Dubbi e preoccupazioni si addensano intorno all’accordo di principio raggiunto a Bruxelles tra Turchia e Ue sulla crisi dei migranti. Il blocco dei Paesi dell’est (più l’Austria) resta fermo nel non voler accettare le quote di ricollocamento, mentre l’Onu, per bocca dell’Alto commissario per i rifugiati Filippo Grandi, si è detto “profondamente preoccupato per tutte le disposizioni che implicheranno il rientro indiscriminato di persone da un paese all’altro”. La bozza dell’accordo, ha aggiunto il capo dell’UNHCR, “non fornisce garanzie di protezione ai rifugiati in virtù del diritto internazionale”.
Uno dei più ostili è il premier ungherese Viktor Orban, il quale ha assicurato che la rotta balcanica seguita dai migranti verso l’Europa resta chiusa. “Da ora abbiamo chiuso la rotta che incrocia i Balcani occidentali”, ha spiegato Orban alla stampa uscendo dal vertice Ue-Turchia a Bruxelles. Il premier ha ribadito la netta contrarietà dell’Ungheria all’accordo di principio tra Burxelles e la Turchia, secondo il quale per ogni profugo siriano illegale che Ankara si riprende, un altro sarà ricollocato legalmente in Europa.
Ma anche la Russia fa sentire tutta la sua contrarietà alle tratattive tra Bruxelles e Ankara. I leader di Ue e Turchia nel summit dedicato ai problemi dell’immigrazione hanno affrontato solo problemi tattici e non hanno toccato le vere cause delle migrazioni di massa dal Medio Oriente all’Europa. E’ il commento, scritto oggi sulla sua pagina Facebook, del presidente del Comitato del Consiglio della Federazione (il Senato russo), Konstantin Kosaciov, sul vertice di ieri a Bruxelles, come riporta la Tass. Nonostante il “summit Ue-Turchia si presenti come un successo”, ha scritto, vi e’ la sensazione che “i leader Ue per ora siano riusciti a risolvere solo un problema tattico: attraverso nuove barriere alleggerire la crisi sul proprio territorio”.
“Questa difficilmente si può chiamare strategia”, ha aggiunto il parlamentare della Federazione russa. Una vera strategia dell’Unione europea, a suo dire, dovrebbe essere quella di “promuovere la soluzione politica e umanitaria dei problemi in Medio Oriente, rifiutando la politica del regime change”, ma anche quella di “incentivare (costringere?) la Turchia a mettere da parte le sue intenzioni egoistiche di lucrare sul caos e parallelamente risolvere solo la ‘sua’ questione curda (ed esclusivamente a suo favore)”. “La Turchia non si è fatta carico di alcuna responsabilità. – ha aggiunto Kosaciov – E l’Unione europea non ha insistito a quanto pare. Quindi la crisi non è conclusa”. A suo dire, alla fonte la crisi “continuera’”, mentre i negoziati Ue-Turchia “non avranno influenza sul suo catalizzatore: l’islam radicale di ala terroristica”.
Nel frattempo il governo turco cerca una sponda nella Grecia. La crisi dei migranti è il tema principale dell’incontro di oggi a Smirne tra il premier turco Ahmet Davutoglu e il collega greco Alexis Tsipras. Davutoglu è arrivato direttamente da Bruxelles e al centro del colloquio ci sarà l’accordo di principio che Ankara ha trovato con l’Ue e che prevede che la Turchia si prenda la responsabilità del rientro degli immigrati illegali giunti in grecia. A tal fine la Grecia attrezzerà delle strutture nelle isole di maggiore afflusso

