Leone XIV prosegue l’ingresso delle donne nei posti di responsabilità della macchina vaticana, anche nei settori dove amministrazione ed economia hanno un peso decisivo. Una scelta che appare tutt’altro che simbolica: quando ci sono conti da tenere in ordine, affidarsi alle donne potrebbe essere una delle decisioni più concrete del pontificato.
Pronunciare nella stessa frase le parole Chiesa e soldi produce ancora oggi un piccolo cortocircuito morale. Da una parte il Vangelo, la povertà, l’invito a non accumulare tesori sulla terra; dall’altra bilanci, patrimonio immobiliare, investimenti, fondi e una macchina amministrativa che, come tutte le grandi organizzazioni, deve far quadrare i conti.
La storia, naturalmente, insegna che il rapporto tra denaro e Chiesa è assai meno incompatibile di quanto suggerisca la predicazione domenicale. Secoli di patrimoni, banche, possedimenti e operazioni finanziarie hanno dimostrato che anche oltre il Tevere il denaro non è mai stato esattamente uno sconosciuto. E proprio la finanza vaticana, negli ultimi anni, è stata sottoposta a un processo di riforma incentrato su trasparenza, vigilanza e responsabilità. Leone XIV ha ribadito questa linea intervenendo anche sull’assetto degli organismi finanziari della Santa Sede.
Quando il portafoglio finisce nelle mani delle donne
In questo scenario assume un significato particolare la crescente presenza femminile nei gangli amministrativi del Vaticano. Una strada aperta da Francesco e che Leone XIV sembra intenzionato a percorrere senza esitazioni. Nominate nell’organismo economico della Santa Sede la principessa Gisela del Liechtenstein ed Elena Wettstein Principato. Con loro anche Denis Duverne, presidente del Consiglio di Sorveglianza della Fondation pour la Recherche Médicale, e Paolo Nusiner, direttore generale della Direzione per gli Affari Generali del Dicastero per la Comunicazione.
E qui, senza trasformare un luogo comune in una teoria economica, una considerazione viene quasi spontanea: le donne hanno tradizionalmente avuto un ruolo fondamentale nell’amministrazione delle risorse familiari. Entrate, spese, imprevisti, bilanci da far tornare quando i numeri sembrano ostinarsi a non volerlo fare. Insomma, buone econome per necessità prima ancora che per vocazione.
Leone XIV sceglie il pragmatismo
Per questo la scelta del Papa appare sensata anche oltre il suo valore simbolico. Non si tratta soltanto di conquistare una casella in più alla presenza femminile nella Curia. Significa affidare responsabilità concrete a figure con competenze precise, in una struttura dove amministrare bene non è esattamente un dettaglio.
D’altronde era stato lo stesso Francesco a insistere sul maggiore ingresso delle donne nei ruoli decisionali, arrivando a sostenere che con loro alcune cose in Vaticano funzionavano meglio. Oggi la presenza femminile nella governance della Santa Sede non è più un’eccezione folkloristica, ma una linea destinata a consolidarsi.
E forse, quando si tratta di denaro, potrebbe perfino essere la scelta più prudente. Perché Chiesa e soldi continueranno probabilmente a suonare come due parole moralmente stridenti. Ma visto che i soldi esistono, anche in Vaticano, tanto vale affidare i conti a chi sa amministrarli. Sperando in bene…

