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Affari Europei
Ue, nuova politica sull'immigrazione. All'Italia sede e comando operazioni

La missione Ue per combattere il traffico illegale di migranti dalle coste della Libia avrà probabilmente una sede e un comandante italiani. Lunedì, il tema della missione sarà affrontato dai ministri degli Esteri dei Ventotto, che potrebbero già deliberare l'operazione (se il consiglio di Sicurezza dell'Onu avrà nel frattempo approvato la risoluzione) e in quella occasione saranno stabiliti anche i dettagli operativi come sede e comandante. In ogni caso, il lancio formale della missione sarà fatto dai capi di Stato e di governo al vertice di fine giugno.

Poco più di tre settimane dopo l'ultima terribile strage del mare, quando molte centinaia di migranti sono annegati nel tentativo di raggiungere le coste italiane dalla Libia, l'Europa è impegnata nel mettere in campo misure di contrasto al traffico illegale di persone e una nuova più complessiva politica Ue per affrontare la questione immigrazione.

Due sono i percorsi paralleli seguiti: da un lato l'agenda per una nuova politica migratoria che sarà presentata dalla Commissione oggi a Bruxelles, dall'altro la messa in campo rapida della missione Csdp (ovvero nell'ambito della Politica comune di sicurezza e difesa dell'Unione europea). Dopo l'intervento dell'alto rappresentante Federica Mogherini all'Onu, sembra che anche in quella sede sia stata capita l'emergenza e il consiglio di Sicurezza, assieme ai paesi Ue, è ora al lavoro per mettere a punto una risoluzione che renda efficace la missione.

Non si tratterà di un'azione di guerra, e verrà fatta in accordo con i rappresentanti delle diverse fazioni attive in Libia, ma il suo obiettivo è quello di stroncare il traffico di migranti non solo nell'ultimo tratto del viaggio, ma già a partire dai paesi di origine e transito, con il sostegno più ampio possibile.

Se ci sarà la risoluzione, già lunedì il Consiglio Esteri potrà approvarla per poi lasciare ai capi di Stato e di governo, al vertice di fine giugno, il lancio formale. Ma anche se la risoluzione Onu dovesse farsi attendere, lunedì ci sarà comunque un primo via libera politico, mentre quello giuridico sarà demandato a un altro qualsiasi formato del Consiglio dopo l'adozione della risoluzione.

Oggi intanto, il collegio dei commissari approverà la nuova agenda Ue per la gestione della questione migratoria, che sarà poi presentata dalla stessa Mogherini, con i colleghi Frans Timmermans e Dimitris Avramopoulos. Secondo quanto si è saputo e le bozze consultate, si tratterà di un cambio radicale di passo rispetto al passato, con un sistema di quote obbligatorie per la "redistribuzione" dei richiedenti asilo fra i diversi paesi Ue, sulla base di criteri come il prodotto interno lordo, la popolazione del paese, il tasso di disoccupazione e le cifre passate sui richiedenti asilo.

Il nuovo sistema di reinsediamento dei rifugiati che si trovano nei campi profughi sarà invece su base volontaria. La questione delle quote è particolarmente delicata e nel lavoro di limatura dell'agenda ancora in corso si sta cercando di stabilire cifre che consentano successivamente al Consiglio dei Ventotto di approvare l'agenda a maggioranza qualificata.

Il documento comprende poi la conferma del rafforzamento di Frontex, la creazione di "hotspot" nei paesi più esposti, il sostegno alla missione Csdp, e programmi di protezione e sviluppo regionale in Nord Africa e nel Corno d'Africa. Oltre a queste misure più urgenti, l'agenda della Commissione prevede anche una strategia di lungo periodo, con parti dedicate alla cooperazione allo sviluppo, l'aiuto ai rifugiati, le politiche sulle riammissione e la migrazione regolare.

La proposta della Commissione dovrà come sempre essere approvata dai Ventotto e dal Parlamento: e già si sono delineati gli schieramenti di paesi che potrebbero mettersi di traverso. Se quelli più esposti agli sbarchi, Italia, Spagna, Grecia, Francia e Malta, sono i maggiori sostenitori della nuova politica, sono affiancati anche da Germania, Svezia, Austria e Paesi Bassi, fra le mete più richieste dai migranti.

Meno favorevoli a una politica di quote obbligatorie sono soprattutto i paesi dell'Est Europa, Polonia, Ungheria, Romana, Repubblica Ceca, Slovacchia, i Baltici. Quanto al Regno Unito e all'Irlanda, sono esclusi dagli obblighi comunitari in questo settore e dovrebbero decidere (il cosiddetto "opt in") se partecipare alle iniziative. Londra ha comunque già fatto sapere di essere contraria alle quote obbligatorie. L'anno prossimo, quando è prevista la revisione del regolamento di Dublino, secondo il quale ad accogliere chi richiede l'asilo deve essere il paese di arrivo, sarà possibile una modifica conseguente al nuovo sistema di quote.

 

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