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Trentalange presidente Aia: battuto Nicchi. "Arbitri parleranno con i media"

Aia, niente quarto mandato per Nicchi. Nuovo capo degli arbitri Trentalange

Alfredo Trentalange è il nuovo capo degli arbitri. L'ex fischietto di Torino è stato nominato presidente dell'Aia, battendo il suo rivale e numero uno uscente Marcello Nicchi, per l'ex direttore di gara di Arezzo sfuma così il quarto mandato e inizia una nuova era, dopo 11 anni di presidenza Nicchi. I sondaggi davano lo sfidante in vantaggio di circa un centinaio di preferenze e la distanza è stata confermata nell’urna. Trentalange ha vinto con 193 voti (il 60,3%), Nicchi si è fermato a 125, 2 schede bianche. La spallata - si legge sul Corriere della Sera - nasce dall’insofferenza del mondo arbitrale verso una gestione poco trasparente e condivisa.

L’Aia - prosegue il Corriere - entra così nel futuro. La vittoria di Trentalange, 63enne di Torino, è la dimostrazione che si cerca una svolta. Le persone delle quali si è circondato hanno le capacità per cambiare l’associazione arbitri. Trentalange rivoluzionerà la comunicazione arbitrale e permetterà finalmente ai fischietti di parlare, in che modo è da definire. Spingerà poi sul progetto del doppio tesseramento: la possibilità per i giovani calciatori tesserati di poter contemporaneamente essere anche arbitri. Idea che può rivoluzionare il settore e dare nuova linfa al movimento arbitrale.

Trentalange presidente Aia: battuto Nicchi. "Arbitri parleranno con i media"

"La prima cosa a cui tengo e alla quale voglio lavorare da subito è la creazione di un tavolo dei presidenti di sezione, in cui uno al fianco dell’altro si condividano le problematiche e i bisogni della base e dei territori. Perché bisogna partire dal problema che è quello del reclutamento, e dalla necessità di una svolta sulla formazione", ha spiegato Alfredo Trentalange alla Gazzetta dello sport. L'ex arbitro annuncia una svolta nell'approccio comunicativo: "Serve poi uno stile diretto oltre alla necessità che tutti gli organi tecnici parlino la stessa lingua. Gli arbitri parleranno di più in futuro? Dobbiamo farlo, sarà una cosa naturale, anche con i mass media, e sarà un rapporto reciproco, nel rispetto dei ruoli, con le metodologie appropriate. Ma dobbiamo assolutamente adeguarci a una comunicazione più efficace e più aperta"

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