Intervista a Rosita D’Angiolella, magistrato e Vice Capo del Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi (DAGL) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
Siamo qui alla quarta edizione del Digital Innovation Forum. Se dovesse utilizzare tre parole chiave, come commenterebbe questo forum e che messaggio vorrebbe lanciare da Cernobbio?
“La cosa che più ovviamente mi ha colpito, ma è quello che penso sostanzialmente, è che innovare è innanzitutto competenza, perché senza competenza non c’è il controllo, non c’è, come dire, la possibilità di fare sovranità, sia digitale, sia strutturale e sia anche regolatoria. Quindi competenze uguale controllo, uguale sovranità. Se dovessi utilizzare tre parole chiave per descrivere il forum direi: futuro, innovazione, necessità di presa d’atto, che quindi tutto quello che verrà da oggi e che già è venuto si gioca rispetto alle nuove tecnologie”.
Si è parlato tanto anche di capitale umano. Secondo lei, quanto è importante oggi saper gestire il capitale umano nell’uso dell’intelligenza artificiale e di tutto quello che riguarda l’innovazione?
“È fondamentale, cioè non è un livello di importanza più o meno graduabile, perché credo sia la base, la precondizione per gestire l’intelligenza artificiale. D’altro canto, proprio ispirandoci al regolamento europeo, anche la legge italiana sull’intelligenza artificiale pone alla base della sua regolazione per principi la tutela della persona e quindi la riserva di umanità. È importantissimo spingere le tecnologie e coglierne le opportunità, perché sono stravolgenti nella vita di ognuno di noi, in positivo, ma sempre in una chiave di assoluta tutela del lato umano, del controllo della persona e della priorità che l’essere umano esercita su tutto quello che la tecnologia oggi è capace di fare. Gli effetti sono strabilianti, come sappiamo”.
Parlando di regolamentazione, in Italia a che punto siamo? Ci vuole raccontare qualcosa in più, in particolare sulla legge?
“Mi piace dire che l’Italia è un primato assoluto in materia di regolazione. Certo, siamo un Paese europeo ed è ovvio che siamo nella fase dell’attuazione del regolamento europeo, che però, sapete, con il Digital Omnibus la gran parte delle attività più importanti, come le attività di alto rischio, sono state rinviate per l’entrata in vigore al 2027. L’Italia ha proceduto prima con una legge generale, la definirei così, perché è una normazione fatta su principi, sull’intelligenza artificiale, che ha consentito di adeguare la legge a tutti i tipi di innovazione. Per cui anche la velocità con cui questi sistemi si innovano e si sviluppano non coglie la vetustà della legge, nel senso che la legge è capace di accompagnare ogni innovazione tecnologica ed è una legge fondamentale proprio perché si basa sui valori fondanti del nostro ordinamento costituzionale e quindi sul nostro sistema giuridico.
Alla legge poi è seguita l’attuazione della legge in settori specifici e si è messa praticamente a terra l’intelligenza artificiale in tutti i settori della vita del cittadino, in tutti i settori sociali: scuola, università, ricerca, professioni intellettuali, giustizia, piuttosto che autorità nazionali. Quindi cosa fanno, chi fa cosa e quindi responsabilità penale e civile, che sembrano l’ultima, come dire, la parte finale, ma in realtà sono la parte più importante, perché il cittadino, anche attraverso strumenti di tutela risarcitoria, come un’azione civile per danni, può sperare ovviamente di ottenere ristoro laddove questi strumenti non siano stati usati così come le regole richiedono, proprio per tutelare la persona stessa”.
Mi viene in mente, ad esempio, l’ultima mossa di Giorgia Meloni per quanto riguarda i deepfake, perché lei stessa ha deciso di registrare il timbro della sua voce. Questo per dimostrare ancora una volta che un pericolo esiste e che ci sono comunque delle azioni che è possibile fare anche sul fronte dei deepfake
“Certo, quella del Presidente del Consiglio è stata un’azione ovviamente preventiva, perché registrare la voce significa assicurarne l’autenticità. Bene che lo faccia, anche perché dà un messaggio di controllo, anche sulla parte preventiva. Poi, certo, la tutela è successiva, quando la voce è stata malamente usata, alterata, buttata così sui deepfake e quindi poi scatta la tutela penale e civile”.
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