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Lo sguardo libero
Nuovo statuto M5S renderà Conte affine a Letta, Renzi e Salvini?
(fonte Lapresse)

Il tema della giustizia al centro dell'incontro di oggi tra Mario Draghi e Giuseppe Conte. La presentazione di ieri l'altro del nuovo statuto del M5S ad opera di Conte, che dovrà essere approvato dagli iscritti, fa chiarezza all’interno del movimento. Al solo presidente – che sarà lo stesso Conte -  spetteranno linea politica, alleanze e responsabilità.   L’incarico potrà durare otto anni  (due mandati, quattro + quattro), mentre il garante Beppe Grillo sarà tale a tempo indeterminato.

Tutto bene? Alquanto, perché gli obiettivi del M5S, come quelli di giustizia sociale e di spinta alle nuove tecnologie, e in particolare il conseguimento  della neutralità climatica del 2050 (che alla fine sono quelli dell’Unione europea), sembra non siano stati perfettamente declinati in questi anni nella quotidianità della vita politica, in particolare nella selezione della classe politica. Non a caso il nuovo M5S  prevede una democrazia diretta più blanda e assomiglierà a un partito tradizionale, tra le altre cose ci saranno un Consiglio nazionale, gruppi territoriali e una scuola di formazione. In definitiva: chi ha partorito il nuovo Statuto ha fatto un gran lavoro, considerando il livello dello scontro tra Grillo e Conte da cui tutto era partito.

Meno positiva, a sentire le prime dichiarazioni di Conte (“Non accetteremo che le nostre riforme siano cancellate”, “Siamo quelli che vogliamo processi veloci ma non accetteremo mai che vengano introdotte soglie di impunità”), quella che si prevede essere la strategia dell’”avvocato del popolo” nei confronti del presidente del Consiglio Mario Draghi. Tutto sembra andare sulla falsariga di come si comportano gli altri leader dei partiti che sostengono la coalizione di Governo. Il messaggio “Non rinunciamo alle nostre idee” in realtà significa “Esistiamo e contiamo anche noi, non solo Mario Draghi”. Matteo Renzi lo fa col ddl Zan, Enrico Letta guerreggiando con Matteo Salvini, Matteo Salvini con l’alleanza coi sovranisti europei e con la sua capacità di polemizzare.

Per Mario Draghi, ex presidente della Bce, economista credibile in tutto il mondo e in Europa (ad agosto arriveranno i primi 25 miliardi di euro di Next Generation EU), è evidente che il Reddito di cittadinanza è un provvedimento, oltre che illiberale e che genera un utilizzo parassitario, che non funziona: secondo la Caritas, il 56% dei poveri in Italia non lo percepisce e 1/3 di quelli che lo ricevono non sono poveri.

Per quanto riguarda la riforma Cartabia, che impone tempi certi ed efficienza, va considerato che dal rifacimento della giustizia dipende senza se e senza ma la possibilità di ricevere i fondi di  Next Generation EU, soprattutto per due ragioni: da un lato una delle cause principali per cui le aziende straniere non investono in Italia sono proprio l’incertezza e i tempi biblici della nostra giustizia - l'Ue chiede di ridurli del 40% entro cinque anni -, dall’altro lato l’Ue non può tollerare che un cittadino europeo attenda dieci anni non solo per ottenere giustizia, ma anche per non essere infamato di un reato che non ha commesso. La nostra giustizia è incartata e il nodo non può essere sciolto se non come fece Alessandro Magno a Gordio, appunto col celebre nodo gordiano, recidendolo con la spada.

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