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Cronache dal mercato dell'arte
Milano, il ritorno della contemporary art

Non è una città per il contemporaneo. Così cominciavano le “Cronache del mercato dell'arte” del 2 febbraio scorso. Ci si riferiva a Milano, perché la metropoli lombarda, “culla di quasi tutte le avanguardie culturali italiane, dal futurismo in poi... per moda, design, architettura è sempre in pole position. Ma lo stesso non si può dire quando si parla di arte visiva, almeno se ci riferiamo a grandi spazi pubblici. Certo, c'è il Pac, ma manca un vero mega museo dedicato alla contemporary art, tipo quello del Novecento. Insomma, Milano sembra essersi fermata alle avanguardie del secolo scorso. Una situazione aggravatasi con la chiusura dell'Oberdan, rimasto vittima dell'abolizione della Provincia, che, nel suo calendario espositivo, qualche autore dei nostri tempi lo metteva sempre”.

Nel blog si apriva uno spiraglio verso un'inversione di tendenza, spiegando che La Fabbrica del Vapore, ampio e complesso spazio polifunzionale del Comune, stava per accogliere, oltre alle grandi mostre dei maestri storicizzati del Novecento (come “Inside Magritte, emotion exibition”, ospitata dal 9 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019, omaggio al grande protagonista del surrealismo), anche la contemporary art. Tra febbraio e marzo si sono tenute infatti le personali di Fran Bull e Lorenzo Marini, oltre a una collettiva con Edoardo Aguzzi, Sabrina Ravanelli, Karina Gosteva Castorani,  Emanuela Montorro e Rayan Lynch.

Ora è la volta di uno dei nuovi più frequentati spazi polifunzionali milanesi. Il 27 marzo, il Loa ospita la personale Acluofobia 17.19, dell'artista trentenne Marco Bersanetti. Inaugurato il 4 ottobre 2017  da Carlo Lecchi, presidente di Aviccc, la più importante Associazione italiana dedicata alla cultura e al collezionismo del disco in vinile,  in via Washington 48, lo Spazio Loa, Laboratorio open art, come dice il nome, non è una location dedicata soltanto alla musica, ma a tutte le forme d'arte, dalla pittura alla scultura, dalla poesia al teatro. E in questo momento di rinnovata attenzione milanese verso la contemporary art, Lecchi ha deciso di mettere in cartello la mostra di Bersanetti. Nato a Parma nel 1986, finalista nel 2018 alla 8a edizione del Ricoh, uno dei più prestigiosi premi per giovani pittori, scultori e fotografi contemporanei,  Bersanetti predilige l'utilizzo di colori vivaci, violenti, vicini a quelli dell'Action painting americano.

“Qual è il modo migliore per combattere la paura del buio, se non quello di usare il colore...” Con questa frase il giovane artista svela l'arcano del titolo della sua personale (Acluofobia, dal greco aclus, oscurità e fobia, paura, significa appunto paura del buio, mentre 17.19 indica il biennio in cui sono state realizzate le opere esposte).

La mostra del Loa viene presentata dal critico e storico dell'arte Giorgio Gregorio Grasso. Presidente della Fondazione Arte Contemporanea, Grasso è stato due volte curatore alla Biennale di Venezia, nel 2011 al Padiglione Italia e nel 2017 al Padiglione Armenia.

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