Migranti-lavoro, Meloni assediata dalla Sx Ue: cosa c'è dietro agli attacchi

La premier italiana Giorgia Meloni sembra essere diventata come un pretesto per altri paesi, per regolare i conti interni con le opposizioni di destra...

di Vincenzo Caccioppoli
Politica

Da Vox a Le Pen: dietro agli attacchi alla Meloni la regolazione dei conti interni (e le Europee 2024). Analisi 

Dopo l’incauta dichiarazione del ministro degli Interni francese Gerard Darmanin, sei giorni fa, non nuovo a dichiarazioni sopra le righe, che aveva definito il governo italiano incapace nella gestione dei migranti, ecco arrivare quella del capo del partito di Macron Stéphane Séjourné: "Meloni fa tanta demagogia sull'immigrazione clandestina: la sua politica è ingiusta, disumana e inefficace". Ma alla Francia nelle accuse alla politica della Meloni, ora sembra essersi unita anche la sinistra spagnola.

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La vicepremier Yolanda Diaz, che si è appena candidata per la premiership spagnola con un nuovo partito, Sumar, è entrata ieri, a gamba tesa sul governo italiano, accusato di portare avanti riforme "contro i lavoratori", facendo riferimento al decreto del 1 maggio con cui l'esecutivo di centrodestra ha, tra le altre cose, introdotto nuove regole per incentivare le assunzioni con contratti a termine.

Ma al di là del cattivo gusto di entrare nelle dinamiche di politica interna di un altro paese sovrano, quello che salta subito agli occhi è come la Meloni sembra essere diventata come un pretesto per altri paesi, per regolare i conti interni con le opposizioni di destra. E’ innegabile, infatti, come Macron senta ormai sempre più il fiato sul collo della Marine Le Pen, battuta alle ultime presidenziali, e che viene ora data in netto vantaggio in tutti i sondaggi, e allo stesso tempo la sinistra di governo in Spagna cerchi di attaccare la destra dei Popolari, ma soprattutto quella di Vox, alleata di Fratelli d’Italia in Europa, per recuperare il netto svantaggio che ha contro il centrodestra, in vista delle politiche di dicembre di quest’anno. Non è un caso che la stessa Meloni, con grande eleganza, occorre dirlo, ha sottolineato questo aspetto, senza esacerbare eccessivamente i toni: "Ci usano per regolare conti interni”.

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Su questo punto la Diaz è stata esplicita con la destra di Vox: "Il vostro programma di governo, il programma nascosto, parla di restrizione del diritto di sciopero, contrattazione collettiva, privatizzazione delle pensioni e ritorno ai contratti per la spazzatura", ha denunciato rivolta a un deputato del partito di destra. Per Diaz, il modello a cui si ispira Vox è quello del governo Meloni, che "ha emanato il 1 maggio un decreto contro i lavoratori" che prevede il "ritorno ai contratti spazzatura".

Per quanto riguarda invece il partito di Macron, è chiaro che ormai la sua flebile maggioranza in patria non gli permetta ampi spazi di manovra, come si è ben visto, in occasione della forzatura adottata con la recente riforma sulle pensioni. Ma quello che preoccupa maggiormente Macron, evidentemente sono le prossime elezioni in Europa, dove il suo partito rischia seriamente di diventare marginale, proprio a causa del probabile grande risultato che potrebbe fare il partito della Meloni. Inoltre il progetto di alleanza tra Ecr e popolari, che la Meloni sta portando avanti da mesi, insieme al suo fido ministro degli affari europei, Raffaele Fitto e al copresidente del gruppo parlamentare, l’eurodeputato Nicola Procaccini, potrebbe spostare sensibilmente gli equilibri a Bruxelles, a tutto vantaggio del centrodestra.

Come non ricordare, tal proposito, le durissime parole che la portavoce della sinistra europea indirizzo alla Meloni, all’indomani della strage di Cutro: "Dobbiamo dire che Giorgia Meloni ha le mani sporche di sangue", ha dichiarato Sonja Giese”, e accusando esplicitamente Manfred Weber ovvero il leader del Partito popolare europeo e altri conservatori in questo Parlamento di stringere quella mano “nella speranza di ottenere benefici dopo le elezioni europee".

Accuse gravissime che sottintendono un chiaro nervosismo di chi vede nella Meloni, una possibile leader anche in Europa che possa guidare i movimenti di destra, che come visto anche nelle recenti elezioni in Svezia, Finlandia e Bulgaria, sembrano avere il vento in poppa in mezza Europa. Ma questi attacchi concentrici da più direzioni dovrebbero paradossalmente non dispiacere troppo alla premier italiana, perché sono la prova evidente di come, dopo soli sei mesi di governo, la sua leadership desti assai preoccupazione in Europa.

A livello internazionale Giorgia Meloni, fin dal G20 di Bali, ha da subito guadagnato la stima e la considerazione dei principali leader internazionali, a cominciare da Biden e dal leader cionese Xi Jinping. Evidentemente così come è accaduto in patria, anche nelle cancellerie europee, è stato commesso, all’inizio, un grave errore di sottovalutazione verso di lei, che veniva considerata a torto, come una sovranista e populista, inesperta nel ruolo che stava assumendo e che perciò avrebbe presto palesato tutti i suoi limiti. Nel vuoto di leadership di cui sta soffrendo l’Europa, dopo l’uscita di scena di Angela Merkel, la nostra premier sta dimostrando invece di avere , a buon titolo, le carte in regola per giocare un ruolo da sicuro protagonista anche in campo internazionale.

E agli altri leader non resta quindi che cercare di attaccarla scompostamente, per frenare la sua ascesa e per attaccare i suoi possibili alleati o affini. E la sua reazione a questi attacchi dimostra ancora di più quanto la sua caratura sia entrata a tutti gli effetti in “modalità” leadership. Mentre Macron, Sanchez e Scholtz, per differenti motivi, devono far fronte a debolezze interne e a scarso appeal internazionale, la Meloni può contare su una maggioranza stabile in patria e su una considerazione in salita a livello internazionale, che può bene sfruttare, anche grazie alla sua carica di presidente del partito dei conservatori europei, in vista delle prossime importantissime elezioni europee.

Quindi pare inevitabile che, con l’approssimarsi delle elezioni europee, previste a maggio del prossimo anni, gli attacchi di altri paesi contro di lei si moltiplicheranno. Ma questo potrebbe paradossalmente spingere i popolari europei (soprattutto se a vincere le elezioni in Spagna sarà il centro destra, come pare probabile) a superare lo scetticismo verso un'alleanza con i conservatori. Ed è anche per questo che tutto sommato alla Meloni questi attacchi, che oltretutto in patria è ben abituato al clima di ostilità, come già detto, in fondo non dovrebbero provocare eccessiva preoccupazione. Anzi.

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