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Risparmiare cibo/ Non sprecare il cibo? Facile. I consigli

 

“Risparmiare 100 grammi al giorno leva lo spreco di torno”. Intervista al professor Andrea Segrè fondatore di Last Minute Market in occasione della quinta Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimenare in Italia

Fate un breve salto indietro con la memoria e andate all'ultimo pranzo o meglio ancora l'ultima cena, Quante volte, anche un po' meccanicamente, quasi automaticamente, abbiamo buttato nella spazzatura cibo, alimenti e pietanze addirittura cucinate? Probabilmente è successo spesso. Certo erano prodotti ormai andati a male o che avevano oltrepassato la data di scadenza ma erano pur sempre viveri che avevamo comprato. Una certa idea della società ci spinge verso il consumo e questo comportamento influenza i nostri acquisti in ogni settore anche nell'alimentazione. Uno sperpero insomma. Per contrastare questa condotta e per sensibilizzare le persone, il Ministero dell'Ambiente, con la collaborazione della campagna Spreco Zero e del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna, ha istituito nel 2014 la Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare. E' il 5 febbario. Da allora, per questa occasione, vengono diramati i nuovi dati delle ricerche effettuate da parte dell'Osservatorio nazionale sugli sprechi Waste Watcher. Quest'anno, per la quinta edizione, il report segnala elementi significativi sullo spreco domestico. Per saperne di più ne parliamo con Andrea Segrè, professore ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata all'Università di Bologna, insegna anche Economia Circolare all'Università di Trento, tanti altri incarichi nazionali e internazionali, fondatore di Last Minute Market, società spin-off accreditata di servizi per il recupero delle eccedenze nel settore alimentare e per la formazione e la comunicazione sulla prevenzione degli sprechi. Uno degli esperti più autorevoli nel settore. Cominciamo. Quanto sprechiamo e quanto incide. Segrè ci introduce nell'argomento. “Grazie al progetto Reduce del Ministero dell'Ambiente siamo riusciti a fare un'analisi quantitativa sullo spreco domestico di un campione rappresentativo di 400 famiglie. Il dato e' piu basso rispetto alle stime precedenti. Fatto 100 il valore della filiera alimentare in casa si spreca il 50%. del totale. Sprechiamo 100 grammi al giorno a testa che moltiplicati per un prezzo medio di acquisto fanno 250€ a persona per un totale di 8.5 mld. Questo è il valore economico dello spreco domestico delle famiglie italiane in un anno”. Che è lo 0.6% del PIL nazionale e corrisponde a 2.2 milioni di tonnellate di cibo. Ognuno di noi a casa propria getta quasi 37 Kg di alimenti edibili ogni anno. Tanto, poco, “Il valore assoluto è molto alto ma c'e' un miglioramento. E' l'effetto della metodologia di ricerca, perche' con i Diari dello spreco siamo entrati davvero nelle famigle e nelle case e anche perchè la campagna europea Spreco Zero è partita nel 2010, poi c'è stato Expo 2015 e ora c'è anche la legge Gadda sul recupero. Il tema e' stato abbastanza affrontato ed e' passato il messaggio che dobbiamo stare piu' attenti”. Poi la crisi economica. Ha inciso. “Anche la crisi certo e questo forse e' il suo unico aspetto positivo, ci fa stare un po' piu' attenti”. Quindi qual è la situazione oggi, “C'e' stata una riduzione dello spreco che può essere spiegata con l'effetto combinato di una metodologia di rilevamento più puntuale, una comunicazione più diffusa e la crisi economica. Il dato assoluto e' ben rilevante. Sono sempre 8.5 mld“ precisa il professore “ed e' solo il valore economico, se ci si mette il costo delle risorse naturali che usiamo per produrre cibo, cioe' la terra, l'acqua, l'energia e il costo dello smaltimento, lo spreco e' un bene che finisce nella spazzatura, allora il danno ambientale e economico e' molto piu' rilevante e dobbiamo aggiungere il tempo e il lavoro. Queste risorse sono limitate, gettarle vie senza averle utilizzate è un danno, una perdita”. I Diari delle famiglie dove sono state annotate le abitudini quotidiane hanno rivelato le pratiche domestiche. “Si spreca di piu' a casa e quello non e' recuperabile. Quindi bisogna fare prevenzione. Come si fa? Questo è l'altro dato interessante della nostra ricerca; facendo educazione alimentare. Dove? Nelle scuole, in particolare nelle scuole primarie”. L'educazione alle buone pratiche è basilare. E' l'abc. “Si educazione alimentare elementare. Proprio questo è il senso. I rudimenti di base e partire dalle scuole primarie. Da un'altra linea di ricerca vien fuori che nelle mense scolastiche il 30% del cibo somministrato viene buttato. Un paradosso no? Proprio laddove dovresti fare l'educazione alimentare elementare butti via il cibo. C'e' qualcosa che non va proprio nel luogo dove dal punto di vista pedagogico dovresti intervenire per far capire che il cibo e' importante e non va sprecato”. La riflessione va a ritroso nel tempo. “Dal punto di vista alimentare siamo maleducati” prosegue il professor Segrè “è come se da quando è stata tolta l'economia domestica dall'educazione scolastica, che per altro si insegnava solo alle medie e nelle sezioni femminili, insomma il taglio era ben chiaro, ci fossimo persi la cultura alimentare domestica che pure dovrebbe essere nel nostro dna”. Come se non dessimo valore al cibo, come se quello che mangiamo non fosse importante. “E' quello che diciamo da anni. Se getti via il cibo così facilmente, senza pensarci, vuol dire che non gli dai il giusto valore e infatti lo vogliamo pagare sempre meno e mangiamo cibo spazzatura. Dovremmo dargli piu' valore ed essere disposti anche a pagare un po' di più, specialmente se questi soldi in piu' pagassero meglio il lavoro agricolo. Oggi vogliamo spendere per soddisfare altri bisogni, altri desideri”. La percezione comune è che sia la grande distribuzione il luogo dove c'è più spreco. “E' il terzo filone di ricerca. Quì c'e' una cosa che mi ha sorpreso. In realtà e' l'anello della filiera dove si spreca meno e si recupera di più. Lei si trova in un supermercato, la confezione di spaghetti e' caduta per terra ed e' un po' danneggiata e il barattolo di conserva che ha preso un colpo nessuno l'acquista, se li recupera entrambi puo' fare una pasta al sugo di pomodoro. Pensavo che sprecassero di piu' i grandi centri invece i supermercati più piccoli, a metro quadro, sprecano il doppio degli ipermercati. Vuol dire che bisogna insistere ancora molto con il recupero, il piu' possibile, perche' effettivamente c'e' ancora tanto da fare”. Da un po' di tempo nei supermercati si trovano offerte di prodotti vicini alla scadenza molto scontati. “Queste vendite scontate per i prodotti vicini alla scadenza l'abbiamo proposte 10/12 anni fa. Dicevamo “scusate prima di smaltire vendetele al 50%” non era conveniente per una serie di ragioni economiche e tecniche ma adesso si fa perchè c'è la crisi. Se trovi lo yogurt a due giorni dalla scadenza al 50%, ti programmi però lo paghi la metà, insomma un bel risparmio”. Secondo la ricerca del Ministero dell'Ambiente, delle Università e di Last Minute Market, lo spreco alimentare nella GDO per abitante è di 7.9 gr/giorno e di 2.89 kg/anno. Il 35% potrebbe essere recuperabile per l'alimentazione umana. Diversi i terminali della filiera alimentare, il principale però è quello che finisce in casa nostra. “La nostra casa è un terminale dove si  può agire solo evitando gli sprechi e fare prevenzione. Le famiglie che hanno fatto parte del progetto dei Diari per amico dicono che sono stati utilissimi. Sono dei piccoli manuali di economia domestica che hanno insegnato quelle piccole accortezze, l'uso del frigorifero, come fare la lista della spesa, come cucinare gli avanzi che sono informazioni elementari che dovremmo avere tutti e con cui evitermmo gran parte degli sprechi”. Però non c'è solo lo spreco del consumo, ce n'è anche alla produzione, tante tonnellate di alimenti distrutti senza andare in vendita. “Siamo partiti proprio da lì. Pomodori, agrumi che venivano ruspati perchè in surplus. Immagini che hanno segnato. Dicevamo “ma come produciamo e poi distruggiamo”, il mercato non è molto efficiente da questo punto di vista e dobbiamo cercare di correggerlo. Capire dove sbagliamo perchè è uno spreco che non possiamo più permetterci nè dal punto di vista economico, nè ambientale”. Dal 2016 c'è la legge Gadda sul recupero degli sprechi. “Ha due aspetti positivi. Ha semplificato e incentivato sul recupero che gia' si faceva e ha avuto una grande eco mediatica. Ha posto il problema degli sprechi e i cittadini sono venuti a conoscenza di un fenomeno importante”. Ci avviamo verso la conclusione del colloquio. Che ci vuole per non sprecare? “Basta poco. La prova sono i Diari dello spreco. Riflettere su quello che stai facendo e con pochi gesti togli 100 grammi di spreco. 100 grammi al giorno tolgono lo spreco di torno”. Ci sarebbe tanto altro ancora di cui parlare e il professor Segrè lo farebbe volentieri e con la stessa generosa disponibilità di questa volta. Saranno argomenti per la prossima occasione.
ll progetto Reduce del Ministero dell'Ambiente con l'Università di Bologna-DISTAL e il partenariato dell'Università della Tuscia- DEIM, del Politecnico di Milano-DICA e l'Università di Udine-DEIS realizzato nell'ambito della campagna Spreco Zero di Last Minute Market è un'indagine approfondita, ricca di dati e di analisi e si trova su www.sprecozero.it.

 

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