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Emergenza plastica, la risposta degli italiani alla mission “Plastic Free”

Uno dei più attuali problemi relativi all’ambiente è senza dubbio la plastica, la cui "invasione" dei mari e del territorio fa temere un disastro ambientale entro poche decine di anni se le persone non vireranno decisamente verso un’era "plastc free" come chiede a tutta forza l’Unione Europea ed in genere tutte le amministrazioni dei paesi più industrializzati.

Un recente studio eseguito dall’Ipsos che ha messo insieme ed analizzato i dati di indagini di mercato riguardanti sia la sostenibilità ambientale che il "Csr" ovvero la responsabilità sociale di impresa, fa emergere alcuni dati molto significativi: l'80% dei nostri connazionali teme un disastro ambientale a causa della plastica ed il 74% ritiene di aver preso parte personalmente alla creazione delle "isole dei rifiuti" che si trovano negli oceani.

Nello stesso tempo dallo studio emerge anche che gli italiani hanno oggi una maggiore consapevolezza riguardo ai problemi dell’ambiente e si aspetta un deciso cambio di rotta su questo tema anche da parte delle aziende che producono o consumano plastica.

Come ha dichiarato spesso Greenpeace, riciclare non è più la soluzione, con le discariche piene ed il blocco sulla via della plastica con l'oriente, l'unica soluzione tangibile è ridurre la produzione della plastica, soprattutto per quella porzione di “usa e getta” che rappresenta il 40% della produzione nazionale.

Andando a vedere ancor più nel dettaglio quanto riporta lo studio, il 50% degli italiani ritiene molto serio l’allarme plastica e il 33% pensa che sia dovere delle aziende distributrici indicare delle soluzioni realmente applicabili per ridurre l’uso della plastica per quanto riguarda il confezionamento dei prodotti in vendita.

Infine per una percentuale molto alta di italiani, il 77%, le stesse aziende non si impegnano abbastanza per quanto riguarda la sostenibilità ambientale.

Tirando le somme, lo studio dell’Ipsos mette in evidenza come la percezione dell’emergenza ecologica è divenuta una priorità non solamente per poche persone, ma per la maggior parte degli italiani che hanno acquisito innanzi tutto una conoscenza maggiormente qualificata del problema.

Riguardo a questo aspetto lo studio evidenzia come nel corso degli ultimi 4 anni questa conoscenza sia enormemente cresciuta, con una percentuale del 65%. Il "Sos platica" viene ritenuto un problema molto serio dal 50% dei nostri connazionali, mentre per il 46% è "solamente" un problema. Il 26% ritiene che questo problema possa essere risolto ed il 20% che sia causato da un riciclo non adeguato della plastica. Piccolissime le percentuali di chi considera questo un allarmismo inutile, 1% e chi non ritiene l’allarme plastica una preoccupazione, 2%.

Altri dati messi in evidenza dallo studio indicano come opportunità assolutamente da cogliere il prossimo sviluppo del "plastic free" e nello stesso tempo ritengono che per le aziende sia assolutamente una scelta strategica.

Il 41% degli italiani sostiene che il primo fattore che viene esaminato quando si valuta un "brand" dal punto di vista della sostenibilità ambientale è il packaging. 

Sempre riguardo ai comportamenti delle aziende, il 77% dei cittadini italiani ritiene che le aziende dovrebbero impegnarsi in modo più importante sia nella riduzione delle emissioni e dal punto di vista dell’impatto ambientale.

Lo studio indica inoltre che il 52% degli italiani, nella loro scelta dei "marchi" desiderano trovare quelle in grado di "fare la differenza nel mondo". Un dato molto significativo è anche quello relativo alla "remunerazione" delle spese aziendali nel settore della sostenibilità, con il 68% degli italiani che ha dichiarato di essere disposto a sostenere un costo maggiore per i prodotti o i servizi che siano riconducibili ad aziende che operano in accordo a serie e rigorose politiche ambientali.

Passando ai dati relativi al comportamento dei consumatori, il 53% degli italiani afferma di comprare prodotti che sono stati realizzati mediante l’utilizzo di materiali riciclati, mentre il riutilizzo di articoli monouso viene dichiarato da parte del 48%.

Il 41% degli italiani ha scelto di non acquistare più i prodotti che utilizzano imballaggi non riciclabili e il 24% di non frequentare i negozi nei quali si trovano in maggioranza imballaggi di questo tipo.

Il domani degli italiani, come quello dei cittadini di tutti gli altri stati è decisamente orientato verso il "plastic free", ma il 33% dei nostri connazionali ammette che non sarà facile rinunciare alle bottiglie di plastica che contengono l’acqua minerale ed il 27% alle pellicole trasparenti.

Un altro recente studio eseguito da due università, una americana ed una indonesiana, che è stato poi anche pubblicato sulla rivista "Scientific reports" ha messo in evidenza come il 25% dei pesci che si trovano in vendita nei mercati dei due paesi sia contaminato, con diverse tracce di rifiuti, in particolare fibre tessili e plastica.

Le fibre tessili sono presenti in maggior quantità nei pesci venduti negli Stati Uniti, mentre la plastica in quelli dei mercati indonesiani, a conferma della minore attenzione che questo paese dà alla raccolta differenziata.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, dalla presenza delle fibre tessili all’interno dei pesci si capisce che in questo caso è necessario attuare interventi più decisi nei sistemi di depurazione delle acque, in quanto questi scarti provengono quasi esclusivamente dagli scarichi delle lavatrici. 

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