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“Pirlo? Figuraccia internazionale della Figc: serve un reset. Ora Malagò detti un cambio di passo”

Il reputation manager analizza la gestione della crisi: “Errori prevedibili, dilettantismo e approssimazione in FIGC”

“Pirlo? Figuraccia internazionale della Figc: serve un reset. Ora Malagò detti un cambio di passo”
Andrea Pirlo

La Nazionale Italiana si trova in una palude reputazionale. L’intervista all’esperto Luca Poma

Giorni di silenzio, poi un lungo post notturno su Instagram, corretto e integrato il mattino successivo. È la modalità con cui Andrea Pirlo ha scelto di rompere gli indugi sul caso che lo ha travolto insieme alla Nazionale. Una sequenza che, agli occhi di chi si occupa di crisis communication, presenta più di un problema. Ne abbiamo parlato con Luca Poma, professore di Reputation management all’Università LUMSA di Roma, uno dei massimi esperti italiani in materia, dietro alcune delle più delicate gestioni di crisi reputazionali nel nostro Paese.

Pirlo ha comunicato male e tardi”, esordisce Poma. “Il risultato è che ha perso un contratto importante, vicino ai 6 milioni di euro. E la cosa più grave è che questa situazione era ampiamente prevedibile”. Il danno, però, non riguarda soltanto l’ex campione del mondo: “Qui il problema è per tutto il calcio italiano, che di certo non aveva bisogno di quest’altra figuraccia internazionale. Per quanto la vicenda personale di Pirlo pesi, la sua reputazione viene dopo quella della FIGC: è l’istituzione a pagare il prezzo più alto”.

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Ciò che colpisce l’esperto è soprattutto l’assenza di qualsiasi gestione preventiva della crisi. “Sono stati ignorati i fondamentali del reputation management: non c’è stata una valutazione preventiva del rischio sufficientemente attenta, nessuna analisi di ciò che sarebbe potuto accadere. La parola chiave é approssimazione, non saprei definire diversamente ciò che é successo”.

E precisa: “Il punto non è solo Pirlo, che è a tutti gli effetti un brand a sé, con un valore e una riconoscibilità propri. Ciò che sconcerta davvero è che un’istituzione come la FIGC non sia storicamente attrezzata per prevedere e gestire un caso del genere. Malagó, insediato da pochissimo, dovrà rappresentare un punto di svolta, direi di rottura, se vogliamo risollevare le sorti del calcio italiano”.

Nella vicenda si è inserita persino la Russia, che ha espresso solidarietà a Pirlo. Un gesto che Poma liquida senza esitazioni: “Non mi sorprende: la Russia coglie ogni occasione utile per tentare di spaccare l’Occidente, e anche questa vicenda si presta perfettamente allo scopo. Ma Mosca francamente è l’ultima che dovrebbe parlare di reputazione altrui: la sua, direi, non è messa molto meglio”.

Il quadro complessivo, per la Federazione, è tutt’altro che rassicurante. Tre mancate qualificazioni mondiali alle spalle e ora questo pasticcio. “Il punto è che per la FIGC Pirlo era già la seconda scelta, dopo Guardiola. Questo significa che chi arriverà adesso sarà percepito come una terza scelta, e partirà ancora di più in salita, con un deficit di credibilità da colmare fin dal primo giorno”, osserva Poma.

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“In questo momento la reputazione della FIGC è in crisi, é un dato di fatto. Mi verrebbe da definirla una vera e propria palude reputazionale”. E aggiunge, con amarezza: “Questo è l’ultimo spettacolo che avremmo voluto vedere, dopo tre qualificazioni mondiali mancate. Gli italiani, privati della performance sportiva dei mondiali, ora sono dinnanzi a quest’altro spettacolo, decisamente poco edificante”.

Che fare, dunque? Se la Federazione lo interpellasse, Poma non avrebbe dubbi: “Serve un bel reset. Un breve momento di riflessione per riorganizzare le idee e soprattutto far scendere l’entropia, anche perché la posta in gioco non è solo la pur importante nomina del CT bensì l’intero progetto della nazionale azzurra. In secondo luogo, più previsione di scenario: bisogna saper guardare un metro più avanti rispetto alle scelte che si fanno. Inoltre, un media- training di emergenza a chiunque debba prendere la parola in pubblico, abbiamo assistito a scene tutt’altro che efficaci. Poi, basta ‘effetto annuncio’: si parla solo quando le decisioni sono già state prese e sono definitive”.

Infine, un bel riposizionamento per Malagó: “È un manager straordinario, dev’essere il Mattarella del calcio, gestire le relazioni, nazionali e internazionali, e tornare a far sognare la squadra e con essa l’intero Paese”.