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Allarmi bomba, dietro il caos nei cieli l’ombra delle “operazioni psicologiche”: ecco cosa sono le PsyOps e perchè fanno paura

La nuova ondata di falsi allarmi bomba riaccende il timore di una possibile strategia di destabilizzazione

Allarmi bomba, dietro il caos nei cieli l’ombra delle “operazioni psicologiche”: ecco cosa sono le PsyOps e perchè fanno paura

Ancora allarmi bomba nei cieli europei. Per la terza volta in quattro giorni, nella giornata di ieri, una serie di segnalazioni ha costretto diversi aerei di linea a modificare la propria rotta, attivando procedure di emergenza e facendo intervenire anche i caccia militari. Una giornata di tensione che ha coinvolto numerosi Paesi e due collegamenti aerei italiani, mentre nuove minacce arrivavano anche alle redazioni giornalistiche. Secondo i dati comunicati da Eurocontrol, sono stati 21 i voli interessati da minacce bomba il 3 e il 5 novembre, di cui 14 nella sola giornata di giovedì. Venerdì la nuova ondata ha coinvolto almeno una quindicina di velivoli.

Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito quanto sta accadendo un possibile tentativo di “aggressione ibrida e di guerra psicologica”. Una definizione che richiama un concetto utilizzato da tempo in ambito militare e strategico: le PsyOps, acronimo di Psychological Operations, ovvero operazioni psicologiche.

Cosa sono le PsyOps

Nella definizione della NATO, le PsyOps sono attività psicologiche pianificate, condotte con la comunicazione e altri mezzi verso pubblici scelti, per influenzarne percezioni, atteggiamenti e comportamenti a sostegno di obiettivi politici e militari. Non servono a conquistare un territorio, ma a orientare ciò che le persone pensano, temono e decidono. Hanno tre caratteristiche: operano in tempo di pace, di crisi e di guerra, non solo durante i combattimenti; possono rivolgersi al nemico, ma anche a neutrali, alleati e civili delle aree di crisi; puntano a ridurre morale ed efficacia dell’avversario creando incertezza, dubbio e discordia. Si distinguono di solito tre colori. Le PsyOps bianche dichiarano la fonte, le grigie non la indicano, le nere la attribuiscono falsamente a qualcun altro.

Come funziona una PsyOp

Lo schema è semplice: si sceglie un pubblico bersaglio, si costruisce un messaggio, lo si fa arrivare con un canale e si osserva il comportamento che ne segue. Il punto decisivo è la credibilità. Un messaggio che il pubblico può permettersi di ignorare non produce effetti; uno che non può ignorare, sì. Con i social network e l’intelligenza artificiale i canali si sono moltiplicati. James Giordano, della National Defense University statunitense, commentando il rapporto 2025 del Chief Scientist della NATO sulla guerra cognitiva, cita tra gli strumenti deepfake, falsi esperti sintetici e sciami di bot. Per Giordano la guerra cognitiva non è “PsyOps con strumenti migliori”: il bersaglio si allarga ai modi in cui le persone formano convinzioni e attenzione, il terreno di scontro diventa continuo e sotto la soglia del conflitto armato, e il successo si misura in cambiamenti nei comportamenti, non nella semplice diffusione di un messaggio.

Un allarme bomba falso non distrugge nulla, ma produce paura, disagio e sfiducia, cioè gli effetti che la dottrina attribuisce alle PsyOps. Albares lo ha spiegato alla televisione pubblica spagnola Tve: non può essere una coincidenza che tanti episodi con lo stesso modus operandi si verifichino in tutta Europa, e l’ipotesi più ragionevole è un tentativo di attacchi ibridi e una forma di guerra psicologica in corso.

Il vero obiettivo? La paura

Gli allarmi non si sono fermati solo agli aerei. Nella giornata di venerdì sono arrivate email minatorie alla tv pubblica irlandese RTÉ, che ha evacuato gli uffici, e alla bulgara Nova TV, mentre Sky Uk ha segnalato una minaccia alla sicurezza. I messaggi, firmati da un sedicente “Mikhail Andropov” e intitolati “Message to the West”, presentavano le minacce come preludio ad attacchi ai trasporti in Europa. Non è un copione nuovo. Il bersaglio di una PsyOp non è l’aereo o la redazione: è la fiducia di chi li usa e di chi ne legge.

La ripetizione degli episodi può, infatti, alimentare una percezione di insicurezza generalizzata: il passeggero comincia a temere il prossimo viaggio, le compagnie devono gestire l’incertezza e le autorità sono chiamate a rassicurare continuamente la popolazione. La paura diventa, in altre parole, uno strumento di destabilizzazione in grado di condizionare il comportamento delle persone e mettere sotto pressione il funzionamento della società. Sarà compito delle indagini stabilire se, dietro questa ondata, esista una regia comune e se vi sia una precisa strategia di destabilizzazione.

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