Di Giordano Brega
“Io e Abatantuono i Kakà-Balotelli del cinema italiano? Magari…”. Sorride Claudio Bisio al paragone e ai microfoni di Affari nel corso della presentazione del film “La gente che sta bene” di Francesco Patierno nelle sale dal 30 gennaio. “Beh io… Balotelli”, aggiunge mostrando la sua celebre pelata. Poi spiega: “Con Diego lavorare è un piacere, ci conosciamo da tantissimi anni. Siamo insieme in Colorado. Deve essere il nono e decimo film che facciamo insieme. Lui è sempre stato il mio fratello maggiore, mi ha spiegato, mi ha insegnato delle cose, qualche volta con degli scherzi, come quella volta sul set di Puerto Escondido…”
Nel cast, oltre alla coppia gol Bisio-Abatantuono anche Margherita Buy e Jennipher Rodriguez. Il film è tratto dal romanzo (edito da Marsilio) del 35enne Federico Baccomo e racconta, alternando ironia e toni drammatici come nella migliore tradizione della commedia all’italiana, di un manager di successo che viene improvvisamente licenziato in una Milano preda della crisi economico e finanziaria, e dei suoi tentativi sempre più spregiudicati di tornare in vetta.
Francesco Patierno e Margherita BuyGià, lo sfondo è quello di Milano. Tra vizi e (qualche) virtù… “I miei romanzi li ho ambientati a Milano”, spiega lo scrittore Baccomo. “In realtà è una città che amo molto”. La Milano teatro di perdizione “mi piace molto, ma non è il lato esclusivo che conosco io. E’ il lato che mi piace di più raccontare”. Come il personaggio di Umberto (interpretato da Bisio) che non rispecchia tutti gli uomini, ma “è un tipo di uomo che andava raccontato. E quel tipo di uomo si muove in quella Milano lì. Fredda, cinica, spesso cattiva. Ma non è il suo unico lato”. E’ una città che ti “permette di raccontare quel tipo di storie. Magari ambientarle a Pavia o a Crotone non sono credibili. E’ un po’ come la borghesia di Woody Allen… parla sempre di quel tipo di umanità lì però mette in scena alcuni sentimenti che forse in altre realtà non potresti raccontare”.
“Io – da regista nato a Napoli che vive a Roma – ho cercato di essere ancora più attento a non restituire un’immagine non vera”, aggiunge il regista Patierno. “Certo, è una mia suggestione. Tra l’altro è un film dove ci sono pochissimi esterni, quindi già questa è un’indicazione. Ossia di un mondo abbastanza claustrofobico che vive molto di interni”.
Quindi aggiunge: “Gli esterni che ci sono restituiscono la sensazione che ho di una città, che si sta costruendo. Una città confusa. C’è un totale dove si vedono parecchie gru o grattacieli in via di costruzione. Quindi non sono immagini sgombre. Oppure c’è un’altra immagine, che mi piace molto, di Bisio al telefono che passeggia in mezzo a una moltitudine di persone (“In corsa Venezia”, sottolinea Bisio, ndr). Tra l’altro quella scena l’abbiamo rubata. Abbiamo nascosto la cinepresa ed è assolutamente realistica. Tutta quella gente non sapeva di essere dentro il film. E anche lì è una città confusa, variopinta che si muove”
Patierno sottolinea: “Come sempre non ho voluto dare un’immagine unita a un giudizio, ma una fotografia, una suggestione che poi lasciasse a ogni spettatore la sua emozione”
