Culture
Concerto di Capodanno a Venezia: l’armonia dell’opera tra passato e presente
Un successo da tre milioni di telespettatori in Rai: musiche di Verdi, Rossini, Puccini e altri dirette dal pesarese Michele Mariotti

È tornato a splendere e a far parlare di sé in tutta la sua eccellenza il Teatro La Fenice di Venezia, uno dei templi più emblematici della lirica mondiale. Varcare le soglie dell’ingresso nel giorno di Capodanno è un’emozione senza eguali: maestoso e intimo al tempo stesso, il teatro è celebre per la sua acustica perfetta e per la bellezza della sua sala, decorata con ori sfarzosi alternati a stucchi neoclassici. Un capolavoro che incarna la gloria del melodramma italiano, protagonista di questo fine anno veneziano.
Dopo la devastazione dell’incendio del 1996, la Fenice è risorta – proprio come il mitico uccello da cui prende il nome – più fastosa che mai, grazie a un meticoloso restauro che ha restituito al pubblico lo stile ottocentesco, unendo memoria storica e innovazione tecnologica. È stato quindi un privilegio e un tuffo al cuore ammirarla in occasione dell’evento che più le dona risonanza e visibilità nel mondo.
Il Concerto di Capodanno 2025-2026 ha avuto luogo in quattro repliche, dal 29 dicembre all'1 gennaio, culminando nella tradizionale diretta televisiva su Rai1 alle 12:20 nel giorno di Capodanno, seguita da una replica su Rai5 e dalla trasmissione integrale su Rai Radio 3 alle 20:30.
Lo spettacolo ha riscosso uno straordinario successo: sold out in sala e quasi 3 milioni di telespettatori con uno share del 23,9%. L’hashtag ufficiale #CapodannoFenice è rimasto in tendenza per l’intera giornata, dimostrando l’impatto culturale e mediatico della manifestazione.

A dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice è stato il pesarese Michele Mariotti, alla sua prima apparizione sul podio veneziano; con grazia e umiltà, ha impresso la sua inconfondibile eleganza stilistica unita al rigore musicale. Mariotti, attuale Direttore musicale dell’Opera di Roma e vincitore del Premio Abbiati, vanta una carriera internazionale che lo ha portato sui più grandi palcoscenici europei e americani.
Accanto a lui, due interpreti acclamati: Rosa Feola, soprano dalla voce luminosa e precisa, già applaudita in edizioni precedenti del concerto, e Jonathan Tetelman, tenore cileno-americano al suo debutto veneziano, dotato di una vocalità appassionata e avvolgente, capace di unire potenza e delicatezza.

L’impostazione del programma, interamente dedicato al melodramma, ha celebrato le vette espressive dell’Ottocento operistico italiano. La prima parte, orchestrale, ha offerto un’antologia di sinfonie e intermezzi, tra cui spiccavano la celebre Semiramide di Rossini in apertura, la Norma di Bellini e l’Intermezzo del Sogno di Ratcliff di Mascagni, pagina di profonda evocazione romantica e cupo lirismo.
Il passaggio alla seconda parte ha introdotto le voci soliste e il coro. Si è iniziato con Feste! Pane! Feste! dalla Gioconda di Ponchielli, che ha stabilito un tono sontuoso, seguita dalla suggestiva Barcarola da Silvano di Mascagni, pagina che – come ci ricordano le note del programma – evoca il moto ondoso del mare con timbri leggeri e struggenti. Un brano dolce, emozionante e pieno di trasporto, tratto da un’opera verista del 1895: il passo anticipa la tragedia marinaresca che incombe sul protagonista e ha segnato uno dei momenti più lirici, ma al contempo malinconici, del concerto.

Tra i passaggi di maggior impatto, l’interpretazione di Rosa Feola di Casta Diva dalla Norma ha riscosso un successo caloroso. Quest’aria, esempio massimo del lirismo belliniano, richiede un controllo vocale eccezionale per dominare l’ampiezza della linea melodica e restituire la spiritualità sospesa del personaggio. Come spiegato anche nelle note del libretto, “Casta Diva incarna il cuore del romanticismo italiano: malinconia, elegia, raccoglimento”.
A chiudere il concerto, nel più puro rispetto della tradizione, gli attesi Va, pensiero, sull’ali dorate dal Nabucco e il frizzante brindisi Libiam ne’ lieti calici da La Traviata, interpretato da entrambi i solisti con il coro. Quest’ultimo brano, eseguito in un ritmo di valzer, ha incarnato lo spirito festoso e al contempo romantico del demi-monde parigino; il testo non veicola una liberazione, bensì un piacere fugace e illusorio, tipico di chi cerca di dimenticare la realtà. Un po’ come il pubblico presente in sala, per quei brevi ma preziosi istanti.

In diretta televisiva non è mancata la danza, affidata al corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma con coreografie di Diego Tortelli, registrate nei suggestivi spazi di Palazzo Grimani e della Biennale Architettura. I costumi di scena firmati Laura Biagiotti hanno aggiunto ulteriore eleganza alla componente visiva della trasmissione.
Ancora una volta – nonostante la protesta in corso contro la nomina del Direttore Venezi, su cui non ci soffermeremo in questa sede – il Concerto di Capodanno 2025-2026 si è distinto per l’altissimo livello artistico, l’equilibrio raffinato tra brani orchestrali e vocali, la cura scenica e la capacità di comunicare con il grande pubblico. Rispetto alle edizioni precedenti, questa ha saputo rinnovare la tradizione con un programma coerente e ricco di emozioni, che ha dato voce ai molteplici volti dell’opera italiana, dalla spiritualità più intima alla gioia sfrenata.

Il successo mediatico, il coinvolgimento internazionale – tantissimi gli stranieri presenti in sala, oltre ovviamente alle autorità nel loggione e altri ospiti illustri – uniti all’eccellenza musicale hanno confermato ancora una volta la centralità della Fenice nel panorama culturale europeo.
Un inizio d’anno all’insegna della bellezza nel senso più ampio del termine, che ha saputo risuonare ben oltre i confini della sala di Campo San Fantin.

