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Pensioni quattordicesime raddoppiano e meno tasse ai pensionati? La proposta

Pensioni quattordicesime raddoppiano e meno tasse ai pensionati? La proposta RIFORMA PENSIONI NEWS

Più quattordicesime ai pensionati? L'idea è di alzare il tetto di reddito con cui i pensionati possono accedere alla 14esima: portarlo dagli attuali 786 euro/mese ai 1.500 euro mese lordi. E' la prima proposta che il neo segretario generale dei pensionati Carmelo Barbagallo ha formulato dal palco del Consiglio generale che lo ha eletto al vertice della categoria della Uil. Non solo estensioni della quattordicesima, ma anche legge quadro sulla non autosufficienza, riduzione delle tasse sulle Pensioni: sono le priorità indicate da Barbagallo.

Pensioni, quattordicesima anche a chi prende fino a 1.500 euro

L'aumento di pensionati che possano usufruire alla quattordicesima è un tema caro alla Uil, secondo cui “è quanto mai necessario aumentare l’importo ed estendere la quattordicesima a tutti i pensionati con un reddito fino a 1.500 euro lordi al mese“, spiega Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, in una nota. “Con le pensioni di luglio è stata versata la quattordicesima ai pensionati che hanno un reddito al di sotto di 13.391 euro lordi annui (due volte il trattamento minimo). Questa è una misura fortemente voluta dai sindacati che valorizza la storia contributiva dei lavoratori e da loro un concreto supporto in proporzione al reddito. Una misura, che per la Uil, va sostenuta e potenziata proprio per le sue peculiarità“, aggiunge.

PENSIONI QUOTA 100: QUOTA 41 IN POLE? RIFORMA PENSIONI NEWS

Quota 100 pensioni sino al 2021. E Poi? Si va dunque verso una nuova riforma delle pensioni. I sindacati chiedono una maggiore flessibilità di uscita dal lavoro intorno ai 62 anni: questo anche per andare aiutare i lavoratori che hanno perso il lavoro a causa dell’emergenza coronavirus. Il governo ha bloccato i licenziamenti fino al 17 agosto 2020: possibile una proroga sino al termine dell'anno, ma la situazione economica andrà monitorata nelle prossime settimane. E qui torniamo al post Quota 100 pensioni. L'idea è che potrebbe essere sostituita da Quota 41. Ossia: tutti i lavoratori potranno andare anticipatamente in pensione con più di 41 anni di contributi senza il vincolo dell’età anagrafica. Ricordiamo che l'ipotesi di passare da quota 100 a quota 41 al termine del triennio girava già ai tempi del governo Lega-M5s. Ora torna in auge, anche se  questa situazione penalizzerebbe chi ha lavorato in modo non continuo e farebbe fatica a raggiungere 41 anni di contributi.

PENSIONI NEWS DELLE ULTIME SETTIMANE

Pensioni il virus porterà tagli agli assegni dei pensionati. Ecco di quanto

PENSIONI, COVID-19 taglierà gli importi delle pensioni - Pensioni e pensionati attenti: rischi in arrivo tra l'effetto coronavirus e gli effetti dovuti alla revisione dei coefficienti (dal 1° gennaio 2021) per l'applicazione del metodo contributivo stabilito dall'Inps. Nel medio-lungo periodo potrebbero esserci cambiamenti non positivi sugli assegni pensionistici. Il Sole24ore ha elaborato alcune simulazioni di quello che accadrà a quattro fasce d'età diverse, 30, 40, 50 e 60 anni di età al primo gennaio dell'anno in corso. Per loro, partendo da una retribuzione lorda di 15mila euro ogni anno, è stata ipotizzata una prima iscrizione Inps all'età di 25 anni ed un pensionamento a 67 con ultima retribuzione lorda pari a 30mila euro, ipotizzando incremento contributivo con il passare del tempo. Calcolando una pensione pre-Covid (in base all'età) la cifra annua lorda sarebbe tra i 20.305 ai 23.264 euro. Poi Il Sole ha riproiettato il tutto ipotizzando prima l’introduzione dei nuovi coeffidenti di conversione, quindi l’impatto della riduzione del Pil, prevedendo per quest’anno un suo calo del 10% e una futura crescita dell’1% l’anno. Secondo quanto stabilito infatti dall’articolo 5, comma r, del D165/2015 «il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo … non può essere inferiore a uno, salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive». La perdita di quest’anno dovrà comunque essere assorbita nei successivi. Infine, il Sole 24 Ore ha determinato l’effetto di un’eventuale inoccupazione di sei mesi. Dai risultati dell'elaborazione fatta si evince come l’effetto più rilevante sulla prestazione finale sia determinato dalla riduzione del Pil, che comporta per i quattro lavoratori una prestazione più contenuta di circa 114 per cento. Rispetto a una riduzione per il mancato versamento dei contributi, che però talvolta può anche portare a dover rimandare il momento del pensionamento, di circa l’i percento. E a uno 0,5% per la revisione dei coefficienti. Inutile sottolineare l’importanza anche ai fini pensionisti di un ritardo nel breve termine della crescita del nostro Paese. Riassumendo la simulazione del Sole 24 Ore: sommando il calo del Pil, l’impatto di un semestre di disoccupazione e la revisione del coefficiente di trasformazione le pensioni avranno una perdita del 5,5%.

Pensioni, altro che tagli: rivalutazione assegni e riforma. Sindacati all'attacco

Pensioni caldissime. Il tema della riforma pensionistica fa discutere. Mentre sono ufficiali i tagli in vista del 2021 (vedi sotto), i sindacati incalzano il governo Conte. Il leader della Cigl, Maurizio Landini ha fatto sapere che è stato posto "il tema di una riforma del sistema pensionstico e, allo stesso tempo, di una rivalutazione delle pensioni". Ricordiamo che in tema di riforma, Quota 100 pensioni sarà in scadenza a fine 2021 e servirà trovare una quadra sul da farsi.

Pensioni: tagli ufficiali agli assegni. Ecco cosa cambia per i pensionati

Pensioni, il taglio è ufficiale. Gli assegni pensionistici avranno una limatura in basso che oscillerà da un minimo dello 0,3% ad un massimo dello 0,7%. La firma del Ragioniere dello Stato e del Direttore generale delle politiche Previdenziali del Ministero del Lavoro  è arrivata e ora anche la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Tagli alle pensioni confermati dunque. Dal 1° gennaio sono stati rivisti i coefficienti di trasformazione degli assegni delle pensioni. E il loro ammontare. Cosa ha portato a questo taglio degli assegni per i pensionati è presto detto: la speranza di vita ha generato un piccolo incremento e la variazione demografica è stata insufficiente a far scattare un incremento del requisito d'età per le pensioni di vecchiaia ma ha prodotto una limitata variazione dei parametri impiegati per il conteggio retributivo delle pensioni. Chi andrà in pensione nel 2021 dovranno essere conscio che la quota contributiva del proprio assegno pensionistico sarà leggermente inferiore rispetto a chi ha smesso di lavorare quest'anno. L'impatto sulle pensioni sarà più evidente per chi ha lavorato maggiormente con il sistema contributivo puro o misto. Per andare sul concreto dal 2021 lasciare il proprio di lavoro a 57 anni comporterà un coefficiente pari a 4.186% (l'equivalente di un divisore di circa 24). Questa cifra indica gli anni ipotetici nei quali sarà incassata la pensione. Rispetto al 2019 è una riduzione dello 0,33%".  Secondo i calcoli del Sole 24 Ore una dipendente del settore pubblico che va in pensione con 67 anni di età, con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 vedrà scendere il suo assegno complessivo di circa 300 euro all'anno (da 64mila euro a 63.700 euro). La soluzione per non essere danneggiati dai tagli è restare più anni a lavoro, così che sul montante contributivo venga applicato un coefficiente di trasformazione più favorevole.

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