C’è un genere editoriale che in Italia gode di ottima salute: il funerale anticipato. Si individua un’impresa che prova a costruire qualcosa, si prepara il coccodrillo e si aspetta. Anzi, si spara a palle incatenate sperando di farla affondare. Se poi l’impresa cresce, assume e trova investitori, pazienza: si aggiorna la data delle esequie.
Per Chora Media, almeno a giudicare dai programmi, l’appuntamento andrà rinviato. Nuovi studi a Milano (nell’ex area Richard Ginori) e Roma, altri format in preparazione, acquisizioni all’orizzonte. E 97 persone assunte a tempo indeterminato, dettaglio che nell’editoria italiana merita un po’ più di attenzione di quella riservata abitualmente alla voce costo del personale.
Le due realtà fanno capo a Be Content, società del gruppo Be Water, e il bilancio 2025 chiude con una perdita di circa 494 mila euro. Il rosso c’è, e nessuno lo nega. Ma la storia è un po’ diversa da come viene raccontata.
Secondo le informazioni raccolte da Affaritaliani, il lavoro sui conti è cominciato nel 2023, con un piano triennale messo a punto da Riccardo Haupt, Guido Maria Brera, dalla direttrice generale del gruppo Sabrina Giovannetti e dagli altri azionisti. L’integrazione con Will aveva aperto una fase complicata. La risposta è stata intervenire sulla gestione, mantenendo gli investimenti editoriali e facendo crescere il personale. Per intenderci, il 2023 valeva circa 9 milioni di ricavi e un Ebitda negativo per 2,3 milioni. Nel 2025 i ricavi sono arrivati poco sotto i 12 milioni; l’Ebitda operativo indicato dal management supera il milione, secondo una misura gestionale che tiene conto del trattamento delle fee della capogruppo. Nel frattempo, ascolti e visualizzazioni sono quasi triplicati in tre anni. Chi lavora ai prodotti è aumentato. Il risanamento, insomma, non è passato dalla consueta distribuzione di scatoloni alle scrivanie.
Il peso di Will e il debito bancario
Una parte consistente del risultato finale dipende dall’ammortamento del marchio Will, che pesa per circa 460 mila euro nell’esercizio. L’importo è vicino, per dimensione, alla perdita netta. Rimane un costo economico, ma non comporta un’uscita di cassa nell’anno. È un elemento utile per leggere il bilancio senza attribuire alla produzione quotidiana l’intero segno meno. Non basta, naturalmente, a cancellare la perdita: ci sono anche le altre voci del conto economico, gli interessi e le imposte. Spiega però perché il management consideri il recupero operativo più significativo dell’ultima riga. Il debito bancario è sceso da circa 6 milioni all’avvio del piano del 2023 a circa 3,5 milioni alla fine del 2025. Un dato, potrebbe commentare qualche analista, fin troppo prudente se rapportato al fatturato. Nello stesso periodo i ricavi del perimetro sono passati da circa 9 a quasi 12 milioni. Si tratta dell’esposizione verso le banche, da distinguere dalla posizione finanziaria netta e dal totale dei debiti.
Dove vanno i capitali
A quanto risulta ad Affaritaliani, negli ultimi tre anni il gruppo ha attirato circa 40 milioni di euro di capitali per lo sviluppo di Be Water Film e Be Content. Risorse che riguardano quindi anche il cinema, e che non possono essere attribuite interamente a Chora e Will. L’ingresso di Tether ha portato sull’azionariato molta attenzione, anche politica. Il programma di impiego dei fondi comprende acquisizioni e investimenti nella produzione. Tra le operazioni già realizzate c’è Cronache di Spogliatoio, che secondo le informazioni raccolte sta registrando una crescita a doppia cifra di ricavi ed Ebitda.
Altre acquisizioni sono nei piani. L’ambizione è portare il gruppo, nel prossimo biennio, tra i protagonisti dell’editoria digitale italiana e tra le maggiori realtà europee del settore. È una scommessa impegnativa, che dovrà trovare conferma nei risultati. Intanto gli azionisti hanno scelto di finanziarla. Il 2026 dovrebbe chiudersi con una crescita a doppia cifra dei ricavi e dell’Ebitda. L’aggregato di Be Content e Cronache è atteso sopra i 15 milioni di ricavi, in un mercato pubblicitario che la società considera particolarmente difficile.
Sono in corso anche gli investimenti nei nuovi Studios di via Ludovico il Moro a Milano e a Palazzo Brancaccio a Roma. La produzione richiede spazi e attrezzature adeguati all’espansione nel video, oltre che nell’audio. Quanto ai contenuti, ad Alessandro Cattelan con Supernova, Chiara Piotto con Nessuno Escluso, Lorenzo Pregliasco con Qui si fa l’Italia e Silvia Berzoni con Morning Finance si è aggiunto Antonio Giorgino con Jeantoneria, rivolto alla Gen Z. Ad Affaritaliani risulta inoltre che siano in preparazione tre nuovi format quotidiani dedicati all’attualità politica, in vista dell’anno elettorale. Sullo sport sono previste novità nel tennis e nei motori. Un calendario piuttosto fitto per un’azienda che qualcuno immagina già intenta a spegnere i microfoni.
Calabresi, un’uscita organizzata
Il passaggio più delicato degli ultimi mesi è stato l’addio di Mario Calabresi. La notorietà del fondatore e il suo possibile impegno politico hanno inevitabilmente acceso i riflettori sul gruppo. Dietro le quinte, però, l’uscita era stata preparata con largo anticipo. Secondo quanto appreso da Affaritaliani, Haupt aveva lavorato per mesi alla riorganizzazione, assumendo con il team l’impegno di garantire continuità. Il cambio era dunque previsto e la struttura si era attrezzata per affrontarlo. Le polemiche successive hanno sorpreso più del passaggio organizzativo. Nel management è diffusa la convinzione che una parte degli attacchi alla società serva a colpire Calabresi sul terreno politico. Il gruppo intende restare fuori dalla contesa, anche per tutelare il lavoro di chi non ha alcuna candidatura da sostenere o contrastare.
Del resto, per valutare un’impresa editoriale ci sono già abbastanza questioni da esaminare: ricavi, costi, debiti, pubblico. Aggiungere le preferenze elettorali dell’ex presidente non aiuta molto a capire se un podcast funzioni.
Chora avrà ora da dimostrare che gli investimenti possono produrre una redditività duratura. Haupt si gioca su questo la prossima fase, con una struttura più grande e nuovi capitali a disposizione. Per il funerale, nel frattempo, manca la collaborazione del diretto interessato.


