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Migranti-sicurezza, non solo polizia: da Meloni-Piantedosi più aiuti sociali

Aumentiamo gli uomini di stanza a Milano secondo l’indicazione del sistema di intelligence sicurezza e difesa, ma pensiamo anche alla tenuta sociale del Paese

Sicurezza in città, la diplomazia di Meloni e Piantedosi funziona? Analisi 

Per garantire sicurezza occorre un’attività di prevenzione da parte di tutti gli attori istituzionali economico sociali e dell’informazione: disse il Questore di Milano al 171 Anniversario della Polizia di Stato. Appena qualche giorno prima il Dipartimento di Pubblica Sicurezza riconsegnò a Milano i 3,5 milioni di euro che il Comune stanziava per la Coesione Sociale fino al 2018.

Se mettiamo insieme 3 indizi otteniamo una prova: occorre un patto ambrosiano per la sicurezza e la coesione sociale. Meloni è stata a Milano insieme al Ministro Piantedosi lo scorso 7 Febbraio 2023: bisogna partire da qui per analizzare l’esito del vertice in Prefettura che si è tenuto ieri, quanto ad Enti Locali, alla sola presenza del Sindaco di Milano e non del Presidente di Regione Lombardia, come invece prevedeva il tavolo metropoliano sulla sicurezza istituito dai Decreti Minniti.

Va ricordato l’incontro del Presidente del Consiglio con tutti i vertici della sicurezza meneghina intanto perché fu una scelta giusta, sul piano temporale corretta: all’inizio dell’operatività concreta del nuovo governo, ma anche perché il Sindaco di Milano si appella spesso ad un passato di relazioni con i vertici della sicurezza milanese Prefetto, poi Ministro, e Questore, che mostra una concezione distorta delle forze dell’ordine che sarebbe utile correggere il prima possibile.

Faccio un esempio per farmi capire dai più: quando durante la Giunta Moratti si chiese un intervento di sicurezza e coesione sociale su Chiaravalle, l’insegnamento del funzionario di piazza che seguiva la manifestazione di Forza Nuova accanto a quella promossa dal Sunia, resta per me uno degli insegnamenti all’umiltà più importanti.

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L’emergency e l’ordine pubblico, come spiegano tutti i corsi sulla sicurezza delle grandi aziende italiane, di cui il Sindaco Sala è stato manager, restano alle forze dell’ordine la prevenzione sul safety e sulla sicurezza sta a tutti gli attori istituzionali, sociali, economici ed è una responsabilità di ognuno di noi.

Sul piano concreto, dunque, la diplomazia di Meloni e Piantedosi nell’interloquire col Sindaco di Milano, lascia il tempo che trova: ora è vero che portare i “nemici” dalla propria parte è una strategia utile in molti casi, e ieri in Prefettura questo il governo ha fatto, ma è altrettanto vero che la situazione internazionale nel suo complesso richiede passi avanti concreti: Sudan e Pakistan in primis, Georgia e Bulgaria, inseriamoci pure le critiche di Spagna e Francia che il governo a mio avviso snobba frettolosamente non comprendendo invece che c’è un punto di critica giusta al metodo di lavoro dell’Italia. Aggiungo che non sono solo Ventimiglia e il Brennero il fronte aperto via terra, già presidiato per tempo dalla Polizia di Stato con innesti che hanno dimostrato sul campo capacità di gestione politica prima che tecnica.

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Presidente Meloni, il Sottosegretario Mantovano ha delineato un’orizzonte d’intelligence che è la naturale conseguenza di anni di lavoro dell’Ambasciatrice Belloni e di tutto il comparto di intelligence, difesa e sicurezza. Un comparto molto articolato, autorevole e stimato che ha sempre avuto politici di rilievo al proprio fianco, mi riferisco ai Presidenti della Repubblica per compiti di mandato che la Costituzione assegna loro, occorre attuare quella visione e proporla in Europa e all’estero.

L’Europa tra l’altro, grazie al lavoro di anni delle  Forze dell’Ordine italiane, aveva già approvato all’unanimità la delega di coesione sociale in capo alla PESC e la prima forma di coesione sociale è una politica capace di aggregare su stati di avanzamento reali.

Aumentiamo gli uomini di stanza a Milano secondo l’indicazione del sistema di intelligence sicurezza e difesa, ma usiamo le risorse che il Viminale ha lasciato al Prefetto Saccone per sostanziare la mappa del rischio e ridefinire progetti di coesione sociale. Questo non solo ci consentirà di onorare lo sforzo della Squadra Mobile di Milano, pure il lavoro dell’intero coordinamento interforze. In ultima analisi darà più forza all’Italia.