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Lo sguardo libero
La piccola luce di speranza si chiama… Silvio Berlusconi
(fonte Lapresse)

Il discorso con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha spiegato a tutti gli italiani, quindi anche ai politici, perché avrebbe dato l’incarico di formare il nuovo Governo a Mario Draghi, è sembrato, più che “drammatico”, come hanno sostenuto molti commentatori, “disperato”.

La disperazione tipica di chi teme (anche solo inconsciamente) di dare “perle ai porci”, nonostante l’evidenza dei fatti e lo sforzo massimo di rappresentare con chiarezza la situazione. Tuttavia, c’è sempre una piccola luce di speranza.

Secondo il capo dello Stato ci sono tre emergenze: 1 – sanitaria (la pandemia e l’urgenza di dover vaccinare la popolazione); 2 – sociale (a fine marzo le aziende potranno licenziare i lavoratori); 3 – economica (bisogna presentare all’Unione europea un piano per il Recovery, si tratta di ben 209 miliardi da spendere per l’Italia, serio, credibile, misurabile e realizzabile).

 Dall’altra parte, sempre secondo Mattarella: 1 – siccome la campagna elettorale prevede assembramenti; 2 – poiché passano mesi e mesi prima che le nuove Camere diano vita a una maggioranza e a un Governo; 3 – giacché la maggioranza che sosteneva il Conte II ha fallito – è inevitabile la scelta di Mario Draghi. La competenza di quest'ultimo, già presidente della Bce, di cui Bruxelles si fida ciecamente, la stanno garantendo i mercati finanziari internazionali: la Borsa vola e lo spread scende.

L’irresponsabilità del Parlamento (ovvio non si può generalizzare) che ha portato alla fine dell'Esecutivo guidato da Giuseppe Conte, è sotto gli occhi di tutti. Un politico dovrebbe essere al servizio del Paese, vivere le sue scelte come la forma più alta dell’esistenza, fare gli interessi delle generazioni future. Troppi nostri politici fanno l’opposto. Sembrano badare al proprio futuro, agire come se la mossa a sorpresa indicasse il bravo politico, ignorare che l’inaffidabilità non meraviglia di per se stessa, ma per il fatto che in futuro chi è ne è caratterizzato non può aver credito.

Come stupiscono quei commentatori che si dimenticano che il presidente della Repubblica è super partes e gode di una sorta di diritto all’oblio per così dire esteso del suo passato, a partire da quello politico. In questo senso sembra sbagliato, nel contesto iper-drammatico che sta vivendo l’Italia, affermare che il popolo, cui appartiene la sovranità, sia esautorato. Così in molti si aspettano la decisione (non la mossa) di Silvio Berlusconi a favore del Governo Draghi.

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