidente della Regione Lazio alla manifestazione anti-Lotito non passa ovviamente inosservata, anche perché il patron biancoceleste siede in Senato tra i banchi della maggioranza. Rocca respinge qualsiasi ricostruzione politica sottolineando che la sua presenza si lega al ruolo di auditore e osservatore di una vicenda che ha richiamato in piazza decine di migliaia di sostenitori. In sintesi: un gesto di attenzione e rispetto verso una comunità che chiedeva ascolto.
“La Lazio sembra una società dilettantistica”. L’attacco del governatore
Di bene altro tono, invece, le parole slegate al ruolo istituzionale. “Da laziale sono ferito e offeso. Oggi il club sembra gestito in modo dilettantistico”. Un giudizio che fotografa la distanza sempre più ampia tra la società e una parte consistente della tifoseria. “C’è una distanza siderale tra la società e i tifosi, che meritano un assetto societario all’altezza della loro storia”. Pensieri e parole che invitano anche a chiedersi se sia arrivato il momento di un passaggio di mano della proprietà biancoceleste. Rocca non chiede un cambio al vertice del club, ma sottolinea la necessità di cambiare direzione e trovare perlomeno un punto di incontro con i tifosi: la contestazione va avanti da mesi, fra raccolte firme, boicottaggi e manifestazioni. Quanto basta per uscire dall’alveo dello sport ed entrare nel campo politico: il malcontento dei tifosi rischia di ripercuotersi anche sul consenso.
La protesta entra nei palazzi: il centrodestra teme il conto alle urne

Sebbene il voto alle urne non dovrebbe dipendere dai risultati ottenuti da una squadra di calcio, è evidente che (il Grande Milan di Silvio Berlusconi insegna) il pallone sia una grancassa straordinaria per il messaggio politico. Nel caso della Lazio, un boomerang: la frattura tra Lotito e una parte della tifoseria biancoceleste va oltre lo sport. Del resto quando si sceglie di entrare in politica occorre considerare anche il legame con il territorio e la comunità. In questa ottica la voce di Francesco Rocca non è isolata. Anche da importanti quotidiani e voci del centrodestra arrivano segnali chiari: la contestazione può trasformarsi in una trappola per una coalizione che, restando in ambito calcistico nel 2027 sogna il triplete Regione, Campidoglio, Parlamento e non vuole ritrovarsi a “zeru tituli”.


