Mastantuono firma una tripletta, Moreira cambia il Milan dalla panchina e Adzic punisce la sua ex Juventus nel recupero. Tra i bocciati il Monza e l’Udinese capace di dilapidare due gol di vantaggio a San Siro. Amorim: Cambi azzeccati o errore nella formazione? Più la seconda
La quarta giornata incorona talenti, cambi azzeccati e portieri-muro, ma boccia difese e scelte iniziali
Quattro giornate non bastano per scrivere sentenze, ma cominciano a essere sufficienti per riconoscere qualche tendenza. Roma e Inter sono a punteggio pieno con 12 punti, il Cagliari è quinto a quota 9, mentre la Juventus incassa la prima sconfitta stagionale e resta a 7 punti.
La copertina se la prende Franco Mastantuono, finalmente protagonista con la Fiorentina dopo un avvio complicato. Con lui Diego Moreira, che entra all’intervallo con il Milan sotto 2-0 e in due minuti rimette in piedi la partita. Poi Paul Mendy, Caprile, Coulibaly, Malen e Dybala. E c’è anche Vasilije Adzic, uno con uno strano rapporto con il 13 settembre e i minuti di recupero.
Tra i Flop, invece, parecchia Juventus. Amorim corregge tutto nella ripresa, ma proprio per questo viene una domanda spontanea: se i cambi sono così giusti, quanto era sbagliata la formazione iniziale? Spalletti deve fare i conti con un numero 9 che continua a non segnare, una difesa improvvisamente fragile e una squadra costretta ad affidarsi a Zhegrova per rimettere in piedi la partita. A San Siro l’Udinese riesce nell’impresa opposta: va sullo 0-2 e finisce per prenderne cinque.
I top della giornata: Mastantuono si presenta, Moreira entra e spacca, Adzic ha il vizio del recupero
Mastantuono: piacere mi chiamo Franco
Eccolo. Franco Mastantuono si presenta finalmente al calcio italiano e lo fa con pochissima discrezione: tripletta e Fiorentina vittoriosa 4-2 a Venezia. I viola vanno sotto con Adams, poi l’argentino segna due volte nel giro di pochissimo e completa il lavoro nella ripresa. È la prima vittoria stagionale della Fiorentina e anche il debutto perfetto del Vanoli-bis. A 19 anni il talento non gli è mai mancato. Serviva una partita che facesse capire perché intorno a lui ci fosse tanta attesa. Tre gol possono bastare? Tripletta alla… Mastantuono!
Moreira: entro, spacco, ciao
Una settimana fa era tra i Flop. Buona la prima? Proprio no, avevamo scritto. Diego Moreira deve aver letto.
Amorim lo manda dentro all’intervallo con il Milan sotto 2-0 contro la Lazio. Al 65′ segna al volo sul cross di Pulisic, al 67′ raccoglie il pallone servito da Rabiot e col sinistro fa 2-2. Due minuti, due gol, rimonta completata. A 22 anni e 37 giorni è anche il più giovane giocatore del Milan a realizzare una marcatura multipla entrando dalla panchina da quando il dato viene rilevato, ossia dalla stagione 2004/05. Il Milan ha investito su di lui una cifra enorme, con un’operazione da 45 milioni più 20 di bonus. E poi, bisogna essere onesti (arrivate fino ai flop per capirlo) la concorrenza su quella fascia non sembra insormontabile. Se comincia a entrare e fare questo, qualche risposta sul perché il Milan abbia speso così tanto inizia ad arrivare. Entro. Spacco. Ciao.
Mendy: segna sempre. Specialmente se si trova davanti a una Dea
Paul Mendy ha 19 anni e una particolare ossessione. In Serie A ha segnato tre gol e tutti e tre sono arrivati contro l’Atalanta. Due nella scorsa stagione alla prima da titolare, uno sabato sera a Bergamo.
Adopo scappa e lo serve, Mendy attacca lo spazio e porta avanti il Cagliari. Nella ripresa segna anche una seconda volta, annullata per fuorigioco. Il ragazzo continua a giocare, continua a crescere e quando vede nerazzurro evidentemente gli viene fame. Segna sempre? Non proprio. Ma contro la Dea sì.
Caprile: prende tutto. Una big ci sta pensando?
Il Cagliari è quinto con 9 punti dopo quattro giornate e ha subito appena due gol. Una parte consistente del merito ha un nome e un cognome: Elia Caprile. Quindici conclusioni nello specchio affrontate in questo campionato, 13 parate e l’86,7% di interventi riusciti. A Bergamo ne prende altre tre su quattro. Nel finale l’Atalanta spinge, Kessié lo impegna seriamente e Caprile risponde ancora. Non è più la sorpresa del Cagliari. È una delle conferme della Serie A.
Domanda inevitabile: quanto può restare ancora lontano da una big?
Coulibaly: lo scontro salvezza se lo mette in cassaforte
Tre minuti e Lassana Coulibaly ha già segnato. Passano sette minuti e il Lecce è 2-0. Il Monza accorcia con Mangas, ma al 21′ Coulibaly arriva ancora dentro l’area piccola e firma il 3-1. Doppietta e partita indirizzata prima ancora che qualcuno abbia il tempo di sistemarsi sul divano. Il Monza torna sotto nel finale, ma il Lecce resiste e sale a 6 punti, lasciando Juric a quota uno. Gli scontri diretti a settembre non valgono la salvezza, però valgono punti che a maggio tornano utili nei conti.
Coulibaly ne mette tre in cassaforte.
Adzic: 13 settembre, minuti di recupero. Ci siamo già visti da qualche parte?
13 settembre 2025, Juventus-Inter. Vasilije Adzic entra e al 92′ segna il gol del 4-3.
13 settembre 2026, Sassuolo-Juventus. Adzic entra e al 94′ segna il gol del 3-2.
Un anno esatto. Stessa data. Ancora recupero. Stavolta però la maglia è quella del Sassuolo e davanti c’è proprio la Juventus, che lo ha mandato in prestito. Zhegrova aveva appena trovato il secondo pareggio bianconero. Sembrava finita. Adzic prende il pallone, chiude il contropiede e dichiara ufficialmente aperta la prima mini-crisi della Juve di Spalletti.
Ci sono giocatori che hanno una squadra preferita. Lui, per ora, sembra avere una data.
Zhegrova: un uomo solo nella nebbia
La Juventus perde, la Juventus difende male, la Juventus davanti continua a produrre poco. In mezzo a parecchie cose che non funzionano ce n’è almeno una che ha funzionato: Edon Zhegrova.
Entra al 60′, segna all’82′ il gol dell’1-1 e al 91′ trova anche il 2-2. Due volte il Sassuolo scappa, due volte lui lo riprende. Poi arriva Adzic e cancella tutto. Top in una squadra che perde? Sì. Perché almeno lui ci ha provato davvero. Uomini soli.
Musah: fiducia, polmoni e qualità
Yunus Musah quest’anno sembra finalmente un giocatore consapevole dei propri mezzi. In estate era tra i possibili partenti, Amorim lo ha tenuto e adesso gli sta dando fiducia. A Roma entra all’intervallo al posto di Modric e il Milan cambia faccia. Corre, recupera, accorcia in avanti. Proprio da un suo pallone riconquistato nasce l’azione del 2-2 di Moreira. Amorim dopo la partita ha spiegato che contro una gara fatta di corsa serviva il passo di Musah. Non è soltanto quantità. Quest’anno c’è anche maggiore pulizia nella giocata e una sicurezza diversa. Quando un allenatore ti fa sentire importante, qualche volta si vede. Qui si vede parecchio.
Bobby Malen: promettiamo di non metterlo sempre nella classifica dei top. Sì, però…
Lo promettiamo solennemente: proveremo a non mettere Donyell Malen nei Top tutte le settimane.
Però anche lui dovrebbe darci una mano. A Torino segna ancora, approfittando dell’errore di Perri e dell’assist di Dybala. Sono sei gol nelle prime quattro giornate. La Roma vince 2-0, arriva a 12 punti e resta in testa insieme all’Inter.
Gasperini alla vigilia aveva parlato di numeri “straordinari, al di fuori del normale”. Poi Malen è sceso in campo e ha segnato di nuovo. Bobby, così non vale.
Dybala: se sta bene, gioca. Punto
Gasperini l’aveva detto in maniera semplice alla vigilia: “Se Paulo sta bene gioca sempre”. Fine delle gerarchie e dei ragionamenti. Punto.
Okoye: cinque gol presi e finisce tra i Top. Sì, avete letto bene
Come si fa a prendere cinque gol ed essere uno dei migliori della propria squadra? Chiedere a Maduka Okoye.
L’Inter gli arriva addosso da tutte le parti. Lui ferma Thuram due volte nella stessa azione, poi Barella, Mkhitaryan e tutto quello che può prendere. Sui gol, spesso, può soltanto guardare. Anche nelle pagelle del dopopartita viene indicato tra i migliori dell’Udinese nonostante il 5-3 finale. Cinque palloni raccolti dalla porta e una prestazione comunque da Top. Paradossale, ma il calcio ogni tanto funziona così.
Barella: senatore a vita
L’Inter parte malissimo, va sotto 0-2 e serve qualcuno che riporti ordine e ferocia dentro la partita. Nicolò Barella fa entrambe le cose.
Segna il 2-2 al 35′ con un gran gol, continua a correre ovunque, costruisce, recupera e accompagna. Nell’azione del 3-2 trova anche il lancio che mette in moto Diouf prima dell’accelerazione e dell’assist per Thuram. Gol, quantità e qualità. Con la fascia al braccio. Quando Barella gioca così, definire il suo ruolo diventa quasi inutile. Senatore a vita nel parlamento nerazzurro.
I flop della giornata: la Juve non va, Amorim si corregge e l’Udinese butta via lo 0-2
Kolo Muani e la difesa della Juventus: “La Juve non va ma una vespa e una donna non…”. Ah no, non era così la canzone
La Juve non va, ma una Vespa e una donna non ho? Ah no, non era così. Battute a parte, Luciano Spalletti ha parecchio lavoro davanti. Il Sassuolo segna tre volte nella ripresa e ogni volta entra nella difesa bianconera con una facilità inquietante. Esposito fa l’1-0, Bowie trova il 2-1 all’89′, Adzic chiude al 94′. Zhegrova rimette in piedi la partita due volte, la retroguardia la butta di nuovo giù altrettante.
E davanti? Randal Kolo Muani continua a non lasciare tracce. Dopo quattro giornate il centravanti titolare è ancora senza gol. La Juventus ha bisogno della doppietta di un esterno entrato dalla panchina per riuscire a segnare al Sassuolo.
La difesa viene tagliata come un coltello nel burro e davanti c’è ancora il cartello dell’altra settimana: “AAA cercasi numero 9”.
Amorim: cambi azzeccati o formazione sbagliata? Questo è il dilemma
Tre cambi all’intervallo. Fuori Modric, Estupiñán e Loftus-Cheek. Dentro Musah, Moreira e Pulisic.
Il Milan passa da 0-2 a 2-2 e nella ripresa sembra un’altra squadra. Amorim indovina tutto. Oppure aveva sbagliato tutto prima?
Il portoghese dopo la partita ha ammesso che nel primo tempo il Milan “non c’era” e che non si può giocare soltanto per 45 minuti. Però ha anche detto che rifarebbe le stesse scelte. Qui nasce il dilemma shakespeariano. Bravo a leggere la partita e ribaltarla con tre sostituzioni oppure responsabile di aver dovuto ribaltare la propria formazione dopo appena un tempo?
Essere bravi a correggersi è una qualità. Evitare di doverlo fare sarebbe ancora meglio. Che ne dici mister, la prossima volta lo facciamo dall’inizio?
Estupiñán e Loftus-Cheek: 45 minuti e poi doccia
Il primo tempo di Pervis Estupiñán è da dimenticare. Sul gol di Cancellieri perde completamente il riferimento sul secondo palo. Su quello di Noslin, indovinate un po’? Fa la stessa cosa. Caro Pervis, se errare è umano, perseverare è diabolico. Era stato vicino alla cessione durante l’estate, ma Amorim ha voluto valutarlo e alla fine… lo ha tenuto.
Ruben Loftus-Cheek, invece, gironzola per il campo con l’aria di chi non ha ben capito dove sia. Il giocatore visto nel Chelsea di Sarri, a Milano sponda rossonera, si sarà intravisto due o tre volte, e siamo buoni, in questi anni. Contro la Lazio, praticamente non pervenuto.
All’intervallo Amorim li lascia entrambi negli spogliatoi. Entrano Moreira e Pulisic, il Milan cambia faccia e rimonta fino al 2-2. Dobbiamo aggiungere altro?
Modric: a due in mezzo, 41 anni si sentono
Luka Modric rimane Luka Modric. Il problema è chiedergli di giocare una partita che non è più la sua.
A 41 anni, in un centrocampo a due e in una gara che nel primo tempo diventa una serie continua di corse all’indietro e transizioni, il croato soffre tremendamente. Amorim lo toglie all’intervallo e mette Musah. Il tecnico stesso spiega dopo la partita che se il match diventa “una corsa avanti e indietro” quello non è il contesto giusto per Modric. Il punto quindi riguarda anche chi lo mette nelle condizioni di giocare. Modric può ancora insegnare calcio. Chiedergli però di rincorrere partite impazzite in quaranta metri di campo significa ricordargli la carta d’identità.
Kolasinac: una giornata da incubo
Sead Kolasinac contro il Cagliari soffre, rincorre e alla fine completa la giornata concedendo anche il rigore che Daniel Maldini trasforma per il 2-1. Il tocco di braccio costa all’Atalanta la seconda sconfitta consecutiva. Nella prestazione del bosniaco ci sono difficoltà nei duelli, poca sicurezza e quell’episodio che decide il risultato. Giornata da incubo. Semplice semplice.
Pepo Martinez: Provedel scalda i motori…
Al Bernabeu Josep Martinez prova a dribblare Valverde nella propria area e regala al Real Madrid il 2-0. Sei giorni dopo arriva l’Udinese e sul gol di Ekkelenkamp il portiere nerazzurro è ancora “poco reattivo” usando un eufemismo.
Chivu lo difende pubblicamente e fa bene a farlo. Un portiere non può giocare aspettando il prossimo errore. Ma l’Inter in estate ha preso Ivan Provedel e la concorrenza esiste proprio per questo. Due partite, due episodi pesanti.
Provedel scalda i motori…
Perri: saldi di fine estate
Torino-Roma è ancora sullo 0-0 quando Lucas Perri prova a uscire giocando la palla da dietro. Mancini recupera, Dybala rifinisce, Malen segna. Una partita equilibrata cambia per un errore evitabilissimo del portiere. Settembre è quasi finito, ma a Torino continuano i regali di fine estate.
Colombo: il primo rigore non si scorda mai. Soprattutto se lo sbagli
Dopo 31 partite di campionato arriva il primo intervento del VAR e il primo rigore assegnato della Serie A . Sul dischetto va Lorenzo Colombo. Fuori. Il primo rigore non si scorda mai. Specialmente se sei quello che lo sbaglia.
Monza: pronti, partenza, 3-1
Minuto 3, Coulibaly.
Minuto 10, Tiago Gabriel.
Minuto 20, Mangas prova a rimettere dentro il Monza.
Minuto 21, ancora Coulibaly.
3-1 dopo ventuno minuti in uno scontro diretto per la salvezza. Due dei primi tre gol arrivano da calcio d’angolo. Puoi anche reagire, puoi anche arrivare al 3-2 all’89′, ma se cominci una partita così poi devi rincorrere per settanta minuti. Il Monza resta a un punto dopo quattro giornate, con 11 gol subiti.
Pronti, partenza, 3-1.
Udinese: mai svegliare l’Inter che dorme
Vai a San Siro. Contro i Campioni d’Italia. Dopo 16 minuti sei avanti 0-2 contro l’Inter.
A quel punto hai già fatto la parte più difficile. L’Udinese però comincia a concedere campo e duelli. Carlos Augusto accorcia, Barella pareggia prima dell’intervallo. Nella ripresa Thuram completa il sorpasso, poi arrivano anche Pio Esposito e Bonny. Da 0-2 a 5-2, prima del gol finale di Gueye per il 5-3. Il paradosso è che Okoye finisce tra i Top e la squadra tra i Flop. Significa che il portiere ha fatto tutto quello che poteva e davanti a lui, dopo il doppio vantaggio, è saltato quasi tutto.
Mai svegliare l’Inter che dorme.


