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Coronavirus
Sputnik V, la miopia dell’Europa nei confronti del vaccino russo

Da molte parti, comprese le fonti dell’Ema che lo ha ribadito più volte, il vaccino russo Sputnik contro il Coronavirus è sicuro, efficace e sembra, in molti casi. superiore persino ad altri vaccini che stanno girando nel mondo.

Ma, fin dall’inizio il prodotto a marchio Putin, reo di essere stato il il primo ad arrivare sul mercato, è stato fortemente snobbato sia dall’America che dall’Europa. Ora questo boicottaggio continua ad essere sempre più forte e gestito in maniera ipocrita dal vecchio continente.

Le ultime affermazioni che hanno fatto discutere per il concentrato di miopia sono state quelle di Thierry Breton, il funzionario europeo che, senza ombra di dubbio, ha detto che “l’Europa non ha bisogno dello Sputnik”.

Il che suona abbastanza curioso dato che, tutto il vecchio continente è in mezzo ad una totale confusione e  carenza di vaccini. Vaccini comperati e sottoscritti con fior di contratti risultati  inefficaci perchè scritti male e tutti a favore della libertà dei produttori che ne stanno furbescamente approfittando.

La risposta di Vladimir Putin a questa nuova presa di posizione, francamente molto discutibile, è stata rapida e semplice. E probabilmente condivisibile: l’Europa sta facendo gli interessi delle case farmaceutiche o quelli dei propri cittadini?

Alla luce di quanto sta succedendo in tutti i paesi europei per quanto concerne le vaccinazioni e le carenze di vaccini sembra che lo zar russo sia molto vicino alla verità. Inoltre le ultimissime dichiarazioni russe sono anche peggio perchè affermano che, al momento, non ci sono rapporti con l’Europa a causa di decisioni unilaterali.

La motivazione di diversi  nostri “trinaricciuti” opinionisti, funzionari e giornalisti, che usano ogni momento per fare analisi spicciole di  geopolitica, è quella di dire che in fondo è impossibile gestire lo Sputnik fino a quando i russi non apriranno ad ispezioni sui loro siti produttivi.

“Putin vorrebbe creare scompiglio in Europa”dicono molti esperti, anche di casa nostra, facendo finta di non vedere che lo scompiglio non è necessario lo metta Putin, in Europa è imperante.

E poi  gli stessi continuano a sottolineare che l’Europa sta cercando di organizzarsi sul proprio territorio per produrre i vaccini. Ed ancora che il controllo ossessivo della sicurezza dei prodotti è alla base della missione dell’Ema. Una missione sulla quale non si puo’ derogare.

Ma che significa? Non sembra possibile che a fronte di poter vendere milioni di dosi di vaccino i russi non permettano alcuna visita. E poi ricevere adesso dei vaccini sicuri a sostegno del piano vaccinale non precluda a tutto il continente europeo di poter produrre in casa morti altri vaccini e, magari, pure quello russo.

E così poco intelligente la scelta europea che persino il più europeo degli europei, Mario Draghi, ha detto che se non si riuscirà a trovare accordi veloci sul tema vaccini l’Italia potrebbe muoversi da sola.

Sacrilegio, delitto di lesa maestà? No solo espressione di pragmatismo e buon senso. Ma i burocrati europei ancora non lo hanno capito e continuano a pensare che sia la Cina che la Russia tentino di usare i propri vaccini in termini di pressione e promozione. Un “modus operandi” che Pfizer, Moderna, Johnson& Johnson e Astra Zeneca conoscono molto bene.

Insomma nessuno sembra voler capire che in periodi di guerra bisogna usare strumenti e regole di guerra. Ed allora giusto ad aver regole di sicurezza ma, altrettanto vero che di fronte alla drammatica situazione europea in temi vaccinali varrebbe la pena di usare regole di guerra che spesso privilegiano velocità e concretezza rispetto ad esasperate regole di burocrazia. La diplomazia si sarebbe potuta usare anche nei confronti della Russia ma, secondo il prode Breton, meglio affogare nel caos piuttosto che scendere a conversazioni con quelli che, per primi hanno prodotto un vaccino efficace e sicuro.

Purtroppo la melassa della burocrazia estrema continua ad avvolgere la vecchia  Europa e gli europei ne stanno pagando le conseguenze.

 

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