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Imprese e Professioni
Toni Ligabue. Un film sul pittore soprannominato "El Matt"
Elio Germano in "Volevo nascondermi", uno dei film la cui uscita è stata rinviata per l'emergenza coronavirus
alessandra basile profilo

- di Alessandra Basile - Trendiest News


Il film è interessante innanzitutto per come è strutturato: una serie di quadri con luci, colori, immagini e animali e una moltitudine di singole pennellate, in luogo di un classico racconto biografico, con aneddoti e fatti romanzati, di qualcuno realmente esistito che ha lasciato un’impronta importante nella cultura dell’umanità.

Ciò che più emerge del pittore celebrato in questo film, anche grazie all’interpretazione eccelsa del mai deludente Elio Germano, è la sua natura speciale, estrosa, senz’altro diversa, oltre che a suo modo geniale, la sua specialità rispetto all’uomo comune. Quando lo spettatore esce dalla sala l’immagine di ‘El Matt’ è ormai scolpita nella sua mente. La luce splendida, le scenografie curate, il sentore di trovarsi in un paesino dell’epoca (Gualtieri, inizio XX secolo), i costumi, il trucco e parrucco dei personaggi, il cui modus loquendi è all’uopo studiato con meticolosità, rendono il film un piccolo capolavoro internazionale della Bassa reggiana.

Antonio Ligabue

Chi era Antonio Liguabue? Nato nel 1899 e morto in malo modo e in povertà, a 66 anni, il 27 maggio 1965, nonché colpito da rachitismo e gozzo, Toni visse deforme anche in volto - era solito dire di sè quanto fosse brutto - con problemi psichici per i quali fu più volte ricoverato in ospedali psichiatrici. Tuttavia la sua vita, sostanzialmente campestre e nomade con un attaccamento alla natura grazie al lavoro nei campi che spesso faceva, lo fece venire in contatto con i suoi più grandi amici: gli animali, i pricipali soggetti, infatti, dei suoi quadri vivacissimi, dai conigli alle tigri.

Gualtieri, 1928/29. Ligabue incontrò il pittore e scultore Renato Marino Mazzacurati che, riconoscendo in lui un enorme talento, gli insegnò l’uso dei colori a olio, iniziandolo a una carriera. Dipingere per Toni era salvifico, era il suo modo di esprimere quel senso profondo di solitudine, tipico dell’essere umano sensibile, di dare un sollievo profondo alle sue ansie talvolta violente. Il successo nazionale arrivò per lui nel 1961 con una sua esposizione nella Galleria La Barcaccia di Roma.

Ma l’uomo naïf dal fervido e fantasioso genio artistico, l’anno successivo, venne colpito da emiparesi, poi ne guarì ma visse per pochi anni ancora. Questo è l’epitaffio sulla sua tomba: «Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all'ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore».

Locandina VOLEVO NASCONDERMI di Giorgio Diritti
 

Un grandissimo Elio Germano fa rivivere Toni Ligabue per noi: la somiglianza con il celebre autoritratto del pittore è impressionante, l’accento un po’ di Gualtieri un po’ svizzero, le studiatissime movenze di un uomo fisicamente disagiato ed emotivamente chiuso in sè, le espressioni del viso sono possibili solo a un eccellente interprete che, spinto da empatia per il suo personaggio e fine studioso delle peculiarità umane, porta in vita con la spontaneità frutto di una scientificità meticolosa un grande artista del passato, anche grazie ad una regia, quella di Diritti, altrettanto cauta e appassionata.

Non assicuro un coinvolgimento emotivo dal primo minuto all’ultimo, ma 2 ore sul tema dell’arte e dell’artista, dell’uomo, dei suoi quadri e del suo io, due ore di silenzi incisivi intervellati a intense pennellate di colore che imprimono nello spettatore un affresco convincente di ‘El Matt’, lo straniero, l’emarginato, il brutto, e ce lo fanno amare moltissimo. Il mio voto al film: 8; a Elio Germano: 10 cum laude. Da vedere!

INTERVISTA a PAOLA LAVINI

Intervistata da Alessandra Basile - Sabato 22 febbraio 2020

Paola Lavini (ph. credits Alessandro Bachiorri)Paola Lavini ph. credits Alessandro Bachiorri

Paola Lavini mi risponde al telefono alle 14.30 di un sabato di febbraio; è giusto reduce da una breve puntata tedesca finalizzata alla proiezione in anteprima europea (in concomitanza con Roma e Milano) del film ‘Volevo Nascondermi’ di Giorgio Diritti, in concorso alla Berlinale. Nel film Paola interpreta Pina, presente in alcune scene con Toni, Antonio Ligabue alias Elio Germano, oggi uno dei migliori interpreti nostrani.

Parliamo di te, Paola.

Basile: Ho apprezzato molto il film quando mi sono resa conto che il personaggio mi era ‘arrivato’, la cosa mi ha colpita. Perché non puoi dimenticare per giorni dopo averlo visto al cinema quel viso, quel corpo, quel modo di parlare e dipingere, di essere un genio emarginato. È un film fatto di affreschi, più che una storia coinvolgente, è insomma un pò radical chic, come piace a me. È la risposta italiana colta e raffinata, con una vena internazionale, al cinema facile e, personalmente ritengo, banale rappresentato da tanti nostri prodotti. È un film tutto italiano di cui essere orgogliosi, che spero porti a casa un bell’Orso, che sia d’oro o d’argento.

Lavini: Ecco ne abbiamo parlato con Giorgio ieri a Berlino. “Sono stati dei quadri”, lo ha detto lo stesso Diritti. Con riferimento, anche, a una Emilia Romagna dell’epoca. E’ un bellissimo film con una fotografia meravigliosa e con una resa del personaggio inquietante: d’altra parte credo che nei grandi artisti ci sia spesso un’anima inquieta. Ligabue dipingeva soprattutto la natura come la campagna emiliana e gli animali. Credo che sia un film visto con gli occhi di Ligabue. P.e. avendo con le donne un rapporto difficoltoso forse il suo modo di rapportarvisi era attraverso i suoi quadri. Che poi le stesse, Pina inclusa, fossero realmente come lui le raffigurava non si sa.

Basile: Proprio il tuo personaggio Pina, con il suo nudo reale, lo fa scappare. Parliamo di Pina.

Lavini: E’ una figura colorata, è spavalda più degli altri personaggi, p.e. rispetto al corpo, lo corteggia quando Ligabue raggiunge uno stato di agiatezza. Pina è un’attrice nel documentario che si vuol fare su di lui: lo conosce e diventa la donna del suo immaginario. Non è innamorata, ma intenerita da lui. Lui le propone uno scambio: un bacio per il quadro. Un baratto con l’amore.

Basile: Quel documentario, “Lo specchio, la tigre e la pianura”, vinse l’Orso d’oro per il miglior documentario al Festival di Berlino del 1961. (vedi Youtube).

Basile: Nel film si parla in dialetto con un accento. Emiliano di Gualtieri. Iniziamo da te.

Lavini: Io sono di Modena, ho dovuto impararlo. Ho persino telefonato al Comune di Gualtieri: sapevano del film e mi hanno aiutata con il dialetto locale. Così ho superato il provino. Sul set c’era un dialect coach per gli attori e le battute di tutti i personaggi erano scritte in dialetto. Quanto a Elio Germano, il suo modo di parlare è un mix di provenienze geografiche, Gualtieri con inflessioni svizzero-tedesche, e disturbi del linguaggio/parlata. D’improvvisato non c’era nulla.

Basile: Quanto è durato il tempo delle riprese? Conoscevi già Giorgio Diritti ed Elio Germano?

Lavini: Diritti lo seguivo da tempo e mi è sempre piaciuta la sua filmografia, caratterizzata da una vena poetica e spesso dal dialetto. Germano l’avevo incontrato in una fiction, ma non lo conoscevo. L’ho però sempre stimato molto. Vorrei essere il suo alter ego femminile. In effetti, dovrebbero esserci in Italia più ruoli così strutturati e completi anche per le donne.

Basile: Il fatto che Diritti abbia scelto, al di là di Germano, attori non famosi adatti alla storia e ai personaggi è apprezzabile qui da noi: un mio plauso personale, oltre che al merito artistico, per la serietà contro corrente. Il tema cui accenni è saliente: i ruoli femminili nel cinema, non solo intesi come ruoli.

Lavini: Rispetto a quando le donne nemmeno potevano calcare le scene, abbiamo fatto passi da gigante. Chi scrive spesso è di sesso maschile, come pure il regista o il produttore. Anche i ruoli principali sono più spesso maschili che femminili, perché chi meglio di una donna può descrivere l’universo femminile? I classici ruoli femminili del cast principale? Le mogli/fidanzate/madri di.. Infine, è importante che le donne si riconoscano e i personaggi femminili rispecchino la realtà.

Basile: Condivido e aggiungo: a essere discriminate in base all’età sono le attrici, difficilmente gli attori, specie se le prime sono over 40. A Hollywood come in Italia. Mica siamo modelline!

Cambiamo argomento. Hai collaborato con registi quali AvatiBellocchio, Giordana e con Alice Rohrwacher nel 2011 in Corpo celeste poi premiato a Cannes e a livello internazionale. Hai lavorato nelle serie tv CarabinieriLa squadraQuo vadis baby. Fra il 2018 e il 2019 hai girato ‘Terra bruciata’ di Luca Gianfrancesco e ‘Cetto c’è, senzadubbiamente’ con Antonio Albanese che l’ha scritto e interpretato. Sei nel cast di ‘Anima bella’ di Dario Albertini (postproduzione) e ti vedremo in ‘L’isola del perdono’ di Ridha Behi con la Cardinale e in ‘The Big Other’ di Jan Schonburg. Tanti lavori e progetti italiani e stranieri, cinematografici e televisivi. E il Teatro?

Lavini: Ho iniziato con la Compagnia della Rancia e sto lavorando con il maestro Vince Tempera, ma sono anche passata dai musical. Infatti dopo l’Accademia d’Arte dramamtica della Calabria, ho frequentato la scuola di musical di Bologna. Sono un Soprano drammatico. E, benché venga vista come una Magnani, posso essere una attrice alla Marchesini. Una brava attrice può fare tutto.

CONCLUSIONE

Saluto e ringrazio l’esuberante Paola Lavini che è e anche rappresenta una donna che lotta per affermarsi, ed è a buon punto!, in un mondo tutt’ora fortemente maschile. Ci scambiamo così un sincero augurio reciproco, più che fra intervistatrice e intervistata, fra colleghe. E che sia!

Alessandra Basile

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