Di Tommaso Cinquemani
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Onorevole Caronna, in Italia si parla tanto di come trovare le risorse necessarie a rimettere in moto l’economia. Renzi ha appena lanciato il Jobs Act. Quali opportunità offre l’Unione europea?
“La maggior parte del bilancio comunitario è destinato proprio ad aiutare il settore produttivo e di ricerca europeo. Per quanto riguarda i fondi strutturali, cioè quelli gestiti direttamente dalle Regioni e da Roma, ci sono a disposizione circa 32 miliardi di euro: 7,7 per le regioni più sviluppate, 22 per quelle meno sviluppate e il resto per le regioni di transizione”.
Siamo stati capaci di intercettare queste disponibilità durante il bilancio settennale precedente?
“Le nostre regioni del Sud non sono state in grado di usare per bene queste risorse per mancanza di strategia e competenze. Contendiamo la maglia nera di inefficienza con la Bulgaria e la Romania”.
Se questi soldi sono a disposizione perché non riusciamo a spenderli. Non basta fare un progetto e prendere i soldi?
“Prima di tutto bisogna dire che alcune regioni sono state capaci di spendere queste risorse. Parliamo dell’Emilia Romagna, del Friuli, della Toscana e di altre. Altre regioni, come la Sicilia, la Campania e la Calabria, sono state invece molto deficitarie. Manca una vera programmazione, una strategia e anche del personale politico e amministrativo all’altezza. C’è poi il patto di stabilità interno che può frenare l’accesso ai fondi”.
In che senso?
“Una volta che viene stilato un progetto l’Unione europea ne finanza solo una parte, il 50% o anche di più. Il resto dei fondi deve essere messo dal pubblico. Con il patto di stabilità interno può essere che i Comuni non abbiano le risorse per fare la loro parte e quindi si perdono anche i fondi europei”.
L’Italia ha un disperato bisogno di drenare tutte le risorse disponibili, il fatto che Renzi non abbia nominato un ministro agli Affari europei può svantaggiarci?
“Non credo che questo sia un problema. Credo piuttosto che la cosa fondamentale sia che il governo, nel suo complesso, capisca che il rapporto con l’Europea in generale e con questi temi in particolare deve essere costante e non una tantum”.
Ci sono dei vincoli rispetto a questi fondi? Le Regioni possono ad esempio spenderli per incentivare le assunzioni o per ridurre il cuneo fiscale?
“La politica di coesione ha un obiettivo, quello di promuovere una azione comune a tutta l’Europa per raggiungere alcuni obiettivi: aumento dell’occupazione, riduzione della povertà, sviluppo di una economia green, aumento del livello di istruzione e aiuto alla ricerca. Tutti i progetti che perseguono questi obiettivi possono accedere ai fondi europei”.
Ci sono poi dei fondi gestiti direttamente da Bruxelles. La Politica agricola comune (PAC) assorbe un terzo del bilancio europeo. I critici dicono che è una politica che aiuta gli agricoltori dei Paesi nordici piuttosto che quelli mediterranei. E’ così?
“La Pac è un compromesso tra due Europee, quella del Nord che privilegia un tipo di agricoltura intensiva e quella Mediterranea, fatta di piccole aziende ma che fanno prodotti di qualità. La Pac cerca di aiutare entrambe le realtà”.
Ci sono poi altri programmi minori gestiti direttamente dall’Europa, come Horizon2020, Cosme o l’Erasmus. Anche per questi programmi l’Italia è in coda alle classifiche?
“Ci son alcune imprese e università che sono molto attrezzate e hanno investito nella costruzione di professionalità adeguate e riescono ad intercettare i fondi europei gestiti direttamente dall’Unione. C’è invece una maggioranza di soggetti che non riesce a competere con realtà più strutturate e agguerrite”.

