Messi ha salutato l’Argentina, Ronaldo ha annunciato l’addio al Portogallo. Nel giro di poche settimane due leggende hanno cominciato a chiudere un’epoca. E una generazione cresciuta con la loro rivalità si scopre improvvisamente nostalgica.
Messi e Ronaldo, due addii alle Nazionali che fanno sentire una generazione un po’ più vecchia
Ed eccoci qua. “Chissà, chissà domani / Su che cosa metteremo le mani / Se si potrà contare ancora / le onde del mare / E alzare la testa“, cantava Lucio Dalla. È un po’ come ci sentiamo tutti adesso. Ma di canzoni ne potremmo scegliere tante. Ci sono anche gli 883, con “Gli anni d’oro del grande Real / gli anni di Happy days e di Ralph Malph / gli anni delle immense compagnie / gli anni in motorino sempre in due“.
Il fatto è che noi millennial, quelli cresciuti tra gli anni Novanta e Duemila, siamo ufficialmente entrati nel mondo della nostalgia. È strano sentirsi vecchi a trent’anni, quando si ha ancora tutta la vita davanti. Eppure succede. È la condizione di chi si accorge che qualcosa è passato o, forse ancora peggio, di chi comincia a capire che qualcosa può finire. Nello sport eravamo abituati a vivere le domeniche e i mercoledì accendendo la televisione per vedere giocare Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. Ad assistere ai loro gol, alle loro magie, a prendere parte all’eterna rivalità su chi fosse più forte. A scegliere da che parte stare, a prendere in antipatia l’uno o l’altro, a discutere per ore di una giocata, di un record, di un Pallone d’Oro meritato o meno.
Eppure eccoci qua. A distanza di poche settimane, entrambi hanno detto addio alle rispettive Nazionali. Prima Messi, con le lacrime al Monumental di Buenos Aires, poi Ronaldo, con un video rivolto al suo Portogallo. E noi ci accorgiamo che, semplicemente, li amavamo entrambi.
Messi ha chiuso con 208 presenze e 126 gol in Argentina, un Mondiale, due Coppe America e quell’ultima notte davanti a 85mila persone, con un gol e due assist contro il Benin. Ronaldo lascia il Portogallo con 234 presenze, 146 gol, un Europeo e due Nations League. Insieme hanno conquistato 13 Palloni d’Oro: otto Leo, cinque Cristiano.
Numeri impressionanti, certo. Ma c’è anche tutto il resto. Il Barcellona contro il Real Madrid, i Clásicos, le punizioni, le esultanze, le maglie numero 10 e numero 7, le discussioni a scuola, al bar, sui social. Ci ricordiamo quando ci sembrava impossibile che potesse esistere un calcio senza di loro. E adesso quel momento comincia ad avvicinarsi.
È una sensazione particolare soprattutto per la generazione della “terra di mezzo”. Quella cresciuta con i telefoni senza WhatsApp, quando non si era sempre connessi, internet non era ancora parte della quotidianità e i social non esistevano. Poi sono arrivati, hanno cambiato tutto e noi abbiamo dovuto imparare a usarli, adattarci, cavalcare tempi che correvano sempre più veloci, spesso senza nemmeno accorgerci di quanto stesse cambiando il mondo. Oggi ci ritroviamo davanti all’arrivo prepotente dell’intelligenza artificiale. Siamo passati dalla semplicità di vivere con poco a un mondo nel quale è una pretesa avere tutto, subito. E quella generazione ha vissuto tutto, imparando ogni volta a stare al passo con un mondo che cambiava sotto i suoi occhi.
Abbiamo vissuto due epoche senza rendercene conto. E forse è proprio questo che ci rende così nostalgici a trent’anni. Abbiamo visto cambiare il mondo, la tecnologia, le abitudini, il modo di stare insieme. Intanto loro c’erano sempre. Messi e Cristiano Ronaldo. Ogni anno, ogni stagione, ogni domenica, ogni mercoledì. Mentre tutto scorreva, loro rimanevano lì.
Oggi c’è chi ha pianto e chi ha sorriso, chi si è sentito un po’ più vecchio e chi ha teso la mano al futuro. Ma tutti, almeno per un momento, ci siamo ricordati di essere stati fortunati.
Perché quella dei millennial è stata, tra i tanti chiaroscuri, anche una generazione d’oro. Abbiamo visto la scienza fare passi enormi, la prima fotografia di un buco nero, le distanze accorciarsi e possibilità che da bambini sembravano fantascienza diventare realtà. Abbiamo avuto musica, cinema, scoperte e conquiste che ci porteremo dietro per sempre. E nello sport nessuno aveva mai visto una rivalità del genere, due calciatori capaci di dominare il calcio per così tanto tempo, di dividersi record, trofei, tifosi e discussioni. Due modi completamente diversi di essere fenomeni, nello stesso momento storico.
E noi c’eravamo. Cristiano Ronaldo e Lionel Messi continueranno a segnare con i loro club, l’Al-Nassr e l’Inter Miami. Continueremo a vedere i loro gol, le loro esultanze e quelle giocate che ormai riconosciamo quasi a memoria ma che continuano a stupirci.
Ma con questi addii siamo un po’ più pronti anche a immaginare il giorno in cui non li vedremo più toccare un pallone. Il giorno in cui non ci saranno più loro a governare il calcio della nostra generazione. E forse sarà proprio allora che ci accorgeremo fino in fondo di quello che abbiamo avuto.
Intanto ci prepariamo a modo nostro. Un po’ boomer, un po’ quelli che hanno visto tutto. Con i nostri ricordi, le nostre canzoni, le fotografie, i video salvati sul telefono e quei luoghi comuni che appartengono a una delle generazioni più complicate di tutte. Uno, però, oggi sembra fatto apposta per noi.
Non piangere perché è finito, sorridi perché è successo.
Grazie a entrambi. E grazie a una generazione che sa.
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