Lavitola resta in carcere, il Riesame respinge l’istanza della difesa: confermata l’aggravante mafiosa
Valter Lavitola resta in carcere. I giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno respinto l’istanza presentata dai suoi difensori, che avevano chiesto la sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari. Lavitola, detenuto a Rebibbia dal 10 agosto, è indagato nell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci ed è accusato di essere il mandante dell’azione.
Nel corso dell’udienza davanti al Riesame, Lavitola aveva reso dichiarazioni spontanee in videocollegamento dal carcere, sostenendo di avere agito con l’intento di proteggere Ranucci da un attentato di cui sarebbe stato a conoscenza. Aveva inoltre spiegato che il rapporto di amicizia con il giornalista rappresentava per lui anche un’occasione di riscatto personale e di ricostruzione della propria reputazione. La difesa aveva quindi chiesto per Lavitola gli arresti domiciliari in Basilicata, sostenendo l’assenza delle esigenze cautelari e contestando, tra gli altri aspetti, la competenza territoriale della Procura di Roma e l’aggravante del metodo mafioso.


