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Costume
Social network, identità ed eredità digitali. Come fare testamento

Di Giovanni Bonomo (Avvocato, ALP AssistenzaLegalePremium.it)

Nell’attuale situazione di vuoto normativo sul “testamento digitale” i principali social network consentono, ciascuno con modalità diverse, di formulare un formale documento digitale con istruzioni, demandate ad un proprio esecutore erede, su come gestire i propri profili e i propri account in caso di decesso.

Vi ho parlato, nei precedenti articoli, di Internet delle cose e dell’evoluzione della Rete quale infrastruttura intelligente per gestire, da parte di persone e aziende, miliardi di dispositivi interconnessi. Da qui derivano infinite implicazioni sulla privatezza, di cui ho accennato parlando dell’identità digitale nell’attuale società dell’informazione.

Dobbiamo chiederci ora che ne sarà di tutte le nostre informazioni disperse in Rete, i nostri dati personali, i nostri testi, i nostri contatti, le nostre foto, etc. Indubbiamente tutto questo rappresenta la nostra persona e la propria eredità digitale per i posteri quando non ci saremo più.

Sappiamo che nel momento del decesso tutti i beni del soggetto defunto vengono trasmessi automaticamente agli eredi, naturali o designati, tramite un testamento. Eppure i beni personali digitali sfuggono a questa logica successoria che riguarda i soli beni patrimoniali. Se ragioniamo in termini di valore quali dei due tipi di beni conta di più?

Mettere al riparo questi dati personali, nell’attuale situazione di vuoto normativo sul testamento digitale, è anche una questione di dovere morale e di rispetto non solo di se stessi ma anche dei propri familiari e dei propri amici. Venendo al concreto la domanda che dobbiamo porci è questa: che cosa sarà del nostro profilo di Facebook, dei nostri dati e testi salvati in cloud, delle nostre valute digitali in bitcoin e altcoin di cui attualmente tanto si parla?

La questione non è di poco conto se pensiamo che siti come www.boxtomorrow.com non sono più attivi per le problematiche sollevate proprio sulla protezione dei dati personali e sulla privatezza delle persone.

L’intento resta lodevole e si spera, una volta risolte tali problematiche, che il testamento digitale venga al più presto reso possibile da altri siti di servizio: la creazione cioè di un box virtuale in cui inserire i nostri documenti, i nostri scritti, le nostre foto, con le credenziali di accesso a tutti i nostri siti di posta e di servizi, in modo che alla nostra morte i beneficiari designati potranno aprire la scatola e dare continuità alle nostre “missioni” o ai nostri progetti.

Per fortuna, in assenza di una regolamentazione, è possibile avvalersi di surrogati di testamento digitale grazie ai servizi messi a disposizione dai principali social network, che consentono di conservare e tramandare ai posteri la nostra eredità digitale. È così possibile “fare testamento” su Facebook, su Twitter, su Google e su Linkedin, che sono i social network maggiormente diffusi.

Fare testamento su Facebook

Il più noto social network ha già pensato a come consentire a un proprio iscritto di lasciare un testamento digitale e indicare un’altra persona iscritta quale gestore del nostro account dopo il nostro decesso. In pratica è possibile indicare un “contatto erede” il quale, dopo la nostra morte, potrà scrivere – a nome proprio e per conto di… ,- post, cambiare l’immagine di profilo con un’altra del defunto, rispondere a richieste di amicizia, etc. Per attivare tale contatto erede si va in “Impostazioni account”, poi in “ Generali” e poi in “Gestisci account”. Qui troviamo la voce, appunto, di contatto erede, con l’istruzione “Scegli un familiare o un amico stretto che gestisca il tuo account quando non ci sarai più”.

Fare testamento su Twitter

Su tale social altrettanto ben noto non c’è un’analoga possibilità, ma i familiari o una persona già designata dal defunto possono chiedere la cancellazione dell’account fornendo il certificato di morte. Se andiamo in https://help.twitter.com/forms/privacy troviamo tra le istruzioni anche la voce “Voglio chiedere la disattivazione di un account di un utente deceduto o dichiarato incapace”, con un modulo da compilare.

Fare testamento su Google

Anche Google consente, come fa Facebook, di designare una o più soggetti (fino a 10!) che gestiscano il nostro account dopo la nostra morte o in caso di prolungata inattività dovuta ad altre cause. In alternativa si può chiedere fin d’ora a Google di cancellare il nostro account nel caso che resti inattivo per un determinato periodo di tempo. Ricordiamoci degli altri servizi connessi però, come YouTube, Google+ e Blogger, che saranno del pari cancellati.

Si entra in https://myaccount.google.com/u/0/inactive e si trovano subito le seguenti istruzioni:

“Stabilisci un piano di gestione del tuo account Google in caso di decesso o se smetti di utilizzare Google. Decidi come dovrà essere gestito il tuo account Google se improvvisamente non potrai più usarlo, ad esempio in caso di incidente o decesso. Stabilisci quando Google dovrà considerare inattivo il tuo account e come dovrà gestire i tuoi dati in seguito. Puoi condividere i dati con persone di cui ti fidi o chiedere a Google di eliminarli.”

Come fare testamento su Linkedin

Analogamente a Twitter anche LinkedIn permette solo di segnalare il decesso dell’iscritto al fine della rimozione del relativo account. In https://www.linkedin.com/help/linkedin/ask/ts-rdmlp si trova la procedura e il modulo di verifica di morte da scaricare.

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Inizio modulo
Request removal of a deceased member’s LinkedIn profile

°°°

Possiamo concludere, in attesa di una compiuta regolamentazione, che fare il proprio testamento digitale rientra tra le buone pratiche di utilizzo della Rete, una buona azione di social education che riguarda ogni aspetto del nostro modo di abitare il Web: proteggere i nostri dati personali anche per quando non ci saremo più è un segno di rispetto per chi ci è vicino, che non dovrà impazzire per avere accesso ad account o siti nel garbuglio degli impedimenti burocratici.

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