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Che fai ci cacci? Il Pd verso la scissione?

La situazione interna del Pd sta raggiungendo livelli di guardia dopo la Direzione nazionale che lunedì ha sancito il percorso congressuale.

Bersani aveva messo subito le mani avanti dicendo che “ormai la scissione era di fatto già avvenuta” a causa della propensione dell’ex premier di “mettere le dita negli occhi”, una frase che lascia abbastanza pochi margini di mediazione e di trattativa.

Adesso c’è solo da capire se quello della minoranza è un atteggiamento puramente tattico e cioè messo in atto per ottenere un risultato a breve che può essere rassicurazioni sulla composizione delle liste elettorali e magari qualche poltrona nei rinnovi nelle partecipate previste per primavera p se si tratta anche di un atteggiamento strategico e quindi ideologico e quindi meno incline ad una trattativa di basso livello.

Intanto la minoranza ha avviato una raccolta di firme per abolire i capilista bloccati che danno un grande potere ai segretari di partito e quindi allo stesso Renzi che ha reagito mettendo in sicurezza il simbolo e cioè dandone la proprietà al suo tesoriere Bonifazi.

Il punto debole della minoranza è che comunque non è compatta ma già divisa in diverse componenti che non paiono coordinate e in più conta “outsider” come Emiliano e Rossi.

Sicuramente Renzi -che in ogni caso ha annunciato di ripartire a marzo dal veltroniano Lingotto per il congresso- ha mutato profondamente il Pd creato a suo tempo dagli ex comunisti dei Ds e dagli ex democristiani della Margherita portando il partito a qualcosa che assomiglia più alla terza via di Tony Blair che al progetto originale di Prodi ma è stato comunque un processo vincente fino ad un certo punto; anzi, il risultato delle Europee con quel 40% ottenute solo dalla Democrazia Cristiana di De Gasperi seppur in altro contesto è stato forse troppo, inducendo una certa hybris che poi lo ha condotto alla inevitabile caduta.

Renzi è comunque una anomalia nel sistema politico italiano; si pensi solo al fatto che neppure è stato mai Deputato ed ha conquistato il potere con una traiettoria politica assolutamente originale e tutta interna al partito.

È da poco girata anche la voce su una possibile riunione di scissionisti da tenersi sabato prossimo a Roma (c’è anche il nome del posto, il teatro Vittoria nello storico e comunista quartiere di Testaccio) proprio prima dell’Assemblea nazionale di domenica con Speranza, Rossi, Orlando e Bersani ma occorre anche qui fare la tara alla tattica.

Inoltre, c’è anche da valutare cosà farà Massimo D’Alema che sta giocando -pare- una partita sua distinta dalla minoranza ed in un certo senso “personale” ma non meno pericolosa per le sorti di Renzi.

Il punto di mediazione pare ora il ministro Andrea Orlando che con la sua richiesta probabilmente accettata (mentre Renzi l’aveva criticata in Direzione) - di una conferenza programmatica pre - congressuale potrebbe mettere d’accordo (per un po’) tutti quanti e prendere un poco di tempo (ma non troppo).

È evidente che in questa fase convulsa la componente dei cosiddetti Giovani Turchi guidata da Orfini e Orlando stia giocando un ruolo rilevante nelle trattative come anche probabilmente la componente legata a Cuperlo (Sinistra Dem) che non vede di buon occhio l’ipotesi di scissione.

Sullo sfondo osserva il tutto Dario Franceschini (Area Dem) che esprime i capigruppo di Camera e Senato (Rosato - Zanda) e la maggioranza dei parlamentari e attende sornione il suo momento.

Certamente Renzi uscirebbe indebolito da una scissione a sinistra in un Partito, il Pd, che ha bisogno di voti per competere principalmente contro i Cinque Stelle ma in questo caso si aprirebbero anche ipotesi centriste che farebbero felici Casini e l’ex Udc recentemente riformato con nuovo nome e magari anche Verdini e probabilmente Berlusconi che potrebbe richiamare il Partito della Nazione.

Come si vede ogni ipotesi scissionista avrebbe a catena conseguenze pesanti anche sull’intero quadro politico italiano e quindi occorre seguire con attenzione la vicenda.

In ogni caso, all’interno del Pd Renzi pare non avere avversari per le primarie come recenti sondaggi confermano ed è proprio questo fatto ad essere, paradossalmente, nocivo per l’ex premier in quanto favorisce ipotesi secessioniste vista l’impossibilità di giocare la partita all’interno.

 

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