In questo forum si è parlato molto di risorse legate al Pnrr. Il 31 dicembre 2026 è la data di scadenza per queste risorse. L’Italia, che ha avuto una grandissima spinta da tutti questi fondi, come si direzionerà oggi in questo senso?
“La linea da seguire sarà la stessa. Ovviamente, il grosso delle risorse provenienti dal Pnrr è stato utilizzato. Direi anche che sono state utilizzate bene. Il percorso di Infratel ha visto, negli scorsi mesi, il rilascio di ingenti quantità di denaro che sono rinvenute proprio dal corretto utilizzo dei fondi e hanno consentito al nostro sistema Paese di abbattere, per esempio, il bollo auto. Una parte delle risorse rilasciate da Infratel sono state utilizzate per finanziare tale misura. Proseguiamo sulla strada che abbiamo imboccato, quindi continueremo ad analizzare le reti, a capire soprattutto nelle aree grigie e bianche dove ancora non siamo ben presenti, proprio per consentire a quegli investimenti così importanti che sono stati fatti di trovare il 100% di applicabilità. Ovvio che le risorse saranno minori, però dobbiamo anche dire che il grosso l’abbiamo già fatto. Adesso dovremo fare un lavoro molto più certosino e mirato nell’individuazione degli effettivi bisogni. Noi prima avevamo una necessità di massa, mi viene da dire: abbiamo collegato oltre 2 milioni e 700 mila civici, abbiamo potenziato la rete 5G. Adesso dobbiamo anche, sulla base dell’esperienza maturata, individuare le giuste tecnologie. Non per forza dobbiamo arrivare con la rete fisica, quindi con la fibra dovunque, ma potremo anche utilizzare diverse tecnologie. Ecco, diciamo che il futuro è legato all’individuazione ancor più precisa del fabbisogno di connettività, sia dei privati cittadini, ma non dimentichiamoci anche dei fabbisogni della rete pubblica di connettività”.
In Italia si parla ancora molto di digital divide. A che punto siamo e dove stiamo andando su questo fronte?
“Io credo che siamo a buon punto in Italia. L’Italia è un Paese fortemente digitalizzato. Abbiamo scontato un gap infrastrutturale e, secondo me, l’abbiamo colmato abbastanza. Adesso dobbiamo cercare, attraverso un percorso di comunicazione, di colmare il gap culturale, che paradossalmente sta diventando più grande di quello infrastrutturale. Dobbiamo anche comprendere che purtroppo siamo un Paese anziano e la semplicità nell’utilizzo delle tecnologie diventa fondamentale. Quindi dovremo cercare di imboccare una strada che è quella della semplicità. Dobbiamo rendere semplice l’accesso ai servizi digitali, attraverso uno SPID 2 piuttosto che una CIE elettronica 2, nel senso che il cittadino meno capace di utilizzare i sistemi deve essere messo nelle condizioni di farlo da solo. Spesso sottovalutiamo questo passaggio, perché molto spesso i nostri familiari anziani devono per forza essere aiutati da uno più giovane per avere accesso a quelli che sono diritti come cittadini”.
Su questo tema, invece, l’intelligenza artificiale può essere considerata un’alleata oppure no?
“Ho un’idea tutta mia. L’intelligenza artificiale è un’alleata a prescindere. Non posso immaginare che si veda l’intelligenza artificiale come un nemico. E questo in tutti i settori. Ovviamente, noi siamo uno strumento di utilizzo dell’intelligenza artificiale per il mestiere che facciamo. E quindi ci rendiamo conto, però, che in futuro, proprio in funzione del maggior fabbisogno di potenza di calcolo, ci sarà bisogno anche di maggiore connettività. Quindi ben venga l’intelligenza artificiale, se controllata”.
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