Al Monumental Messi saluta la Selección con un gol, due assist e ottantacinquemila persone in piedi
Proviamo a immaginare. Se fosse un racconto scritto dalla più grande penna argentina che ha raccontato di sport, Osvaldo Soriano, forse si intitolerebbe “El último tango nunca termina“. L’ultimo tango non finisce mai.
Lionel Andrés Messi Cuccittini: 208 partite, 126 gol, due Coppe America e un Mondiale con l’Argentina. Numeri che sembrano appartenere più a una leggenda che a un calciatore. Forse uno così non passerà mai più da questo pianeta. Eppure la storia del calcio crea legami indissolubili, anche quando all’inizio sembrano impossibili. Messi con l’Argentina ha avuto una storia complicata, a tratti perfino dolorosa. Le critiche perché sembrava amare più il Barcellona della Selección, le finali perse, l’addio, il ritorno. Poi quella maglia numero dieci, diventata definitivamente sua dopo essere appartenuta all’uomo con cui sarebbe stato condannato per tutta la carriera a confrontarsi. Il suo idolo, il mito argentino per eccellenza, quello che prima di lui era diventato quasi una divinità: Diego Armando Maradona.
A volte la storia sa essere beffarda. Forse persino ingiusta. Messi ha dovuto trascorrere buona parte della propria vita calcistica gareggiando, senza averlo mai chiesto, proprio contro l’uomo che aveva ammirato da bambino. Ogni gol, ogni sconfitta, ogni Coppa alzata con l’Argentina finiva inevitabilmente per riportare a quella domanda: Messi o Maradona? Come se per diventare immortale fosse necessario togliere qualcosa all’altro.
Adesso Lionel Messi ha detto basta alla numero dieci dell’Argentina.
Chissà cosa avrà pensato davanti a quegli undici metri che lo separavano dal suo ultimo gol con la Selección. Proprio undici metri, proprio un calcio di rigore. Quella distanza che tante volte è stata la croce della sua storia con l’Argentina e che questa volta gli ha regalato l’ultima corsa verso i compagni con quella maglia addosso.
Avrà pensato di essere un uomo fortunato. Oppure, per una volta, avrà pensato semplicemente di essere un uomo. Uno di noi.
Con le lacrime agli occhi e il cuore a mille, come gli 85mila del Monumental, come Scaloni in panchina, come chiunque davanti a uno schermo abbia capito che quei minuti non sarebbero tornati più. Perché anche quando sai che un giorno arriverà, l’addio di Messi sembra qualcosa per cui il calcio non ci aveva preparato davvero.
Lionel Messi, però, non smetterà di esistere nel cuore di chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare. Ci saranno ancora le immagini, i gol impossibili, le corse con il pallone attaccato al piede, quella maglia numero dieci troppo grande per quasi tutti e perfetta per lui. E forse la lacrima scenderà ancora più forte quando avremo davvero la certezza che non calpesterà mai più l’erba verde di un campo da calcio.
Perché uno così non va mai via. Resta in eterno.
L’ultima notte di Messi con la magli dell’argentina
Il Monumental di Buenos Aires, dove se non lì. Messi è entrato in campo insieme ai suoi tre figli, mentre Lionel Scaloni non riusciva a trattenere le lacrime. Al decimo minuto la partita si è fermata. Dagli spalti è partito un lungo applauso e sopra lo stadio sono esplosi i fuochi d’artificio. Per quarantacinque minuti il Benin ha tenuto l’Argentina sullo 0-0. Messi ha sbagliato qualche pallone, ha mancato occasioni che normalmente trasforma e ha giocato con un’emozione difficile da nascondere. Poi il secondo tempo ha rimesso tutto al proprio posto. Al 48′ il suo calcio d’angolo ha trovato Nicolás Otamendi per l’1-0. Al 61′ ha servito Nico Paz, che ha segnato da fuori area. Al 71′ Messi si è presentato sul dischetto e ha mandato il rigore all’incrocio per il definitivo 3-0.
L’ultimo gol con l’Argentina. Dagli undici metri.
Dopo il fischio finale i compagni gli si sono stretti attorno. Sugli spalti è partito il coro “Olé, olé, olé, olé, Messi, Messi”, mentre uno striscione al centro del campo lo proclamava “Capitano Eterno”.
Messi ha provato a parlare. Non gli è riuscito senza fermarsi più volte.
“Giocare per l’Argentina è la cosa più bella che ci sia. Se dipendesse da me resterei qui a vita. Parlerò più oggi di quanto fatto in 20 anni, perché non voglio che questo momento finisca.
Nel 2022, avevamo il sogno di un intero Paese: diventare di nuovo campioni del mondo. E ci siamo riusciti. Nell’ultimo Mondiale siamo andati vicini a vincere la finale, nonostante la partita contro l’Inghilterra ci abbia prosciugato le energie perché abbiamo dato assolutamente tutto.
Ma questo percorso non riguarda solo gli ultimi 4 anni. Tanti compagni di squadra hanno lottato al mio fianco per questa maglia molto prima che diventassimo campioni del mondo.
Non dubitate mai di quanto ognuno di loro abbia lottato e dato per l’Argentina. Ogni volta che scendevamo in campo, sapevo che potevamo competere contro chiunque perché avevo dei guerrieri al mio fianco disposti a dare assolutamente tutto.
E a questo gruppo: grazie. Mi hanno aiutato a realizzare il sogno che avevo fin da bambino. Voglio anche ringraziare la gente. Ho avuto la fortuna di giocare in tutto il mondo e ovunque andassi ricevevo un’incredibile quantità di amore.
E questo supporto deve continuare. Arriveranno momenti difficili, e sono quei momenti in cui bisogna sostenere la squadra più che mai. Ci saranno sempre persone che vogliono vedere la Nazionale fallire, e non possiamo dare loro questa soddisfazione. Mi mancherete tutti tantissimo, ma sarò sempre dalla vostra parte. Sosterrò questi ragazzi e tutti coloro che verranno dopo di loro. Sicuramente sto dimenticando molte cose che vorrei dire perché questo è un momento molto difficile per me. La prima persona che mi viene in mente è mio padre. Me ne vado grato, orgoglioso e in pace. Grazie di tutto”.
Ventuno anni dopo la prima partita con la Selección, Messi lascia l’Argentina con un Mondiale, due Coppe America e quasi tutti i record della nazionale. Continuerà a giocare con l’Inter Miami, con cui ha un contratto fino al 2028. La maglia numero dieci dell’Albiceleste, invece, quella sera l’ha indossata per l’ultima volta.
🗣️ EL DISCURSO FINAL DE MESSI EN SU DESPEDIDA 🥹🇦🇷 Gracias, capitán, por tantas alegrías. https://t.co/ZiHa6FND20
— TyC Sports (@TyCSports) October 7, 2026


