Lavitola resta in carcere, il Riesame respinge l’istanza della difesa: confermata l’aggravante mafiosa
Valter Lavitola resta in carcere. I giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno respinto l’istanza presentata dai suoi difensori, che avevano chiesto la sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari. Lavitola, detenuto a Rebibbia dal 10 agosto, è indagato nell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci ed è accusato di essere il mandante dell’azione.
Nel corso dell’udienza davanti al Riesame, Lavitola aveva reso dichiarazioni spontanee in videocollegamento dal carcere, sostenendo di avere agito con l’intento di proteggere Ranucci da un attentato di cui sarebbe stato a conoscenza. Aveva inoltre spiegato che il rapporto di amicizia con il giornalista rappresentava per lui anche un’occasione di riscatto personale e di ricostruzione della propria reputazione. La difesa aveva quindi chiesto per Lavitola gli arresti domiciliari in Basilicata, sostenendo l’assenza delle esigenze cautelari e contestando, tra gli altri aspetti, la competenza territoriale della Procura di Roma e l’aggravante del metodo mafioso.
Buchi nelle chat tra il giornalista e Lavitola
Secondo quanto emerge dall’analisi dei dispositivi sequestrati all’imprenditore, ci sarebbero presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci, sia prima sia dopo l’attentato al giornalista. In particolare, l’esame dei telefoni cellulari e del computer avrebbe evidenziato cancellazioni sospette nelle chat, relative sia alla fase precedente all’esplosione sia a quella successiva. Un elemento che ora è al vaglio della Procura di Roma e che potrebbe richiedere ulteriori approfondimenti da parte degli investigatori dei Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati.
Le parole di Cola
Sul fronte delle indagini, dopo le conferme all’impianto accusatorio arrivate dal Riesame, i pm della Dda, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, si preparano ad avviare ulteriori filoni investigativi sugli “affari finanziari” di Lavitola. Tra gli interessi dell’imprenditore, secondo quanto emerge dagli accertamenti, ci sarebbero anche attività legate al carbon credit in Africa.
“Il tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza cautelare, chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”, dice l’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, appresa la decisione del Riesame.
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