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“L’estate del Coniglio nero”, thriller alla “Donnie Darko” di Brooks

“L’estate del Coniglio nero”, thriller alla “Donnie Darko” di Brooks
Kevin Brooks
Prima di dedicarsi alla scrittura, Kevin Brooks ha fatto tanti mestieri, tra cui il becchino, il postino e il guardiano di uno zoo. Piemme pubblica L’estate del Coniglio nero, thriller che ricorda le atmosfere del film cult “Donnie Darko”
“L’estate del Coniglio nero”, thriller alla “Donnie Darko” di Brooks
“L’estate del Coniglio nero”, thriller alla “Donnie Darko” di Brooks

È un’estate torrida e Pete ha già passato diverse settimane senza fare altro che ciondolare per casa… fino a quando squilla il telefono e la sua vita cambia per sempre. È Nicole, gli chiede di vedersi. Presto si separeranno, ognuno per la propria strada, e pensa sarebbe carino incontrarsi  per l’ultima volta con il gruppo dei vecchi amici, solo loro quattro: Pete, Nicole, Eric e Pauly. Pete le chiede di Raymond, anche lui è un vecchio amico, fa parte del gruppo. Raymond è un tipo strano, che sembra vivere in un mondo tutto, ma Pete gli è molto legato. Quando i cinque si ritrovano al luna park, però, succedono cose strane. Raymond scompare misteriosamente. E anche Stella Ross, una ragazza del loro liceo diventata famosa, sparisce. Tutti pensano che i due eventi siano collegati, ma Pete vuole dimostrare a tutti i costi che si sbagliano.

L’AUTORE – Kevin Brooks, inglese, è nato e cresciuto e Exeter. Terminata la scuola si è trasferito a Londra per cercare di diventare una rock star. Dopo aver lavorato in uno zoo, un crematorio e un ufficio postale, ha cominciato a fare quello che gli riusciva meglio: scrivere libri per adolescenti. Attualmente vive nello Yorkshire ed è un acclamato autore di libri YA.

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© 2014 – EDIZIONI PIEMME Spa, Milano

L’estate di questa storia per me cominciò in un caldo giovedì sera ai primi di luglio, proprio mentre il sole iniziava a tramontare. In quel momento ero impegnatissimo a non fare niente e me ne stavo disteso in camera a guardare il soffi tto, quindi non lo vedevo effettivamente, ma ero abbastanza certo che da qualche parte, fuori, il sole stesse calando. Da qualche parte, fuori, c’erano l’orizzonte acceso, il cielo rosso che sfumava, le stelle, la luna, tutto il resto del mondo, ma ero io che non volevo averci niente a che fare. Non volevo avere a che fare con niente. Volevo solo starmene disteso in camera a guardare il soffi tto. Non avevo idea da dove venisse quell’apatia e forse non me ne fregava nemmeno, ma nelle tre settimane da quando era fi nita la scuola avevo preso l’abitudine di non fare assolutamente niente e la trovavo diffi cile da perdere. Alzarmi tardi la mattina, passare ore in giro per casa, starmene seduto un po’ al sole… forse leggermi un libro, forse no. C’era differenza? Per come la vedevo io, i giorni e le notti sarebbero passati comunque, che io avessi fatto qualcosa o no. E infatti passavano. Le mattine passavano, i pomeriggi passavano, le sere si trasformavano in tramonti e poi in notti… e io mi ritrovavo un’altra volta disteso in camera a guardare il soffi tto, a chiedermi dove fosse fi nita la giornata e perché non avessi fatto niente e perché non potesse fregarmene di meno. Quella sera avrei potuto fare un bel po’ di roba. Erano solo le nove e mezza. Avrei potuto guardare la tv o un dvd, o prepararmi per andare da qualche parte. Avrei potuto guardare la tv o un dvd e poi prepararmi per andare da qualche parte. Ma sapevo che non l’avrei fatto. Ero ben contento di non fare niente. Ben contento? Non saprei. Suppongo di sì.

(continua in libreria)