Draghi alla NATO buona notizia, in giro troppi bellicisti: ora serve prudenza

Draghi potrà essere paladino di quella prudenza in grado di seminare fiducia e futuro

L'opinione di Daniele Marchetti
Esteri

Draghi a capo della NATO

Dopo le improvvide bramosie di espansione che hanno non poco contribuito a destabilizzare un già fragile equilibrio geostrategico mondiale, la nomina di Mario Draghi a capo dell’Alleanza atlantica (NATO) - come ormai si vocifera nelle sedi che contano - sarebbe davvero una gran buona notizia, non già per l’Italia, ma per l’intero continente.

L’esperienza ma soprattutto il buon senso, la prudenza e, sul versante opposto, la determinazione e la forza della serietà sono le doti che l’ex Governatore della Banca d’Italia, l’ex Presidente della Banca Comune Europea e l’ex primo Ministro italiano può assicurare ad un tempo di svolta e di drammatica danza sulla fossa d’un conflitto nucleare.

Un tempo che grida a gran voce l’esigenza di fermare la macchina. Non di indietreggiare o di cambiare rotta, ma di gestire con illuminata intelligenza i mutamenti che l’in-globalizzazione sta determinando. Serve oculatezza e saggezza! E serve, per tutti, una nuova prospettiva.

La NATO per come pensata 60-70 anni fa non ha più gran senso. Anzi, rischia di divenire il problema. Serve una novità anche in campo geopolitico. Lo reclama la nuova situazione di guerra “mondiale a pezzi”, lo impone, con la crisi climatica, uno sviluppo sbilanciato ed ingiusto, lo rivendica la nostra storia e la nostra cultura, di quello che invochiamo come mondo libero ma che appare sempre più cultore di morte.

Draghi non potrà fare miracoli, certamente. Ma potrà essere paladino nella stanza dei bottoni dell’Occidente, di una sensibilità, di un sistema di valori e di quella prudenza attiva in grado di seminare, finalmente, fiducia e futuro non solo alle nazioni che ne fanno parte ma all’intero pianeta.

L’ONU purtroppo conta sempre meno. I veti lo hanno strangolato, quasi suicidato. Ecco che la NATO, con una guida sicura ed oculata, può divenire una suprema camera di compensazione delle varie tensioni e dei vari interessi che spesso si fingono geostrategici essendo nient’altro che economici. Mario Draghi può essere la persona giusta al momento giusto; prima che il mondo giunga sull’orlo del non ritorno.

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