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Affari Europei
In Ue aperte 91 procedure d'infrazione. L'Italia rischia di pagare miliardi in multe

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Onorevole Bordo, secondo i dati del Dipartimento per le Politiche europee l’Italia ha attualmente 91 procedure di infrazione aperte. Che cosa significa?
“Significa che ci sono 91 dossier aperti a Bruxelles in cui l’Italia è sotto osservazione per non aver recepito nell’ordinamento nazionale norme di livello comunitario, oppure per aver violato il diritto europeo. Queste situazioni, se non vengono sanate tempestivamente, portano a delle sanzioni economiche, anche onerose”.

Che cosa si intende per recepimento del diritto comunitario?
“Quando a Bruxelles vengono adottati degli atti il legislatore italiano deve recepirli. Al Senato, attraverso la Legge di delegazione europea, l'Italia sta ad esempio recependo la Direttiva tabacco, che impone nuovi standard per i produttori di sigarette”.

E per quanto riguarda la violazione del diritto comunitario?
“Nella maggior parte dei casi l’Italia si adegua alle linee generali che arrivano dall’Unione, ma non rispetta fino in fondo le indicazioni. È emblematica la normativa appena approvata sulla responsabilità civile dei magistrati”.

Quanto a numero di infrazioni siamo nella media europea?
“Assolutamente no, siamo tra gli ultimi in classifica”.

Come mai questa debacle?
“Ci sono due ragioni che ci hanno portato a questo ingloriosa posizione. Primo, non siamo sufficientemente attivi nella fase ascendente del processo legislativo. Questo significa che, quando le decisioni vengono prese a Bruxelles, l'Italia non partecipa ai tavoli, non interviene, non si oppone, non cerca alleanze”.

Quindi i Paesi che sono più attivi riescono ad avere leggi favorevoli?
“Significa che se un Paese non fa sentire la propria voce non può influire nel processo legislativo. Ne è un esempio la normativa che regola la grandezza delle maglie delle reti da pesca. È pensata per la pesca in Oceano, non per quella nel Mediterraneo”.

E la seconda ragione della nostra cattiva performance qual è?
“Siamo lenti. In passato il Parlamento non ha recepito le normative europee e ora siamo indietro. Ma grazie alla spinta impressa dal governo e al lavoro che stiamo facendo in Commissione stiamo recuperando. Fino a pochi mesi fa le procedure aperte erano 120, ora sono molte meno ed entro il 2015 prevediamo di abbassare ancora il numero”.

Ci troviamo davanti ad una Europa matrigna? Le normative che noi dobbiamo recepire e rispettare mirano a migliorare la vita dei cittadini o sono vincoli insensati?
“L'azione legislativa europea ci ha fatto fare dei passi avanti in molti settori, come l'ambiente, la finanza, i diritti, la giustizia. Ci ha spronato a raggiungere standard più alti, con norme ispirate alle best practice dei paesi nordici. Basta pensare al codice degli appalti”.

In che senso?
“La normativa italiana è confusionaria e inefficiente. Ha migliaia di norme e spesso non si riesce a capire che cosa si deve o non deve fare. La normativa europea invece è molto più semplice e lineare, basterebbe ispirarsi a quella per riformare la nostra”.

Tornando alle 91 procedure aperte, l'Italia rischia di pagare delle multe?
“Certo, quando si apre una procedura di infrazione allo Stato viene dato un lasso di tempo per adeguarsi, se alla fine non ha fatto nulla viene sanzionato, anche per decine di milioni di euro al giorno”.

L'Italia sta pagando attualmente delle sanzioni?
“Sì, in materia di rifiuti stiamo pagando delle multe per la inadeguatezza delle nostre strutture. Ma oltre al danno economico ce ne è uno di immagine: non è possibile fare sempre la figura delle pecore nere in Europa”.

Tags:
europaprocedura d'infrazioneitaliamultemichele bordo
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