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Squali strafatti di cocaina in Florida. Anche nel Mediterraneo mafie e coca
cocaina in Sicilia

Gli squali ingeriscono la cocaina abbandonata dai narcotrafficanti

 

Nuotano a zonzo inseguendo prede immaginarie, come avessero visioni oppure si avvicinano agli esseri umani in modo anomalo. Sono aggressivi e allucinati. E’ quanto è stato rilevato da qualche tempo da alcuni ricercatori USA esperti in squali. Il predatore, al di là dei luoghi comuni, non è mai stato un grande problema per l’uomo.

I circa 47 tipi di squali che vivono nel Mediterraneo non attaccano gli umani o sono davvero rari i casi storici che ricordano un’aggressività simile a quella esagerata dei film che hanno suggestionati gli amanti del cinema tra gli anni ‘70 e ‘80: gli squali solitamente stanno lontano dagli uomini. Ma un evento, per adesso solo suggestivo, potrebbe mutare lo scenario, tanto da dare spazio a nuovi film horror di genere.

A largo della Florida è tipico dei narcotrafficanti, inseguiti dalle forze dell’ordine, abbandonare carichi di cocaina zavorrati che poi i “contrabbandieri” passano a recuperare per buttarli nei mercati nazionali. Un gruppo di ricercatori, capitanati dall’ingegnere ambientale Tracy Fanara, si è messo ad analizzare se nel tempo i predatori oceanici si stessero alimentando di questi prodotti chimici e farmaceutici galleggianti gettati in mare in grandi quantità. “Abbiamo visto studi che dimostrano che i pesci sono interessati a questi prodotti farmaceutici, cocaina, metanfetamine, ketamina”, hanno spiegato i ricercatori.

Va tenuto conto che “se queste balle di cocaina sono una fonte puntuale di inquinamento, è molto plausibile che gli squali possano essere influenzati da questa sostanza chimica. Con facilità i pacchetti lasciati perdono la loro integrità, facendo finire in acqua la cocaina che è oltretutto molto solubile”. Sembra la trama di un b-movie ma in questo senso sono stati analizzati i comportamenti anomali di alcune specie di squali nei pressi della Florida, diventati più aggressivi, lunatici e più propensi ad avvicinarsi all’uomo. Nei prossimi mesi Fanara ha in programma di collaborare con altri scienziati marini della Florida per prelevare campioni di sangue da alcuni squali valutandone i livelli di intossicazione e cercando di capire quanta sostanza stupefacente questi esemplari abbiano ingerito.

“Alla fine di ogni pubblicazione di ricerca è necessario svolgere ulteriori ricerche, e questa è sicuramente la conclusione del nostro studio”, ha sintetizzato Fanara, mettendo in connessione le sue rilevazioni con le analisi approfondite sulle vie navigabili interne degli USA dove è emerso che alcuni pesci fossero diventati dipendenti dalle metanfetamine.

Ancora nell’aprile scorso due tonnellate di cocaina, 1.600 panetti, sono stati recuperato dalla Guardia di Finanza italiana al largo della Sicilia, nel Mar Mediterraneo. L’operazione è stata condotta dal Comando Provinciale di Catania della Guardia di Finanza, unitamente ai finanzieri del Gruppo Aeronavale di Messina, che hanno trovato i carichi probabilmente lasciati da una nave cargo, per 400 milioni di valore di mercato. Ed è almeno dall’estate del 2015 che si susseguono casi di ritrovamenti simili in mare, in quella che si ritiene essere una nuova alleanza per lo “spostamento” di stupefacenti tra mafia, ‘ndrangheta e camorra. Ingenti quantità sono state trovate anche nel 2021 e nel 2022, a ripetizione sulle coste siciliane. Nel 2020 vennero trovati addirittura 38 chili in panetti in uno scatolone vicino alla Scala dei Turchi, a Realmonte. Si valuta che dal 2015 sulle spiagge siciliane sia stata abbandonata una tonnellata di droga tra cocaina, hashish e marijuana.

Forse solo una suggestione ma spostandoci in Nuova Zelanda il 2023 ha segnato il più grande sequestro di cocaina del Paese, proprio nella pancia di uno squalo: 3,5 tonnellate di sostanza per 315 milioni di dollari di valore, probabilmente nascosti nella pancia del predatore dai trafficanti.

In queste ore è nata in rete un hashtag dedicato, forse anche memori del surreale film “Cocaine Bear”, inspirato agli eventi realmente accaduti all’orso che negli anni ‘80 ingerì la cocaina smarrita da un narcotrafficante, dove i lettori si aspettano il sequel "Cocain Shark" ma speriamo che le ventresche e gli altri squaletti che imperversano nel Mediterraneo non approfittino del “nuovo mercato acquatico” per trasformarsi in terribili predatori con le allucinazioni.

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